Dogmi e bugie

Sarcofago dogmatico — Collezione Pio Clementina — Musei Vaticani

«Dogma: principio che si accoglie per vero o per giusto, senza esame critico o discussione: proclamare un d.; part., nella teologia cattolica, verità rivelata da Dio o definita dalla Chiesa come tale, imposta ai credenti come articolo di fede.»

Li vedete? Sono democratici, progressisti, moderati. Sorridono, premurosi, a chi fa loro domande. Appaiono sui giornali, in televisione. Rispondono, coscienziosi, mettendo avanti a tutto, bene in vista, l’afflato per l’interesse comune, la fronte alta a spiegare i grandi ideali di cui la loro azione è pregna. Il volto è disteso, serio al punto giusto, come quello di un dottore che prescrive una medicina amara ma efficace, perché l’obiettivo è sconfiggere la malattia. Dopo, fatto ancora questo passo, fatto questo piccolo sacrificio, inghiottito quest’ultimo boccone (o penultimo), tutto andrà meglio. Non dobbiamo fare i capricci.

La globalizzazione ha dei costi, è vero, ma sopportabili: in cambio, avremo immensi vantaggi. L’Unione Europea ha dei difetti, ma possiamo correggerli. Dobbiamo, correggerli, perché non abbiamo alternative. Senza la corazzata Europa, il nostro ridicolo e misero Paesello sarebbe solo, una zattera scassata tra i flutti dell’agitato mare della concorrenza che va dalla Cina agli Stati Uniti d’America. Saremmo soli e avremmo in mano carta straccia, la nostra insulsa liretta che impoverirebbe tutti quanti. Par di vederli, i globalisti dal volto umano, mentre con espressione solerte e preoccupata affermano che non c’è alternativa, e che dobbiamo avere, fare e sviluppare più Europa, più globalizzazione, meno frontiere, meno muri.

Ecco gli esponenti moderati. Ci spiegano il mondo, in modo piano. Come si fa con un bambino un po’ monello, riottoso al ragionare, ci dicono che abbiamo dei problemi, atavici, che nascono dal nostro familismo amorale. Dalla nostra secolare e innata pigrizia. Siamo inefficienti, corrotti, confusionari, furbi, bamboccioni, accidiosi, arraffoni, polemici, ignoranti, infantili, mafiosi. Siamo assistenzialisti (anche un po’ esistenzialisti). Irresponsabili e pure un po’ vigliacchi. E’ nel nostro DNA. E’ nella nostra cultura.

Ma noi dobbiamo cambiare. Ecco Filippo Taddei, professore alla Johns Hopkins University e responsabile economico del Pd (di recente ri-salito agli onori della cronaca per aver inventato una nuova moneta sudamericana, il corralito):

“L’intero mercato è destinato a cambiare e con esso anche la mentalità dei lavoratori italiani”, ha detto intervistato dall’Espresso. “Dobbiamo abituare la gente che l’istruzione sarà molto più lunga e costosa, le assunzioni a tempo indeterminato molte di meno, i tempi di lavoro più lunghi, i pensionamenti verranno posticipati. Le riforme non hanno solo un fine economico, ma anche e soprattutto sociale perché servono a modificare la mentalità lavorativa degli italiani”.

Le parole di Taddei si riallacciano a quelle di Tommaso Padoa Schioppa, comparse in un editoriale del Corriere della Sera nel 2003:

“ Nell’ Europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del lavoro, della scuola e in altri ancora. Ma dev'essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’ individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità. Cento, cinquanta anni fa il lavoro era necessità; la buona salute, dono del Signore; la cura del vecchio, atto di pietà familiare; la promozione in ufficio, riconoscimento di un merito; il titolo di studio o l’ apprendistato di mestiere, costoso investimento. Il confronto dell’ uomo con le difficoltà della vita era sentito, come da antichissimo tempo, quale prova di abilità e di fortuna. È sempre più divenuto il campo della solidarietà dei concittadini verso l’ individuo bisognoso, e qui sta la grandezza del modello europeo. Ma è anche degenerato a campo dei diritti che un accidioso individuo, senza più meriti né doveri, rivendica dallo Stato.”

Ecco che il progressista, moderato, globalista usa l’arma dell’intento morale, quello di cambiare in meglio gli individui e la società, per giustificare le sue azioni politiche. Le conquiste del ‘900 che la Costituzione difende e su cui si basa sono un “diaframma di protezioni” che ci ha fatto più male che bene. Ci ha resi grassi, pigri, indolenti. Ma ora basta. Ora dobbiamo cambiare. Dobbiamo tornare ad essere (anzi diventare) l’homo oeconomicus che a petto nudo, spada in mano, affronta le insidie della concorrenza mondiale.

