Cigni rosa e fenicotteri neri — siamo tutti Nostradamus mancati

So che la maggior parte degli uomini, compresi coloro che hanno dimestichezza con problemi della massima complessità, accettano raramente la verità più semplice e ovvia, se questa li costringe ad ammettere la falsità delle conclusioni che loro stessi si sono deliziati orgogliosamente di insegnare ad altri e che hanno intessuto, un filo dopo l’altro, nell’ordito della propria vita.

Lev Tolstoj, Che cos’è l’arte? 1897

A proposito dell’imprevedibilità e imponderabilità del reale e di letture rozzamente monocausali, lineari, autoreferenziate ma persistenti della realtà…

Ebola, SARS, Mers, aviaria, suina, mucca pazza…eppure siamo ancora qui.

L’euro era dato per spacciato fin dal 2011, ma è ancora tra noi.

Da quanti anni è che circola la convinzione che l’economia cinese sia destinata al collasso?

Gordon Chang, The Coming Collapse of China, 2001

Gordon Chang, The Coming Collapse of China, 2012 (seconda edizione)

Gordon Chang, China Headed for Crash in 6 Months, July 1, 2013

Gordon Chang, China’s economy on the brink of collapse, January 7, 2014

Gordon Chang, 2015: The Year China Goes Broke?, 1 settembre 2015

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Nelle sue proiezioni, il famoso “Rapporto sui limiti dello sviluppo” (Donella Meadows et al., The Limits to Growth: A Report for the Club of Rome’s Project on the Predicament of Mankind. New York: New American Library, 1972, pp. 64–67), prevedeva che il mondo avrebbe esaurito le sue scorte di oro nel 1981, mercurio e argento nel 1985, stagno nel 1987, zinco nel 1990, petrolio nel 1992 (nel 2014 l’aumento di produzione è stato addirittura doppio rispetto alla crescita della domanda, nonostante l’embargo all’Iran!), rame, piombo e gas naturale nel 1993.

Il celebre biologo Paul Ehrlich, in “The Population Bomb” (New York, Ballantine Books, 1968), scriveva: “La battaglia per sfamare l’umanità è persa. Negli anni Settanta e Ottanta il mondo subirà una carestia globale; centinaia di milioni di persone periranno a dispetto di qualsiasi programma accelerato intrapreso sin da ora”.

Un paio di anni dopo, in occasione del discorso inaugurale per la prima Giornata della Terra, Ehrlich annunciava che “nel giro di dieci anni gli animali marini più importanti si saranno estinti e vaste porzioni delle linee costiere dovranno essere evacuate per il fetore delle carcasse”.

Nel settembre 1971 il suo catastrofismo non si era attenuato: “Entro l’anno 2000 la Gran Bretagna non sarà nulla di più che un gruppetto di isole impoverite, abitate da 70 milioni di persone affamate … Se fossi uno scommettitore, punterei sul fatto che nell’anno 2000 l’Inghilterra non esisterà neanche”.

Ehrlich non ha mai stimato l’umanità. Nel 1978 dichiarava, perentorio: “Dare alla società energia abbondante e a buon mercato… sarebbe l’equivalente di dare una mitragliatrice a un figlio demente” (Paul Ehrlich, “An Ecologist’s Perspective on Nuclear Power”, May/June 1978 issue of Federation of American Scientists Public Issue Report).

Ancora nel 2013 ha dichiarato che il pianeta non può sostenere più di 1 miliardo e mezzo di abitanti e perciò sarebbe necessario fare in modo che nessuno abbia più di 1–2 figli.

L’aumento della popolazione mondiale è dell’1,1% annuo, un tasso dimezzato rispetto al 1960. L’aumento della produzione di cibo è di circa il 2% all’anno (Fonte: OECD-FAO). Il tasso di fecondità è sceso da 4.95 figli per donna nel 1950 a 2.36 e l’indice di sostituzione (soglia di rimpiazzo) globale è di 2,2 (per via della maggiore mortalità nel Terzo Mondo). Il che significa che già nel 2020 i due tassi coincideranno e che entro il 2050 i consumi alimentari cominceranno a diminuire sempre più rapidamente, per via del progressivo invecchiamento della popolazione e del calo demografico.

Tra le altre catastrofi annunciate e mai concretizzatesi: il dimezzamento della luce solare per via dello smog entro il 1985 (Life Magazine, gennaio 1970), l’estinzione degli orsi polari, SARS, mucca pazza, suina, aviaria, Y2K, lo scioglimento completo dei ghiacci marini artici entro il 2008, 2013 e 2020.

