olti futurologi sono persone perbene

Comprereste un’auto usata da un futurologo?

Si susseguono le pubblicazioni di analisi critiche che rimettono in discussione la credibilità di molti pronosticatori:

The Physics of Wall Street: A Brief History of Predicting the Unpredictable
The Age of the Unthinkable: Why the New World Disorder Constantly Surprises Us And What We Can Do About It
Superforecasting: The Art and Science of Prediction
The Fortune Sellers: The Big Business of Buying and Selling Predictions
Future Babble: Why Expert Predictions Are Next to Worthless, and You Can Do Better
The Future of Everything: The Science of Prediction
The Click Moment: Seizing Opportunity in an Unpredictable World
The Signal and the Noise: Why So Many Predictions Fail — but Some Don’t
Expert Political Judgment. How Good Is It? How Can We Know?
Thinking, Fast and Slow
The Black Swan: Second Edition: The Impact of the Highly Improbable: With a new section: “On Robustness and Fragility”
On Being Certain: Believing You Are Right Even When You’re Not
Fooled by Randomness: The Hidden Role of Chance in Life and in the Markets
Mellers, B., Stone, E., Atanasov, P., Rohrbaugh, N., Metz, S. E., Ungar, L., … Tetlock, P. (2015). The Psychology of Intelligence Analysis: Drivers of Prediction Accuracy in World Politics. Journal of Experimental Psychology: Applied, 2015, Vol. 21, No. 1, 1–14
Mellers, B., Stone, E., Murray, T., Minster, A., Rohrbaugh, N., Bishop, M., … Tetlock, P. (2015). Identifying and Cultivating Superforecasters as a Method of Improving Probabilistic Predictions. Perspectives on Psychological Science, 10(3), 267–281.
Mellers, B., Ungar, L., Baron, J., Ramos, J., Gurcay, B., Fincher, K., … Tetlock, P. E. (2014). Psychological strategies for winning a geopolitical forecasting tournament. Psychological Science, 25(5), 1106–1115.
Philip Tetlock, & Nassim Taleb. (2013). On the Difference between Binary Prediction and True Exposure With Implications For Forecasting Tournaments and Decision Making Research.
Do Political Experts Know What They’re Talking About? Wired, 4 August 2015
Forecasts of dangerous man-made global warming are not valid, Alain Elkann intervista (8 aprile 2015) Scott Armstrong (University of Pennsylvania, editor of Principles of Forecasting, a founder of the International Journal of Forecasting and the Journal of Forecasting).

UNO SCETTICISMO ASSOLUTAMENTE LEGITTIMO
Non si contano gli specialisti che non hanno saputo prevedere il crollo del muro di Berlino e poi dell’Unione Sovietica ma addirittura, nel 1989, organizzavano conferenze per esaminare l’evoluzione dei rapporti tra i due blocchi nel decennio successivo, che hanno regolarmente avuto torto circa l’andamento del prezzo del petrolio e delle riserve stimate, sulla scarsità o abbondanza di materie prime, sulla crescita della popolazione, sul famigerato Y2K, sulla tenuta dell’economia cinese e dell’eurozona.
E ancora: bolle e crolli finanziari, durata delle crisi economiche, frequenza degli uragani, siccità californiana e brasiliana, primavera araba, resilienza del regime di Assad, forza del Califfato jihadista, intenzioni di voto, reale pericolosità delle centrali nucleari costiere giapponesi o delle trivellazioni nel Golfo del Messico, ecc.
Nel primo rapporto (1990) l’IPCC aveva previsto che il pianeta si sarebbe riscaldato di 0,3°C per decennio. Si è riscaldato di meno della metà, con 111 modelli climatici su 114 fuori bersaglio: una precisione predittiva del 3% (“Climate Models and the Hiatus in Global Mean Surface Warming of the Past 15 Years”, IPCC, AR5 (2013), capitolo 9, Box 9.2, p. 769; “Comparing the Model-Simulated Global Warming Signal to Observations Using Empirical Estimates of Unforced Noise” Patrick T. Brown, Wenhong Li, Eugene C. Cordero and Steven A. Mauget; Nature — Scientific Reports, April 21, 2015).
Secondo un Rapporto della Rockefeller Foundation e del Global Business Network del 2010, nel 2012 una pandemia avrebbe dovuto infettare quasi il 20 per cento della popolazione mondiale, uccidendo 8 milioni di persone in soli sette mesi, la maggior parte dei quali giovani adulti in buona salute.
La pandemia avrebbe devastato i settori del turismo, trasporto e commercio (p. 18) e le misure speciali di controllo e prevenzione non sarebbero state tolte dopo la fine dell’emergenza, ma anzi irrigidite, per proteggersi dalla diffusione istantanea di problemi globali come le malattie, il terrorismo, la crisi ecologica e le disuguaglianze sempre più marcate (p. 19).
A dispetto delle attese, la recessione del 2008–2010 si sarebbe risolta abbastanza in fretta, con il ritorno a una forte crescita globale (p. 26). Si pronosticava anche un raffica di attentati terroristici a Londra in occasione dei giochi olimpici (13mila morti), una carestia cinese in conseguenza del cambiamento climatico, guerre regionali per il controllo delle risorse, default di diverse nazioni precedentemente benestanti (p. 35); crescente divario nel tenore di vita spinge i ricchi di tutto il mondo a costruire muri intorno ai loro quartieri per difendersi dai poveri (p. 37); collasso degli stati nazionali che conduce all’anarchia neofeudale in cui la gente si affida a chiunque garantisca protezione e sicurezza.