L’Italia ha qualcosa che non va. Siamo sempre inadeguati. C’è la minaccia di una procedura di infrazione europea (perché abbiamo disobbedito, un po’ perché siamo dei fetenti, un po’ perché siamo degli incapaci). “Cresciamo” poco. Ci dicono che siamo “maglia nera”, “fanalino di coda”, “ultimi” praticamente in tutto. Dopo di noi, ogni tanto, “solo la Grecia”, assurta a paradigma del peggio.

C’è sempre, ogni giorno, in ogni momento, da qualche parte nel mondo, un Ente (categoria filosofica) che bacchetta il nostro Paese su questo o quello. A parte l’Unione Europea (un capitolo a parte), normalmente questi Enti fanno soldi vendendo ricerche, oppure sono finanziati da qualcuno che ha fini politici o economici, o ancora sono emanazione di intere nazioni (o gruppi di nazioni) che hanno interessi economici e geopolitici (magari anche legittimi).

Eppure, a questi Enti viene attribuita grande credibilità, quindi sono rispettati e ascoltati. In altre parole, contribuiscono a creare una verità. Non la verità, ma un simulacro verosimile di realtà. Una narrazione, estesa, propalata e approfondita dai media, i migliori servitori dell’ideologia. Tra questi, si distinguono i fustigatori dei vizi nazionali, che diventano simbolo della inadeguatezza italiana.

Tale narrazione si basa su dogmi che, in quanto tali, sono indimostrati e vanno accettati così come sono.

Il dogma della Grande Europa madre benefica, ad esempio, o quello dell’euro portatore di benessere. O quello secondo cui l’euro è irreversibile. “Gli immigrati fanno lavori che noi italiani non vogliamo più fare “ o “gli immigrati pagheranno le nostre pensioni”. Il dogma dell’Erasmus, senza il quale, evidentemente, prima era impossibile studiare all'estero.

Il dogma del pareggio di bilancio. Il dogma della spesa pubblica improduttiva, figlia della visione efficentista tipico della società tecnologica che si ispira ai principi liberisti.

Il dogma del lavoro flessibile e quello della geniale start-up risolutiva.

Il dogma della giusta direzione: stiamo andando nella giusta direzione, solo che non ci muoviamo abbastanza rapidamente. Pensiamo a una Europa a diverse velocità, allora, perché alcuni Paesi sono una zavorra. Disegnando la possibilità di riformare qualcosa di irriformabile si sta in realtà disegnando un nuovo percorso, che non si differenzia per la destinazione (giacché dobbiamo andare poiché la direzione è quella giusta) bensì per i compagni di viaggio e la velocità.

Il dogma della globalizzazione che ha ridotto la povertà (da qualche parte nel mondo forse, in Italia è aumentata).

Ecco. Dogmi e tautologie.

Non siete stanchi? Non siete stanchi di sentirvi dire che siete inadeguati, brutti, sporchi e cattivi, che fareste meglio a sparire dal mondo? Non siete stanchi di sentirvi dire bugie ufficiali che contraddicono nel profondo la verità della vostra vita di tutti i giorni? Io sì.

Sì, perché i dogmi, a un certo punto, subiscono dei ribaltamenti drammatici, quando si scontrano con la realtà. Ecco un esempio:

“Malgrado le sofferenze indicibili inferte alla popolazione, la Grecia non riesce a rimettere in sesto le finanze”. Una frase che andrebbe scolpita come epitaffio sulla tomba della moneta unica.

C’è un limite oltre il quale non si può andare, ed è quello della verità. Il dogma, alla prova della realtà, si rivela per ciò che è: una bugia bella e buona. Una bugia che la scienza ha già smascherato, magari da decenni, ma che i volenterosi carnefici globalisti continuano a sostenere, senza freno.

La battaglia contro i dogmi, propalati dal moderato dal volto umano, è una battaglia di libertà. Le verità scientifiche non temono il confronto. Mai come oggi è necessario affermare il metodo e il ragionamento scientifico contro le bugie moralistiche che vengono usate come chiodi e martello per incardinare una realtà verosimile ideologicamente orientata.

La discussione sarà (lo è già) aspra e accesa. Non farà male ripassare l’indispensabile Dizionario Goofynomics.

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