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Ecco invece i vari scenari esaminati nel Rapporto del Rockefeller Foundation and Global Business Network, 2010:

Nel 2012 sarebbe dovuta imperversare la famigerata pandemia attesa da anni. A differenza l’H1N1 del 2009, questo ceppo influenzale — che avrebbe avuto origine dalle oche selvatiche (!!) — sarebbe stato estremamente virulento e mortale. Avrebbe infettato quasi il 20 per cento della popolazione mondiale e ucciso 8 milioni di persone in soli sette mesi, la maggior parte dei quali giovani adulti in buona salute. La pandemia avrebbe devstato le economie: turismo, mobilità, commercio, tutto si blocca (p. 18).

Il think tank osservava che la Cina se la sarebbe cavata molto meglio delle democrazie occidentali perché avrebbe vietato immediatamente ai suoi cittadini di spostarsi, mentre le democrazie sono troppo lassiste (p. 18).

Ma alla fine anche i leader democratici avrebbero capito che non si può andare avanti così: dopo la fine della pandemia, le misure di controllo e sorveglianza più autoritarie che erano state introdotte non solo non sarebbero state tolte, ma anzi irrigidite, per proteggersi dalla diffusione istantanea di problemi globali come le malattie, il terrorismo, la crisi ecologica e la miseria in aumento (p. 19).

All’inizio i cittadini delle nazioni sviluppate avrebbero approvato la svolta paternalista volta a ristabilire l’ordine e rilanciare l’economia.

Fino al 2026, la gente avrebbe tollerato il nuovo status quo (p. 21).

A dispetto delle attese, la recessione del 2008–2010 si sarebbe risolta abbastanza in fretta, con il ritorno a una forte crescita globale (p. 26)

Purtroppo il clima, sempre stando a questo report, è destinato a diventare sempre più instabile a causa delle attività umane. L’oceano inonderà New York e la gente dovrà usare barche a motore per spostarsi a Manhattan. Si prenderanno misure emergenziali per bloccare l’aumento dell’anidride carbonica prodotta dall’uomo. Nel 2022 si cominciano a vedere i primi risultati, con un rallentamento della crescita della CO2 (p. 28).

Per fortuna le multinazionali sviluppano vaccini, farmaci e nuove tecnologie verdi e le organizzazioni non-governative li distribuiscono, aiutando il Terzo Mondo a svilupparsi più velocemente e sostenibilmente.

Però la costante crescita dei consumi genera nuovi problemi.

Per non parlare della decade apocalittica 2010–2020, all’insegna del terrorismo (bombe olimpiche londinesi del 2012 causano 13mila morti), dei disastri naturali , della carestia cinese causata dal cambiamento climatico, delle guerre regionali per il controllo delle risorse, della bancarotta di diverse nazioni precedentemente benestanti, dell’hackeraggio selvaggio, dell’uso di falsi vaccini da parte delle mafie internazionali che producono isterie tra i genitori che rinunciano a vaccinare i figli causando una forte crescita della mortalità infantile (p. 35).

Ancora una volta, però, l’eroismo delle multinazionali (sic!) e delle organizzazioni non-governative salva capra e cavoli (p. 37).

Il che non impedisce che il divario nel tenore di vita costringa i ricchi di tutto il mondo a costruire muri intorno ai loro quartieri per difendersi dai poveri (p. 37). Il collasso degli stati nazionali conduce all’anarchia neofeudale. La gente si affida a chiunque garantisca protezione e sicurezza.

Considerato che nessuna delle previsioni si è avverata, è assai probabile che noi non ci si debba allarmare più di tanto per le profezie targate Rockefeller.

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I famosi modelli predittivi dell’aumento delle temperature: un grande fiasco

Anche il riscaldamento globale, ossia il cambiamento climatico, ossia lo scompiglio climatico (“climate disruption” è la denominazione più recente) non è più quello di una volta.

Nel primo rapporto (1990) l’IPCC aveva previsto che il pianeta si sarebbe riscaldato di 0,3°C per decennio.

Si è riscaldato di meno della metà, con 111 modelli climatici su 114 che si sono dimostrati errati: una precisione predittiva del 3%.

L’IPCC ha anche sostenuto che la troposfera si sarebbe riscaldata da 1,2 a 1,5 volte più rapidamente della superficie.

È successo il contrario.

L’IPCC affermava che il ghiaccio marino antartico si sarebbe rapidamente ridotto.

Non è mai stato così esteso da quando lo si misura.

L’IPCC prevedeva che la concentrazione di vapore acqueo avrebbe subito una sensibile accelerazione per via del riscaldamento globale.

I livelli di vapore acqueo sono rimasti sostanzialmente stabili.

Non c’è stato alcun significativo aumento della temperature superficiale dalla fine degli anni Novanta (England et al., Robust warming projections despite the recent hiatus, Nature Climate Change 5, 394–396, 2015), nonostante 40 ppm di CO2 supplementari.

