Avere una malattia mentale è come fumare

Avere una malattia mentale è come fumare. Quando si scopre di essere fumatori, è tragicamente troppo tardi. Ci si rende conto che non era una cosa passeggera, che la somma di tutti i distratti momenti di abbandono ci ha trasformati in peccatori di fatto. Nessuno è orgoglioso di essere un fumatore. Tutti odiano l’odore sui vestiti, il sapore in bocca appena svegli, i soldi che scompaiono e il disturbo creato agli altri. A nessuno piacciono.
 
Nessuno vuole essere un fumatore. Rendersi conto di esserlo è collegato indissolubilmente alla percezione di non doverlo essere. Arrivano allo stesso momento: sono un fumatore, come faccio a smettere? Altri ce l’hanno fatta, beati loro, sono la prova che con fatica e determinazione se ne può uscire. Tornare sani. Che schifo. Altri no e sono morti. 
 
La maggior parte si è resa conto che, una volta scopertasi fumatrice, non sarà mai più non fumatrice. Che il meglio che potrà fare sarà tenere sotto controllo la pulsione di morte. 
 
Il modo migliore di smettere di fumare è non pensarci. Scordarsi del fumo.
Che una persona a cui tieni particolarmente non lo sopporti e te lo faccia notare suo malgrado, nel tentativo continuo di non fartelo pesare, aiuta molto. Ad un certo punto si crea il momento in cui puoi valutare l’opzione di accendere una sigaretta e quella di non farlo, e scegli di non farlo. Devi essere diventato in grado di valutare prima, ci vuole un po’. Sicché rinuncia dopo rinuncia sei un non fumatore, cioè ti sei scordato di fumare. Non c’è niente di più doloroso, a questo punto, della consapevolezza di essere un non fumatore. 
 
Perché è così difficile? Perché fumare è sbagliato. E lo stesso vale per le malattie mentali.

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