Chi è al-Baghdadi

La vera storia del leader dell’ISIS


Oggi è considerato uno degli uomini più pericolosi al mondo. Ha distrutto l’ordine coloniale del Medioriente. Ha seminato il panico in un’area dove gli Stati Uniti pensavano di aver riportato l’ordine. Ma chi è veramente al-Baghdadi, il famigerato leader dell’ISIS? Da dove viene? Cosa ci racconta la sua storia?

Al-Baghdadi, nonostante il suo nome possa far intendere diversamente, nasce a Kirkuk nel 1982. Cresce in una famiglia numerosa: cinque fratelli e due sorelle. Il padre è un umile pastore in rovina a causa dei pozzi di petrolio e della sanguinosa guerra contro l’Iran durante gli anni ‘80. La madre ovviamente non lavora.

La giovinezza di al-Baghdadi non è quindi delle più felici. E’ forse per questo che il giovane si avvicina fin da subito alla religione, probabilmente spinto anche dalle difficoltà economiche della famiglia. L’unica moschea disponibile è però situata a chilometri di distanza dalla capanna della sua famiglia. Ma la religione colma la distanza che Dio pone tra l’uomo e i suoi obiettivi. Al-Baghdadi ogni giorno, per anni, affronta una trentina di chilometri a piedi che ci sia il sole cocente o la pioggia battente ad attenderlo.

Dopo cinque anni di frequentazione assidua della moschea, all’età di 19 anni, al-Baghdadi inizia a stringere i rapporti con l’imam locale, la prima persona realmente istruita ad entrare a far parte della sua vita. Al di là dei precetti religiosi radicali che oggi tutti noi purtroppo conosciamo, l’imam impartisce al giovane al-Baghdadi lezioni di storia dell’Iraq e del Medioriente. E’ in questo momento che la cultura chiude quel cerchio di rabbia che si era aperto con la miseria della sua famiglia. Al-Baghdadi diventa consapevole di sé stesso e di quella che crede essere la sua missione su questa terra. Sono i primi anni duemila: l’11 Settembre, la furia statunitense su Afghanistan e Iraq, gli attentati a Madrid e Londra, la primavera araba.

Ma la vera occasione si presenta nel 2011 quando i moti di rivolta sembrano investire anche la Siria di Assad. Nel 2011 al-Baghdadi ha 29 anni ed è già ben conosciuto dall’esercito americano. Il futuro leader dell’ISIS, infatti, ha già organizzato un paio di attentati a Kirkuk, uno addirittura a Mosul. E’ a capo di una cellula islamica indipendente chiamata “L’Islam è grande”. Per un gioco del destino gli interessi di al-Baghdadi e quelli degli Stati Uniti si toccano. Washington ha bisogno di guerriglieri armati pronti a combattere il regime di Assad. Al-Baghdadi deve temporaneamente spostarsi dall’Iraq. E’ mal visto sia dagli uomini legati ad Al Qaeda, dato il prestigio che al-Baghdadi ha a Kirkuk, sia dai nuovi politici iraqeni che stanno tentando la carta della riconciliazione. Tutto fa pensare che al-Baghdadi possa essere ucciso da un momento all’altro.

Il futuro leader dell’ISIS viene quindi armato e portato in Siria, ad Aleppo, insieme ad un gruppo di fedelissimi. La sua missione è quella di destabilizzare il più possibile il regime di Assad. Attenati, guerriglia, assedi. Al-Baghdadi non ha però dimenticato la sua di missione. Cerca indipendenza, vuole liberarsi le mani.

Nel 2013 bussano alla sua porta due uomini d’affari. Sono vestiti all’occidentale ma parlano arabo. Al-Baghdadi non riesce a capire da dove provengono. Qatar? Fatto sta che i due uomini gli propongono un affare. Un mare di soldi e nuove armi in cambio di una nuova strategia. Assad non si può far cadere. La storia l’ha dimostrato. Ciò che si può fare, invece, è giocare sul lungo periodo. Sottrarre ad Assad terre che il suo regime non ha più la forza di controllare per avere un peso politico quando il dittatore siriano dovrà sedersi al tavolo della pace con i ribelli. Entrare a far parte del futuro, cambiandolo.

Al-Baghdadi capisce che è la sua missione a bussare alla sua porta e che non lo farà di nuovo in futuro. Accetta la proposta senza pensarci. A questo punto la storia si ricongiunge con l’attualità: il terrore in Siria, lo sfondamento del confine iraqeno, il crollo di Sykes-Picot.

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