L’incendio a Fiumicino e alcune considerazioni sull’uso dei social nelle situazioni di emergenza

Giovedì mattina, ore 5.50: sveglia e di corsa alla stazione. Devo prendere il treno per Fiumicino, ho un volo per Helsinki alle 11.20, venerdì ho una conferenza.

Prendo posto in treno e accendo il telefonino. Come d’abitudine, apro la home di Repubblica: incendio al terminal 3 di Fiumicino (da dove parte il mio aereo), panico, vigili del fuoco, tutto bloccato. Impreco. Però è ancora presto — penso — forse prima che io arrivi tutto si sistema.

Il treno corre verso Roma. A intervalli regolari, guardo Repubblica per leggere gli aggiornamenti: l’aeroporto è chiuso fino alle 14, i treni non arrivano e anche l’uscita Fiumicino del raccordo è chiusa. Addio. Il sito Aeroporti di Roma ancora non dice nulla; c’è un account Twitter, lo seguo, come anche quello della compagnia con cui devo volare, Finnair. Il primo tweet di Adr arriva poco prima delle 7: contattate le compagnie aeree, dice.

Arrivo a Tiburtina alle 8.45: mi confermano che i treni non arrivano all’aeroporto. Entro in un bar, mi siedo, e, con cappuccino e cornetto davanti, mi concentro sul da farsi: mi servono informazioni, aggiornate e affidabili.

Mando un tweet a Finnair chiedendo del mio volo; poi inizio a seguire l’hashtag #fiumicino. Fiumi di tweet, l’hashtag è stato #tt per buona parte della mattinata. Faccio lo slalom tra quelli degli idioti che trollano e ironizzano, e incomincio a leggere notizie utili: Alitalia sta cancellando tutti i voli della mattina in partenza da Fiumicino, e così fanno anche altre compagnie. Molti passeggeri scrivono di tornare a casa, Fiumicino è un inferno, per il fumo e per le centinaia di persone che sono lì e che cercano di capire cosa fare. Il quadro è molto frammentario, ma leggendo si riesce a ricostruire, la situazione è piuttosto chiara: molto difficilmente entro la mattinata da Fiumicino si ricomincerà a volare. Comprendo che il mio viaggio sta andando a monte.

Alle 10.25 mi arriva un sms da Finnair (avevo lasciato il numero di cellulare al momento della prenotazione): ci dispiace, il volo è cancellato. Due minuti dopo rispondono al mio tweet: niente volo, chiami questo numero per cercare soluzioni alternative.

Di nuovo impreco; poi apro Trenitalia, trovo il primo treno per rientrare a Perugia. Alle tre del pomeriggio sono a casa.


Accendo la tv, ed ecco che lì mi appare un mondo tutto diverso: passeggeri che si lamentano per la mancanza di informazioni, ragazzi in partenza che raccontano, spauriti, che non avevano nessuna idea di quello che stava succedendo, e che hanno dovuto telefonare a casa per avere informazioni. Rimango stupita. Bene o male, le informazioni non sono mancate: bastava cercarle, soprattutto nei luoghi dove si sa che le persone (ma anche le aziende, gli enti, i giornali) le vanno a mettere: i social.

Ora, che alla mia prozia di 102 anni non venga in mente che le informazioni urgenti si possono trovare su Twitter, mi pare anche normale: ma che ragazzi del 2015 debbano telefonare a casa (quindi hanno un telefonino!) per sapere cosa succede, ai miei occhi ha dell’incredibile.

Dal mio viaggio mancato traggo qualche banale considerazione:

  1. le informazioni su quello che succede, da qualche parte ci sono: basta saperle cercare;

2. Twitter è un sistema che funziona bene per le emergenze (lo so, non è un’idea così originale); c’è molto rumore, i cretini non riescono a resistere alla tentazione di essere di ostacolo nei momenti di emergenza, ma se si ha un po’ di pazienza è un aiuto prezioso. E poi è bello, hai la sensazione di condividere qualcosa, di ricevere/essere d’aiuto da/a chi è nella tua stessa situazione;

3. se i cosiddetti “nativi digitali” non sanno che esistono luoghi dove circolano perfino informazioni su quello che sta succedendo, bisogna che qualcuno glielo dica: la scuola, i genitori, o chi altro? E se parlassimo di questo invece che parlare dell’utilità della lim?

4. la televisione non solo non dà soluzioni, ma peggiora le cose. E le peggiora sempre più, man mano che il tempo passa. Una volta, tanto tempo fa, ci voleva educare; poi — si è detto — ha cominciato a preoccuparsi solo di intrattenerci; adesso, pare che essenzialmente sia concentrata ad incentivare la nostra ignoranza, a renderla oggetto di spettacolo.

Sarà per questo che non riesco più a guardarla?