L’IPCC annunciava che la siccità e la frequenza e intensità degli uragani sarebbero significativamente aumentati con il riscaldamento globale.

Nel capitolo II del loro più recente rapporto hanno dovuto riconoscere che non si sono rilevate tendenze in tal senso.

L’IPCC prevedeva che i ghiacciai dell’Himalaya si sarebbero sciolti entro il 2035.

Si sono stabilizzati e alcuni sono in ripresa.

Una società di consulenza con questo tipo di performance sarebbe fallita da tempo.

QUANTO TEMPO CI RESTA PER SALVARE IL MONDO?

Dieci anni per salvare la Terra, la Repubblica, 11 febbraio 1989

Ambiente, due anni per salvare il mondo, la Repubblica, 16 dicembre 2007

Le cure per guarire la Terra «Ci sono solo 8 anni di tempo», Corriere della Sera, 5 maggio 2007

“Dieci anni per salvare il pianeta”. L’allarme degli scienziati dell’Onu, la Repubblica, 23 settembre 2013

Riscaldamento globale, l’Ipcc:Solo 17 anni di tempo per invertire la tendenza, la Repubblica, 13 aprile 2014

Emissioni record, solo 16 anni per cambiare rotta, il Messaggero, 13 aprile 2014

Effetto serra, gli scienziati dell’ONU: Solo 15 anni per evitare il disastro, Corriere della Sera, 13 aprile 2014

Eppure…

Riscaldamento globale rallenta, Corriere della Sera, 3 febbraio 2015

Recent slowdown in global warming, Nature, 2008–2015

Global warming slowdown probably due to natural cycles, study finds, Guardian, 26 febbraio 2015

QUANTO TEMPO CI RESTA PER SALVARE I GHIACCI POLARI?

Clima, allarme dagli scienziati: “Entro l’estate Polo senza ghiaccio”, la Repubblica, 23 giugno 2008

Oceano Artico senza ghiaccio in estate 2013, Arianna Editrice, 30 gennaio 2008

Clima. Esperto ghiacci: crollo finale Artico entro 2015–2016, la Stampa, 18 settembre 2012

Artico senza ghiaccio entro 2020, Blitzquotidiano, 13 febbraio 2013

Artico senza ghiaccio in 40 anni. Hawking: lasciate la Terra, Tom’s Hardware, 15 aprile 2013

Eppure…

Il raffreddamento…potrebbe raggiungere i 12°C in meno della norma sull’Atlantico Settentrionale, e far calare le temperature medie di oltre 4°C in Siberia settentrionale e di 2°C in Europa. La seconda immagine mostra la situazione 95 anni dopo, con il Global Warming che ha innalzato di nuovo le temperature, ma che rimarrebbero quasi ai livelli attuali sulle coste occidentali europee, dove il raffreddamento forte e sensibile farebbe fatica a ritornare ai livelli precedenti. Si tratta quindi di un pericolo che incombe sul clima euroasiatico, quello che sarebbe maggiormente interessato da questo collasso e che ne pagherebbe le conseguenze con un clima fortemente più freddo per un lungo arco di tempo.

Il collasso della Circolazione Nord Atlantica porterà ad un crollo delle temperature globali per circa vent’anni, Freddofili, 13 ottobre 2015

Arctic ice ‘grew by a third’ after cool summer in 2013, BBC, 21 luglio 2015

Ontario, 18 navi bloccate nei Grandi Laghi per il troppo ghiaccio, Repubblica, 10 aprile 2015

Ghiaccio groenlandese in forte recupero quest’anno, Freddofili (Huffington Post), 2 aprile 2015

Stagione del disgelo in forte ritardo in Groenlandia, Freddofili, 19 maggio 2015

Ghiaccio Artico in crescita media, Antartico sempre sopra media, Meteo Portale Italia, 6 dicembre 2014

Ghiaccio sui Grandi Laghi: superato il record del 2014, Meteo Service, 20 febbraio 2015

Freddo siberiano su New York: Manhattan coperta dal ghiaccio, la Repubblica, 22 febbraio 2015

Ghiacci groenlandesi: è il record storico di mancato scioglimento, Freddofili, 31 maggio 2015

Alaska: Alaskan Glaciers Grow for First Time in 250 years, Daily Tech, 16 ottobre 2008

Montagne Rocciose: “So the glaciers have paused in active retreat” (I ghiacciai hanno smesso di ritirarsi), Great Falls Tribune, 5 giugno 2014

Norvegia: Glaciers in Norway Growing Again, Daily Tech, 27 novembre 2008

Asia: Himalayan Glaciers Seem to Be Growing, Discovery, 11 febbraio 2013

QUANTO TEMPO CI RESTA PER SALVARE I GHIACCIAI ALPINI?