Per fortuna nessuna di queste previsioni si è avverata e pare di poter dire che le probabilità non siano aumentate, rispetto al 2010, ma semmai diminuite.

COME SI SPIEGANO QUESTE CANTONATE?

Errare humanum est, perseverare autem diabolicum

A volte il reale è realmente imprevedibile e imponderabile.
Ma più spesso la spiegazione va cercata nelle più comuni fallacie logiche e bias cognitivi: egocentrismo, auto-inganno, soggettività emotiva, bisogno di appartenenza, dipendenza da figure autoritarie (autorevoli), pensiero dicotomico (bianco/nero, bene/male) e magico-rituale, vulnerabilità alla pressione gregaria (conformismo), ignoranza, percezione selettiva della realtà, letture rozzamente monocausali, lineari, autoreferenziate dei fenomeni.
I pronosticatori sbagliano in ragione di un’ottica riduzionista (ipersimplificatrice): per esempio non tenendo conto della creatività umana nelle tecnoscienze, nelle arti e nella cultura in genere, nell’ingegneria sociale. Oppure assumono un contesto uniformitario, cioè a dire un mondo in cui l’ambiente resta sostanzialmente immutato.
Poi va anche citato citare l’effetto Dunning-Kruger: ciascuno di noi ritiene, istintivamente, di essersi già fatto un’idea riguardo a certi temi e, molto probabilmente, si sente ragionevolmente sicuro di avere in mano sufficienti elementi per comporre delle valutazioni e previsioni adeguate.
Un altro esempio. L’ignoranza razionale è la convinzione che, per certe questioni, il rapporto costi / benefici è così basso da non giustificare la perdita di tempo. Da qui nasce la fallacia dell’appello all’autorità, una delle più sottili, subdole e insidiose, perché mettere in dubbio il responso dell’esperto è mettere in discussione un rapporto fiduciario di tipo pseudo-paterno (“chi sei tu per contestarlo?”)

La gente vuole essere ingannata
Ci piace credere che gli esperti siano supereroi senza macchia e senza paura che raramente sbagliano e, quando lo fanno, sono comunque in buona fede.
Ci piace altresì credere che se una grande multinazionale pubblica un libro o sponsorizza una mostra o un film di visioni di futuro lo fa disinteressatamente, non per indurci ad abbracciare un tipo di futuro che le conviene
Preferiamo credere agli esperti che confermano le nostre convinzioni.
Non ci piace l’incertezza.
La colpa, in fondo, è anche nostra: ce le cerchiamo, in accordo con l’immortale adagio latino: Vulgus (Mundus) vult decipi, ergo decipiatur — Il popolo (il mondo) vuole essere ingannato, e allora che sia ingannato.
Purtroppo la gente brama certezze e non è infrequente che tributi una sorta di venerazione nei confronti di esperti-celebrità che fanno previsioni estremamente audaci su cosa accadrà tra cinque, dieci, quindici, o anche cinquanta anni, tralasciando di spiegare che si tratta di una condotta intrinsecamente sospetta, se si considera che la teoria del caos dimostra che anche piccoli cambiamenti possono alterare drammaticamente le dinamiche a lungo termine.
Anche il pubblico andrebbe educato a non chiedere l’impossibile, per non oscillare tra l’idolatria e il cinismo.

La futurologia pop
Un secondo aspetto del problema è costituito dal contesto attuale.
La rete è letteralmente invasa da materiale futurologico ultra-ottimista, vitalista, utopista, transumanista, visionario quasi per il capriccio di esserlo, che desidera fare dell’anticipazione un lifestyle (come se un’arte marziale potesse diventare un lifestyle) e non una disciplina rigorosa, sobria e affidabile.
Come se ciò non bastasse, non mancano neppure le previsioni apocalittiche e il cinismo dilaga. Una volta perduta la certezza che ci sarà un futuro o la fiducia nella credibilità di chi immagina il futuro è facile che si imponga l’impressione che la ricerca, consulenza e didattica anticipativa abbiano un valore non molto superiore alla lettura dei fondi di caffè.

