False informazioni, effetti reali


Illustrazione di Giulia Conoscenti

Squali per le strade allagate del Sud Carolina? Ragazza incinta dopo il vaccino antinfluenzale? Sei giorni di buio totale? Notizie incredibili, ma non per tutti, a quanto pare. Sembra non ci sia nulla di troppo assurdo nel mondo delle bufale sul Web. Il progetto “What was fake on the Internet this week” ha mappato ogni settimana tra il 2014 e il 2015 sul Washington Post le notizie più assurde apparse online, cercando di sfatarle in maniera rigorosa. Ha chiuso dopo circa un anno e mezzo. Moderne piattaforme e mezzi tecnologici aprono alla menzogna e all’illusione, ridefinendo i parametri di cosa può essere reale e verosimile. Mai in passato ci si è posti il problema del confine tra vero e falso in questo modo.

Tuttavia questo genere di fatti non costituisce una novità: il 30 ottobre 1938 il radiodramma “La guerra dei mondi”, letto e magistralmente interpretato da Orson Wells, raccontando l’atterraggio in New Jersey di dischi volanti provenienti da Marte, ha scatenato un panico collettivo che ha costretto ad intervenire la polizia di NY.

La disinformazione digitale rappresenta uno dei principali rischi della società moderna, ha ammonito il report 2013 del World Economic Forum, dettagliando i pericoli rappresentati da un uso distorto di un sistema aperto e accessibile a tutti. Inserita nella lista dei “rischi globali”, essa è considerata capace di avere risvolti politici, geopolitici e, perfino, terroristici.

Internet e i social media consentono di diffondere in tutto il mondo informazioni ad una velocità impressionante. Effetti benefici noti e incontrovertibili, ma guidati da una dinamica ancora poco chiara. Meno visibili sembrano i potenziali pericoli legati ad un mondo iper-connesso che potrebbe consentire la diffusione virale e rapida di informazioni errate o fuorvianti, condivise inconsapevolmente o ad arte, con gravi conseguenze. Perché il world wide web è la patria della disintermediazione, non ha filtri e dà a chiunque, nel bene e nel male, diritto di parola. Questo strumento coesiste con il processo democratico e lo influenza profondamente. È la cosiddetta cultura partecipativa: non esiste più la netta separazione fra chi produce informazioni e chi le consuma, ma partecipanti che agiscono e interagiscono secondo regole che nessuno conosce pienamente.

La formazione dell’opinione pubblica, la costruzione della conoscenza e quindi le argomentazioni su cui si fondano le scelte vengono sempre più mediate e modulate nella vastità del web. È noto a tutti il potere dei media sulla percezione della realtà e sulla formazione dell’opinione pubblica. O meglio, il potere dei media nel trasformare i fatti in notizie e narrazioni. Sostanzialmente un fatto non esiste come news, cioè vicenda di un qualche interesse collettivo, se non passa prima attraverso ripetitori radiofonici o televisivi; rotative di quotidiani e periodici, o attraverso i molteplici canali della rete. La scrittura, attraverso la sua potenza mediatica, suggella e assurge a vero una notizia. Un canale che può essere percorso in maniera ancora più potente attraverso la letteratura, che può permettersi di inscenare la verità attraverso la finzione scritta di un racconto.

Il numero zero di “Spore” apre ad un’analisi su questa realtà, proponendo diverse chiavi di lettura su come notizie false generino fatti reali. Il falso, nell’era della sua riproducibilità tecnica, è diventata una commodity, un prodotto a bassissimo valore aggiunto, da produrre in serie senza sforzo. Un affare, che innalza il traffico della navigazione in modo efficace, soffiando sui pregiudizi dei lettori.

Like what you read? Give Rivista Spore a round of applause.

From a quick cheer to a standing ovation, clap to show how much you enjoyed this story.