https://www.facebook.com/events/299278390405571/

Intervista sul dopo-Brexit

Matteo Marzadro di Aureoo.com intervista Stefano Fait di -skopìa per alcune domande sui possibili scenari del post #Brexit. 
L’evento avverrà in livestreaming su Facebook e Youtube.

A CHI APPARTIENE IL FUTURO? QUANTI FUTURI SONO DISPONIBILI?

Molti quotidiani sono usciti nelle edicole annunciando la vittoria degli unionisti, che invece avevano perso.

Si pronosticava un effetto Cox sul voto ma, nel distretto metropolitano in cui Jo Cox era stata eletta in parlamento, il 54.7% ha scelto di lasciare l’Europa.

Mentre la regina pare abbia chiesto di elencarle 3 buone ragioni per cui il Regno Unito dovrebbe far parte dell’Unione Europea, non avendole trovate per conto suo…

http://blogs.spectator.co.uk/2016/06/queens-brexit-challenge-dinner-guests-give-three-good-reasons-britain-part-europe/

….George Soros, Jacob Rothschild, il FMI, la Banca d’Inghilterra, David Cameron prospettano catastrofi apocalittiche per l’economia e la società inglese, nonché per il resto d’Europa

http://www.thetimes.co.uk/article/all-the-evidence-shows-that-brexit-would-be-a-disaster-7vg3zks35

https://www.theguardian.com/commentisfree/2016/jun/20/brexit-crash-pound-living-standards-george-soros

http://www.huffingtonpost.it/2016/06/26/soros-brexit-disintegrazi_n_10681088.html

https://www.theguardian.com/business/2016/may/12/bank-of-england-keeps-interest-rates-on-hold-as-brexit-fears-bite

http://www.telegraph.co.uk/news/2016/05/08/cameron-brexit-will-increase-risk-of-europe-descending-into-war/

Finora la sterlina è scesa poco sotto i livelli di aprile e Romano Prodi la vede diversamente: avremo quindi qualche giorno di turbolenze fino a quando qualcuno non comincerà a giocare al rialzo, riflettendo sul fatto che l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea non è la fine del mondoÈ chiaro che queste evoluzioni provocheranno un rallentamento dell’economia britannica e, di conseguenza, eserciteranno un effetto negativo anche nei nostri confronti. Si tratta però di un effetto negativo di minore rilevanza rispetto alle previsioni che, prevalentemente a scopo di propaganda, sono state diffuse negli scorsi giorni.

http://www.romanoprodi.it/strillo/brexit-non-e-la-fine-delleuropa-ma-e-uno-schiaffo-alle-inerzie-delleuropa_13173.html

Dal canto suo a febbraio Soros preconizzava la bancarotta russa per il 2017. Ora prevede un’irresistibile ascesa russa post-Brexit.

Un po’ c’è, un po’ ci fa, per influenzare i mercati.

Capire dove va il mondo non è una bazzecola.

Per questo motivo Beppe Severgnini (opinionista del Corsera e NYT) sbaglia quanto asserisce implicitamente che esiste un unico futuro necessario e desiderabile, che il progresso è una corda tesa tra passato e futuro, senza deviazioni, che chi si oppone è un vecchio e/o razzista e/o ignorante con pulsioni masochistiche

http://www.corriere.it/esteri/16_giugno_25/decrepita-alleanzalo-sgambetto-nonnialle-nuove-generazioni-6e8a54e0-3a46-11e6-b0cd-400401d1dfdf.shtml

È una visione diffusa, ma errata.

Il futuro è una prateria aperta, costellata di imprevisti e distinguo, meno facilmente decifrabile.

Esistono delle fasi in cui eventi e fenomeni alterano drammaticamente il corso di una cronolinea (timeline) su cui ci troviamo, costringendola a diramarsi o deviare, interrompendola di netto o catapultandoci su una diversa cronolinea. Queste “fratture” e “proliferazioni di orizzonti” generano effetti creativi e nuovi, mostrano che esistono potenziali, opportunità, incertezze e rischi che non avevamo intravisto e che possono essere sfruttati a nostro vantaggio, se le intercettiamo e coltiviamo.

L’anticipazione è anche questo.

FACTA, NON VERBA! NON È UN VOTO PER VECCHI

Il voto a favore dell’uscita è maggioritario già a partire dalla fascia di età 45–55 anni e raggiunge il 48% tra i 35 e i 44 anni. L’astensione maggiore si ha nei distretti con una maggior concentrazione di giovani. Nella fascia tra i 18 e i 24 anni ha votato il 36%, in quella tra i 25 e i 34 anni il 58%.

