Il tridente dell’europeismo

Kautsky, Kalergy, Briand

Karl Kautsky

Nel 1915, Kautsky pubblica un saggio, Stato nazionale, Stato imperialista e confederazione di Stati nel quale prospetta la costituzione di una confederazione di Stati europei, motivata dalla necessità di costituire un mercato interno di grandi dimensioni. A fronte della potenza di Gran Bretagna, Russia e USA, infatti, l’Europa rischia di vedere cancellata ogni possibilità di affermazione nella corsa al dominio, o essere a rischio di sopravvivenza. Dunque, secondo Kautsky, sarebbe necessario per l’Europa avere una dimensione continentale unitaria per competere con gli altri tre grandi poli mondiali, cui presto si aggiungerà la Cina. L’idea è che se vuole competere con i grandi, l’Europa ha bisogno di una industria forte, quindi ha bisogno di un grande mercato interno nel quale (grazie al quale) rafforzarsi. Kautsky scarta l’idea di una semplice espansione dello stato-nazione Germania (ipotesi che provocherebbe resistenze e guerre, come in effetti fu) e indica invece la strada della confederazione:

Il mezzo migliore e più promettente per l’allargamento del mercato interno non sta nell’estensione dello Stato nazionale, bensì nella integrazione di diversi Stati nazionali con pari diritti in una confederazione politica. La confederazione di Stati è la formula adatta ai grandi imperi di cui il capitalismo ha bisogno per raggiungere la siua forma ultima e più alta […]. (Stato nazionale, Stato imperialista e confederazione di Stati, 1915)

Dunque, per l’Europa è necessaria una unione di Stati. Il mondo, così, avrebbe potuto ben diventare una federazione di confederazioni: Russia convertita in repubblica federale (come poi effettivamente avvenne), USA, Commonwealth britannico, confederazione (o Unione) europea, sposando il tutto con la pace mondiale di Kant. Il modo migliore di procedere verso questa confederazione europea, dice Kautsky, sta nell’iniziale avvio di una unione doganale tra la Germania e i paesi vicini con accordi di libero scambio, sulle orme della precedente Zollverein del 1834 (che ebbe un ruolo anche nella unificazione politica tedesca ben prima di Bismarck).

Il fondamento sostanzialmente reazionario di tale impostazione fu rivelato prontamente da Lenin in diversi articoli e opere. Lenin spiega come Kautsky, ignorando nel suo testo la guerra in corso nel 1915 (come tratto distintivo della violenza insita nei processi dello sviluppo imperialista), partendo da una prospettiva marxista fornisca ipocritamente alle classi dominanti un apparato teorico presentabile.

Richard Coudenhove-Kalergi

Il perfetto esponente dell’aristocrazia cosmopolita Kalergi nel 1923 pubblica Pan-Europa. In quest’opera vengono ripresi i concetti di Kautsky sugli Stati Uniti d’Europa, riaffermando che le finalità di una Europa unita sono di ordine militare (in difesa dalla Russia) e di ordine economico (in difesa dall’aggressività economica USA):

[…] un’Europa spezzettata da barriere doganali diverrebbe incapace di concorrenza con il vasto mercato dell’economia americana. (Pan-Europa, 1923)

Una confederazione dell’Europa continentale da est a ovest risponderebbe alla necessità di resistere alle aggressioni esterne. Se questo non dovesse accadere, l’Europa nella migliore delle ipotesi

si troverebbe divisa in due sfere di interessi, una anglo-americana, l’altra russa.

In Pan-Europa si descrivono anche le tappe necessarie ad arrivare a tale unione politica, economica e militare. Oltre ai primi due punti, conseguenti alla situazione post-bellica in cui si trovava l’Europa negli anni ’20, vi sono le indicazioni per la creazione di una unione doganale (da attuarsi lentamente, ma da iniziare subito), per arrivare agli Stati Uniti d’Europa, sul modello degli USA. Vi è poi la proposta di un Parlamento europeo a due camere. Kalergi propose poi nel 1929 di adottare come inno europeo l’Inno alla gioia di Friedrich von Schiller su musica della Nona sinfonia di Ludwig van Beethoven e nel 1930 suggerì l’istituzione di una giornata dell’Europa nel mese di maggio.

Aristide Briand

A partire dal 1929, Briand, eminente politico francese, socialista, per sette volte capo del governo francese e poi ministro degli esteri, premio Nobel per la Pace nel 1926, propone la fondazione di una federazione europea che richiama chiaramente il progetto di Pan-Europa di Kalergi. Sul piano politico questa proposta non ottiene appoggi da parte dei vari Stati europei, ciascuno preoccupato di mantenere un equilibrio faticosamente e sanguinosamente raggiunto. Anche se la proposta Briand ha vita breve e termina in un fallimento, questo tentativo è notevole a livello storico poiché vi si leggono chiaramente in esso i prodromi della futura integrazione e mette in evidenza le criticità del progetto. I tempi di una integrazione, infatti, non erano maturi, soprattutto per la Germania, preoccupata di non avvallare di fatto con un nuovo accordo “pacifico” l’affronto della pace di Versailles del 1919.

