LATIANO “l’incendio del Municipico del 29 Aprile 1918”

Latiano “Palazzo Imperiali”

sp Giuseppe, [28.04.17 22:33]
LATIANO “L’INCENDIO DEL MUNICIPIO”, 29 aprile 1918
 

“Pi la farina nvilinata tuttu lu populu rrivutatu…”

La scarsità dei generi alimentari e il ricorso alla tessera annonaria nella distribuzione del pane e della farina, quali conseguenze immediate dell’economia di guerra, colpiscono soprattutto le classi popolari, già immiserite e affamate da rapporti sociali di tipo feudale.
Il sapore amaro della farina, mista probabilmente a lupini, insieme con il sospetto di illeciti, nella distribuzione di generi alimentari, ad opera di alcuni amministratori ed impiegati del Municipio, portano numerosissime donne di Latiano ad inscenare il 29 aprile 1918 una dimostrazione di piazza che si protrae fino al 1 maggio[i].
Le stesse donne — alle quali si uniscono subito numerosi uomini — richiedono, il 29 aprile, l’intervento del dirigente socialista Francesco Desiderato[ii] (Chiccu ti tonna Nia), quale loro rappresentante presso il sindaco don Cosimo Argentieri[iii].
Nell’ufficio di Polizia Urbana, l’Argentieri bastona il Desiderato che fa immediatamente presente l’accaduto alla folla tumultuante.
 
“Lu vintinovi abbrili ànnu minatu cu ni fannu muriri.
Pi l’amori ti lu bastoni è successu lu ribbillioni”
 
Lo stesso giorno con lanci di sassi vengono infranti tutti i vetri del Municipio.
Durante la sommossa, nonostante l’invito dei Carabinieri, Ariosto e Luigi Sarli, militari in licenza, rifiutano di dare aiuto alle forze dell’ordine.
Due giorni dopo, il primo maggio, perdurando i tumulti, il Municipio viene assaltato “con roncole, scuri, paletti ed altri ordegni”. Il deposito del Comune viene saccheggiato e il Sindaco stesso oltraggiato con lanci di farina ammuffita e “pani tuestu”. Sono incendiati tutti gli atti e i documenti d’archivio e gran parte degli uffici. Durante l’opera di distruzione “Ntoniu ti tiauliu” riceve dalla moltitudine quest’ordine: “E tu ca si lu tiauvulu pigghia lu furconi e vota lu fuecu”.

coll. priv. Gius. Spi.

Durante la stessa notte la Regia Arma dei Carabinieri arriva da Lecce a Latiano per procedere all’arresto dei presunti organizzatori e degli elementi più in vista e al loro trasferimento nel carcere del capoluogo. Tra questi Chiccu (Francesco) Maggio[iv], Pissu Castrense, Giovanni Carbone, Leopoldo Cavallo[v] con alcuni suoi figli, Chiccu Desiderato. Analoga sorte tocca a molte donne, anch’esse prelevate nel sonno su indicazione di don Ezio Lamarina che guida personalmente i carabinieri.

“… C’è don Ezio Lamarina cuddu è statu lu prima prima…”
 
La condanna viene stabilita dal latianese colonnello Montanaro, giudice del Tribunale Militare di Torino.
A questo punto non avremmo un quadro completo della sommossa di Latiano se, accanto ai caratteri della manifestazione spontanea, non mettessimo in evidenza i risvolti politici della stessa. Va ricordato, infatti, che lo stesso 29 aprile, in piazza, le donne procedono ad una raccolta di firme per il ritorno a casa dei loro congiunti impegnati sul fronte (“tutti li femmini erunu diventati scrivani”).
Insomma: la dimostrazione di popolo che, circa novantanove anni fa, culminò nella distruzione e nell’incendio dell’archivio comunale, presenta le stesse caratteristiche generali delle manifestazioni e agitazioni popolari che nel 1917 si verificarono in gran numero in tutta la penisola. Fu anch’essa, infatti, una protesta contro la guerra e la grave situazione alimentare, con le donne nel ruolo di avanguardie delle masse.
Degli avvenimenti nazionali del 1917, pertanto, i “fatti di Latiano” del 1918 sono da considerarsi un ideale proseguimento.
 
Fonti scritte:
Archivio storico del Comune di Latiano.
Fonti orali :
De Nitto Margherita
Sac. Lamarina Domenico
Sarli Ariosto
Lamarina Augusta
Cloro Cataldo
Maglie Vita
 
Cfr. di Tonino Papadia Sergio Sbrollini, tratto da “Altri tempi “ anno 1 n.1 1986

[i] Può essere interessante ricordare che Carrino Vita, “ca faci lu pani a vennirri” per il Comune, fu la prima a “disperarsi” per la cattiva qualità della farina che era costretta ad usare. Lei e i suoi familiari s’ebbero, pertanto, il soprannome dì “li dispirati“.

[ii] Francesco Desiderato nato a Latiano il 10/8/1853 e deceduto il 13/5/1929 — socialista — Sindaco di Latiano;

[iii] Argentieri Cosimo — n. 11/5M 883 122/8/1922 — Sindaco di Latiano nel 1918. Tutte le fonti lo indicano come uomo di notevoli capacità amministrative e di robusta tempra morale. Autore, tra l’altro, di varie raccolte di versi.

[iv] Maggio Francesco n. 17/8/1891 t 8/1211978 — Segretario della Lega Contadini — fondatore, insieme a Castrense, Carbone ed altri nel 1921 del P.Cd’I. di Latiano.

[v] Cavallo Leopoldo — nato a Latiano il 6/2/1871 m. a Torino. Socialista — collaboratore dell’Ordine Nuovo di Torino — aderì nel 1921 al P.C. d’I.

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