Rubricare il tutto come tradimento dei giovani da parte dei vecchi è scorretto.

Negli anni Settanta le parti erano invertite: la Scozia votò contro il mercato comune, mentre l’Inghilterra votò a favore.

http://www.bbc.com/news/uk-politics-36616028

FACTA, NON VERBA! NON È UN VOTO UNICAMENTE DI DESTRA

Mentre laburisti, ecologisti e trotzkisti si sono schierati con chi desiderava restare, socialisti, comunisti, sindacati dei trasporti e altri movimenti della sinistra radicale hanno votato Brexit, convinti che l’europeismo predominante non sia meno ostile ai lavoratori dei neoconservatori inglesi.

La Brexit ha messo in rilievo un’altra divisione: quella tra i ricchi cosmopoliti che vivono a Londra e nelle altre città più prospere, che hanno votato per l’Europa, mentre gli operai e i contadini che vivono nell’Inghilterra minore e si sentono schiacciati ed emarginati hanno votato per l’uscita dall’Unione.

È la conferma di una divisione che sta crescendo, come dimostra ogni prova elettorale in tutti i paesi europei: i centri delle città continuano a orientare il loro voto verso i partiti tradizionali, mentre le periferie non si sentono protette né dai governi nazionali né da quelli europei.

Romano Prodi

http://www.romanoprodi.it/strillo/brexit-non-e-la-fine-delleuropa-ma-e-uno-schiaffo-alle-inerzie-delleuropa_13173.html

CI SARÀ VERAMENTE QUESTA BREXIT?

Non è scontato.

Voto francese, olandese, irlandese su trattati europei ignorato. Agli irlandesi è stato chiesto di rivotare finché non hanno votato “correttamente”. Voto greco contro l’austerità non ha evitato ulteriore austerità.

Dopo il voto del 1979 la Groenlandia è riuscita ad uscire dall’UE solo nel 1985, dopo lunghe negoziazioni relative alla singola questione dei diritti di pesca.

Il Brexit non è iniziato ed è possibile che non si faccia. Non vi è alcun obbligo costituzionale che costringa un governo a rispettare il risultato di un referendum su un trattato internazionale. Inoltre solo il Parlamento può occuparsi del complesso processo legislativo richiesto da questa transizione e una maggioranza di parlamentari è contraria a lasciare l’UE.

I leader del Brexit non sembrano avere fretta. Si parla di fine anno e si è sempre detto che il voto poteva comunque essere usato come arma negoziale per ottenere altre concessioni da Bruxelles.

Penso che le attese della maggioranza vincente saranno deluse. Governo e parlamento inglesi procrastineranno finché la gente non si sarà rassegnata o avrà cambiato idea.

Ci sono troppi interessi finanziari in gioco.

PRIMAVERA LONDINESE?

La strategia di dilazione avrebbe maggior successo se gli europeisti si facessero sentire.

Ci sono giornalisti come Natalia Antelava (ex BBC e ora Guardian) che invocano una Tahrir/Maidan londinese contro la Brexit.

Non sono da escludere scontri anche violenti, se si optasse per continui rinvii

https://twitter.com/antelava/status/746786008432316416?s=04

IL PUNTO DI VISTA DEL CONTINENTE: IL CEROTTO VA STRAPPATO

Ieri i cittadini britannici hanno deciso che vogliono lasciare l’Unione europea. Perciò non ha alcun senso aspettare fino a ottobre per cercare di negoziare i termini della loro partenza. Vorrei iniziare immediatamente.

Jean-Claude Juncker

Un vertice straordinario dei ministri degli esteri dei 6 paesi fondatori della CEE: Francia, Italia, Germania, Belgio, Olanda, Lussemburgo ha comunicato a Londra la richiesta che Cameron sia sostituito in pochi giorni e si passi al più presto all’esecuzione della volontà dell’elettorato britannico: “C’è una certa urgenza perché in gioco ci sono gli interessi dei britannici e degli europei”.

Il leader del partito laburista britannico, Corbyn, ha sostanzialmente ripetuto le opinioni dei dirigenti UE: il cerotto si strappa d’un colpo, non lo si toglie gradualmente, se si vuole evitare una sofferenza maggiore. Rinviare l’inizio dell’iter di separazione a ottobre è svantaggioso per tutti.

TRUMP, H.R. CLINTON E IL BREXIT

C’è un futuro in cui un’inchiesta blocca Hillary R. Clinton

https://archive.is/bERJ6

e Trump diventa presidente, con il suo movimento “America First” che ha molti tratti in comune con i “Brexitieri”.