Riassumendo…

  1. La genesi di un progetto di Unione Europea risale molto più lontano nel tempo di quanto generalmente l’opinione pubblica è portata a credere. A livello teorico, è almeno dal 1915 che si fa strada l’idea di una unione sovranazionale tra Stati europei. Inoltre, le radici del progetto di Unione Europea sono fondamentalmente reazionarie. Sul tema, consiglio la lettura del blog di Luciano Barra Caracciolo, fonte imprescindibile di acute analisi storiche e giuridiche. Con facili rimozioni, soprattutto i media, ispirati dai politici, tendono ad accreditare l’idea di un’Europa che rimedia agli errori del passato nel secondo dopoguerra e dipingono personaggi come Altiero Spinelli come padri della patria-Europa. La retorica sull’Europa pacifica perché ha risolto i suoi conflitti interni è, appunto, solo retorica. Questa ancora oggi tende a propagare l’idea di una superpotenza (poiché tale è ciò che si vorrebbe costruire) pacifica e buona in sé, un faro di democrazia per molti popoli, un baluardo etico nel mare agitato della mondializzazione. La storia dimostra però che non c’è regime che non utilizzi un appiglio etico per giustificare se stesso. Questo tipo di propaganda tende a nascondere la natura imperialista del progetto europeo sotto un manto di superamento dell’imperialismo, opponendosi al concetto di nazione, confine, identità culturale. Eppure, sembrerebbe facile notare, nella propaganda che tende a demonizzare i singoli Stati in quanto tali, la contraddizione di chi vuole, al posto di questi, costituire un super-Stato.
  2. In nessuna delle teorie e pratiche qui esposte si fa cenno a una moneta unica come condizione o come necessità per una unione economica o politica. Rispetto alla situazione attuale, nel quadro disegnato da Kalergi, in effetti, manca solo l’evidenziazione del potere monetario, oggi rappresentato dalla Banca Centrale Europea. Sul tema, illuminante Bagnai su Goofynomics.
  3. Ciò che tiene unite le élites dominanti (l’internalizzazione) è anche ciò che divide le masse dominate. Sposando acriticamente un cosmopolitismo vestito di buoni sentimenti, di sogni, di pace, di multiculturalità, le masse si piegano (consapevolmente o meno) a un disegno di dominazione. Ciò è particolarmente disdicevole per chi da sinistra non riesce più ad utilizzare le categorie della dinamica storica che fino a trent’anni fa gli erano proprie. Rinnegando il proprio passato, la sinistra ha gettato tutto dal finestrino della storia in movimento, sino a dimenticarsi di avere già avuto, pronti e chiari, gli strumenti per leggere il presente.
  4. La Brexit è l’esito finale di una lunga parabola storica, durante la quale la Gran Bretagna ha giocato una partita molto diversa da quella dell’Europa continentale. Ciò che differenzia la posizione della Gran Bretagna nei confronti dell’Unione Europea è innanzitutto la relazione bilaterale con gli USA, nei confronti dei quali l’Europa unita può assumere (e ha assunto in passato) posizioni che mettono in discussione tale rapporto. Inoltre, vi è certamente una considerazione dei rapporti internazionali molto diversa, data dal passato di dominio del mondo da parte della Gran Bretagna che (sia pure assai modificata nel tempo) è ancora viva nelle istituzioni del Commonwealth. L’Unione Europea, in altri termini, ha sempre rappresentato per il Regno Unito una fonte di potenziali conflitti di interessi.
  5. Rispetto al progetto paneuropeo di Kalergi, notiamo che non solo l’imperialismo attuale dell’Unione Europea è già oltre la Pan-Europa (nella quale non esisteva un potere monetario separato), ma che effettivamente sino a che l’URSS è esistita l’Europa è stata divisa in due e il progetto di integrazione europea non ha potuto svilupparsi compiutamente. Ciò denota che a livello di analisi dell’esistente, pur non avendo potuto prevedere la seconda guerra mondiale, Kalergi aveva potuto dedurre correttamente un possibile sviluppo futuro. Dopo il crollo del muro di Berlino, includendo anche i Paesi dell’ex Patto di Varsavia, la strada verso una unità sostanziale dell’Europa tutta ha preso forza e vigore e, a partire dal Trattato di Maastricht del 1992, non ha praticamente più incontrato ostacoli.
  6. Il passaggio da un piano puramente teorico (quello di Kautsky e di Kalergi) a uno pratico (la politica militante di Briand) ha segnato un primo esperimento di applicazione pratica di un disegno. In un simile quadro teorico, nel tentativo di Briand hanno trovato casa anche le istanze federaliste lanciate nell’800, che al di là di meri aspetti organizzativi della forma-Stato non avevano trovato sino a quel momento reali appigli politici. Le istanze federaliste europee misconoscono però il carattere di Stato-Nazione degli USA, sottovalutandone la natura nazionale.

Per capire fino in fondo quello che sta accadendo è necessario andare alla radice dei fatti storici, anche per avere una idea di quali possano essere gli sviluppi futuri. In un'ottica di cittadinanza attiva, nell’era della disinformazione, questo sforzo è un dovere minimo di cui dobbiamo farci carico.

Riferimenti bibliografici

L’Europa e lo stato, G. La Barbera, 2006

Stato nazionale, Stato imperialista e confederazione di Stati, K. Kautsky, 1915

Pan-Europa, Richard Coudenhove-Kalergi, 1964

L’imperialismo fase suprema del capitalismo, V.I. Lenin, 1915

United States of Europa, A. Bordiga, 1950