I ghiacciai delle Alpi, perlomeno i più piccoli, sono destinati a scomparire entro i prossimi 30 anni.

Luca Mercalli, Luca Mercalli annuncia la fine dei ghiacciai alpini, LetterAltura, 29 giugno 2007

Un aumento della temperatura di due gradi e la sparizione quasi totale dei ghiacciai sotto i 3500 metri di altitudine oltre che un inverno più breve con la diminuzione del periodo di neve invernale.

Luca Mercalli, Nel futuro delle Alpi ci sono gli Appennini E addio ai ghiacciai, Alto Adige, 3 luglio 2007

Se non avverranno nei prossimi decenni sensibili cambiamenti delle tendenze climatiche (gli scenari futuri proposti dai modelli numerici indicano incrementi termici estivi dell’ordine di 3÷6 °C entro il 2100 sulle Alpi), sarà probabile l’estinzione dei ghiacciai posti al di sotto dei 3500 metri.

Cambiamenti climatici in Italia. Che cosa sappiamo veramente? ScienzainRete, 17 aprile 2010

È scientificamente provato che alla fine di questo secolo resterà circa un 10% dell’area glaciale presente oggi.

Luca Mercalli, Notte dei ricercatori: giovani entusiasti affollano l’ateneo, Trentino, 29 settembre 2012

Eppure…

Svizzera: Die ersten Gletscher wachsen wieder, Schweiz am Sonntag, 28 settembre 2013

Francia: Alpes : un répit pour le retrait des glaciers en 2013, le Dauphine, 11 febbraio 2014

Scozia: Glacier-like hazards found on Ben Nevis, BBC, 21 agosto 2014

Trentino: Folle estate, i ghiacciai non si ritirano, Trentino, 29 agosto 2014

Piemonte: Alpi Marittime. Il ghiacciaio del Pagarì, storico indicatore climatico, verso una lenta ripresa, la Stampa, 3 agosto 2014

Veneto: Dolomiti, in Veneto crescono i ghiacciai, Corriere del Veneto, 20 febbraio 2015

Stelvio, apre la stagione sciistica estiva, Alto Adige, 31 maggio 2015

FINO A QUANDO POTREMO SCIARE SULLE ALPI (E NEL RESTO D’EUROPA)?

Nel giro di pochi anni le nevicate invernali diventeranno un evento molto raro ed emozionante. I bambini non sapranno cos’è la neve.

David Viner, responsabile della ricerca scientifica alla Climatic Research Unit (CRU) della University of East Anglia, Snowfalls are now just a thing of the past, the Independent, 20 marzo 2000

Di questo passo, a causa del crescente riscaldamento globale, alcuni esperti prevedono che l’industria sciistica scozzese cesserà di esistere entro 20 anni

Global warming forces sale of Scottish winter sports resorts, 14 febbraio 2004

Sciare tra le palme? Prospettive per il turismo invernale ai tempi del cambiamento climatico, Berchtesgaden Kur- und Kongresshaus, 4 marzo 2006

È molto probabile che la durata della stagione nevosa si accorcerà in tutta Europa, e lo spessore dell’innevamento probabilmente diminuirà in gran parte del continente.

Rapporto dell’IPCC sul cambiamento climatico del 2007

Le precipitazioni sulle Alpi saranno in forma di pioggia per via delle temperatura più elevate e quindi la copertura nevosa sarà minore. L’industria del turismo invernale non è condannata, ma se fossi in quel ramo mi preoccuperei di alzare la quota a cui si costruiscono nuovi impianti, perché il riscaldamento globale avrà conseguenze anche per l’innevamento artificiale.

Filippo Giorgi, IPCC, 2008 (mia intervista sul Trentino)

Ci possono essere inverni molto innevati, come quello di tre anni fa, ma sono eccezioni.

Luca Mercalli, Sulle Alpi è sparita la neve, L’Espresso, 2011

Eppure…

È arrivato l’autunno, prima neve sulle Dolomiti, la Stampa, 23 settembre 2015

Trentino, le piste da sci sono già imbiancate, Trentino, 15 ottobre 2015

Gelo sulle Alpi, anticipo d’inverno sul Centro Nord, Freedofili, 17 ottobre 2015

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Stefano Fait, Ph.D.
Trento — Italy
Social forecaster, political scientist and anthropologist.
Strategy consultant, communications and social media relations manager for WazArs and -skopìa.
Arts and Culture reporter for “Trentino” & “Alto Adige”. Professional translator.
Editor-in-chief of futurables.com.
Peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press.
Laurea in Political Science — University of Bologna (2000).
Ph.D. in Social Anthropology — University of St. Andrews (2004).
Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010).

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