Il loro successo a sorpresa avvantaggia Trump perché dimostra che nulla è inevitabile, neppure una presidenza Clinton, e che il sovranismo può battere il globalismo.

BREXIT, TTIP E NATO

Come dichiarato dallo stesso Obama, le sorti del TTIP sono legate al(la) Brexit. Se si farà allora trattato commerciale non passerà.

In ogni caso il suo percorso è irto di ostacoli. L’opposizione della Francia, da sola, è sufficiente a farlo affondare.

La stessa NATO è a rischio. A corto di finanziamenti, aspramente criticata dal ministro degli esteri tedesco per l’atteggiamento aggressivo nei confronti della Russia, detestata dai francesi, la NATO non potrebbe sopravvivere a una revisione sostanziale dei trattati europei specialmente, se, come sembra, comprenderà anche la creazione di un esercito di difesa europeo alternativo alla NATO.

http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2015/11/18/juncker-prima-di-esercito-ue-serve-politica-difesa-comune_ba7b1a62-81c7-49ea-983a-a7df3fdfa492.html

LA NUOVA VIA DELLA SETA DOPO IL BREXIT

L’Europa, geograficamente, è prima di tutto la più vasta appendice dell’Asia occidentale. Ora si aprono nuove prospettive di integrazione economica dell’intero continente eurasiatico lungo la Nuova Via della Seta (One Belt, One Road), che passerà anche per Rovereto, Trento e Bolzano.

Questo progetto, il più imponente mai ideato e già in fase di implementazione, era finora stato ostacolato dal Patto Atlantico, impegnato a evitare che il baricentro economico finanziario del pianeta si trasferisse tra Tokyo e Singapore.

SCOZIA, IRLANDA E LA DISSOLUZIONE DEL REGNO UNITO

La Scozia deve prima ottenere l’indipendenza e poi seguire l’iter di adesione all’UE come tutti gli altri stati. Ce la potrà fare solo negli anni Venti.

Le due Irlande sono così economicamente integrate che difficilmente si faranno separare da una rigida frontiera: immagino che si uniranno e gli irlandesi filo-inglesi che non vogliono diventare minoranza protestante si trasferiranno in Inghilterra o nel Galles.

In ogni caso il Regno Unito non può reggere socialmente ed economicamente un afflusso di 4 milioni di immigrati ogni dieci anni — in gran parte pronti ad accettare qualunque condizione di lavoro e spesso molto ignoranti rispetto alla cultura che li ospita (e vice versa) — mentre il suo tasso di fertilità è poco sopra quello italiano e tedesco (ossia nascono meno figli di quelli che servono per l’equilibrio demografico).

C’è instabilità nel suo futuro.

IL FUTURO REFERENDUM SULL’UNIONE EUROPEA “CARLOMAGNESCA” DEGLI ANNI VENTI

Se un ex presidente francese, Nicolas Sarkozy, ora leader dell’opposizione ma probabile candidato vincente alle presidenziali del 2017, incontra non ufficialmente la cancelliera tedesca Merkel in Germania, scavalcando François Hollande come se fosse un re travicello qualunque, e poi annuncia che, visto l’esito del referendum inglese, dal giugno del 2017 sarà possibile per l’Unione Europea cambiare marcia, cogliendo l’opportunità delle elezioni francesi e tedesche, è perché qualcosa bolle in pentola.

Si parla di un nuovo trattato europeo (Schengen II) che si articolerà intorno a 5 principi chiave:

- Un’Europa che si sa difendere: frontiere esterne efficacemente controllate, perché non è accettabile che tra gli innumerevoli extracomunitari che circolano per tutto il continente ci possano essere molti individui pericolosi;

- Un’Europa che fa valere gli interessi degli europei: una governance economica dell’eurozona con un presidente eletto e un fondo monetario europeo che garantisca la sovranità europea;

- Un’Europa decentrata: l’attuazione del principio di sussidiarietà (= autonomie locali), eccezion fatta per agricoltura, energia e difesa;

- Un’Europa parlamentare e non esecutiva, che risponda delle sue decisioni di fronte all’elettorato: il depotenziamento della Commissione Europea e la trasformazione dell’UE in una democrazia parlamentare in cui anche i parlamenti nazionali hanno voce in capitolo;

- Un’Europa non supina agi obiettivi NATO: l’interruzione del processo di allargamento dell’Unione Europea, con l’esclusione di Ucraina e Turchia;

I cittadini saranno prossimamente chiamati a votare su questo progetto in un referendum continentale, fortemente voluto da politici gollisti come Sarzoky, de Villepin e Wauquiez.