Il pensiero mercenario
Infine, fin troppo trascurata, c’è la variabile del potere.
Spesso in errore, mai in dubbio, sempre pagati profumatamente ed estremamente visibili. Ci sono anche questi consulenti pronosticatori:

Alla cementificazione del pensiero, all’espulsione delle alternative dal campo delle possibilità, all’omologazione delle aspirazioni, alla diffusione di modelli pervasivi di comportamento, di stili di vita e di status e sex symbol nelle società del nostro tempo, lavorano centri di ricerca, scuole di formazione, università degli affari, accademie, think-tanks, uffici di marketing politico e commerciale, in cui vivono e operano intellettuali e opinionisti che sono in realtà consulenti e propagandisti, consapevoli o inconsapevoli, ai quali la visibilità e il successo sono assicurati in misura proporzionale alla consonanza ideologica. La loro influenza sul pubblico è poi garantita dall’accesso a strumenti di diffusione capillari e altamente omologanti. Non è forse lì che, prima di tutto, si stabiliscono i confini simbolici del legittimo e dell’illegittimo, del pensabile e dell’impensabile, del desiderabile e del detestabile, del ragionevole e dell’irragionevole, del dicibile e dell’indicibile, del vivibile e dell’invivibile? Da qui provengono le forze simboliche potenti che, fino a ora, cercano di tenere insieme le nostre società….come in una religione, per di più monoteista.
Gustavo Zagrebelsky, “Simboli al potere”, 2012, pp. 89–90

Boucher e Royo (“Les think tanks : cerveaux de la guerre des idées”, 2006) lo chiamano “pensiero mercenario”. Altri, meno sottilmente, “prostituzione intellettuale”.
L’intensificarsi dei legami con la politica e con il grande capitale possono compromettere l’indipendenza di giudizio e l’integrità morale dei consulenti, al punto che la loro attività finisce per confondersi con il marketing.

Kotaku Wamura: il controesempio
In cambio nessuno più si ricorda della lungimiranza dell’ormai defunto sindaco di Fudai (Giappone) che con un’opera fortemente contestata ha salvato la sua comunità dallo tsunami: «Anche se c’è ostilità, abbiate fiducia e finite ciò che avete cominciato», disse Kotaku Wamura il giorno in cui si congedò dai suoi dipendenti. «Vedrete, alla fine la gente capirà». (Il muro della discordia ha protetto Fudai, Corriere della Sera, 14 maggio 2011).

DECALOGO DEL BUON ANTICIPATORE
1. Non scambierai dettagli poco importanti e temporanei per elementi strutturali di un cambiamento permanente;
2. Ti sforzerai di discernere accuratamente il presente per capire il futuro;
3. Darai maggior peso alle azioni e ai risultati, piuttosto che alle parole e promesse;
4. Non cercherai mai di dimostrare di aver avuto ragione quando hai avuto torto;
5. Attingerai da una pluralità di fonti, alcune delle quali inconciliabili tra loro, perché il futuro è un puzzle da comporre;
6. Non cercherai di venire incontro alle attese dei clienti o di sorprenderli per il gusto di farlo. Dirai quel che reputi vada detto;
7. Non sottovaluterai la forza della tradizione, della ritualità, delle abitudini cristallizzate, né quella delle trasformazioni epocali, quando i tempi sono maturi;
8. Non sovraccaricherai i lettori con troppi dettagli e punti di vista, ma non spaccerai per concisione quella che è negligenza;
9. Terrai conto del fatto che, quasi sempre, quel che ti aspetti che accada succederà più lentamente o più celermente del previsto, o non si verificherà per nulla;
10. “Per raggiungere la conoscenza, aggiungi qualcosa ogni giorno. Per raggiungere la saggezza, togli qualcosa ogni giorno” (Lao Tzu).

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Stefano Fait, Ph.D.
Trento — Italy
Social forecaster, political scientist and anthropologist.
Strategy consultant, communications and social media relations manager for WazArs and -skopìa.
Arts and Culture reporter for “Trentino” & “Alto Adige”. Professional translator.
Editor-in-chief of futurables.com.
Peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press.
Laurea in Political Science — University of Bologna (2000).
Ph.D. in Social Anthropology — University of St. Andrews (2004).
Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010).

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