Nei prossimi mesi vedremo comparire “a sorpresa” un nuovo documento, una bozza di trattato per una diversa integrazione europea, uno Schengen II che avvierà un’ulteriore fase di integrazione del continente a partire da un nocciolo duro di 6 nazioni o poco più (Francia, Germania, Italia, Spagna, Belgio, Lussemburgo, forse i Paesi Bassi), con diversi cerchi concentrici a integrazione progressivamente ridotta (a più velocità) che si estenderanno verso l’esterno, in direzione di Gran Bretagna, Russia (anche scavalcando l’Intermarium pro-NATO), Turchia, sponda sud ed est del Mediterraneo.

Le elezioni federali tedesche si terranno nell’estate del 2017.e le presidenziali francesi a maggio 2017. Il documento programmatico dovrà uscire già quest’anno, per poter convertire la rabbia distruttiva dell’elettorato in spinta riformista.
Se, come credo, i mercati finanziari crolleranno già quest’anno, in autunno, allora quella potrebbe essere l’occasione per rivelare che l’alternativa non è tra “niente Europa” e “superstato federale neoliberista”, perché esistono soluzioni più simili a quelle intraprese dalla Svizzera nella sua configurazione istituzionale.

Paradossalmente la lingua franca di questo blocco socio-economico (che non sarà uno stato federale, ma una confederazione avanzata) sarà l’inglese.

L’UNIONE EUROPEA COME DOVEVA ESSERE NASCERÀ SOLO GRAZIE AL BREXIT

Non me la sentirei di escludere l’ipotesi che l’Europa finisca per procedere a due velocità, costruendo la propria unione politica attorno al nucleo stretto dei Paesi fondatori, forse ad esclusione della sola Olanda. [Tagliando fuori l’est, insomma…]. L’allargamento a est è figlio di un’idea di John Major. Più si allargava l’Europa, meno sarebbe stato possibile integrarla a livello federale. La Gran Bretagna, di fatto, è entrata in Europa per impedirci di fare l’Europa. Adesso che loro non ci sono più, ci sono anche le condizioni per ripensare l’allargamento. Alcuni paesi dell’est come l’Ungheria, peraltro, giustificano il ripensamento, chiedendoci cose vanno contro i principi… La situazione irlandese è tanto spinosa quanto paradossale. Dopo essersi ammazzati a vicenda per decenni, potrebbero sposarsi per l’unica delle ragioni che non avevano previsto. Mentre riguardo alla Scozia…mi piacerebbe che se ne andassero dal Regno Unito. Sarebbe una lezione della Storia, un altro modo per dire all’Inghilterra che ha sbagliato tutto. L’Unione Europea però non è nata per spaccare gli Stati. Il giorno in cui se ne va la Scozia, come fa un leader catalano ad accontentarsi di meno?

Sergio Romano

http://www.linkiesta.it/it/article/2016/06/25/sergio-romano-londra-era-un-ostacolo-ora-puo-davvero-nascere-leuropa/30934/

Tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta Londra ha ostacolato in tutti i modi la nascita del mercato comune europeo. Poi, quando ha constatato che il progetto sarebbe stato avviato comunque, ha deciso di aderirvi ma pretendendo continue deroghe e modifiche, fino ad annacquarlo e dirottarlo. Charles De Gaulle aveva previsto molto bene questi sviluppi e si era opposto all’ingresso del Regno Unito nella futura Unione Europea, come pure all’assimilazione di altre nazioni (es. Irlanda e paesi nordici) non facilmente integrabili che, profetizzava, avrebbero compromesso la coesione e sostenibilità del progetto.

Così la Gran Bretagna entrò nella CEE solo 10 anni dopo, nel 1973, dopo che De Gaulle fu costretto alle dimissioni, ironicamente per aver perso un referendum che avrebbe decentrato i poteri dello stato francese a livello regionale, quindi nello spirito del Brexit, tra l’altro con uno scarto analogo (52.4 a 47.6 per cento).

Londra ha di fatto arrestato il processo di integrazione, sostenuto politiche neoliberiste e diluito la spinta del nucleo fondatore promuovendo l’inclusione di nazioni sempre più problematiche e filo-americane, con masse di lavoratori pronti a migrare e deprimere i salari occidentali, riducendo le tutele sociali.

Adesso questo tipo di influenza nefasta potrebbe dileguarsi.