“I tratti che caratterizzano la personalità psicopatica — egocentrismo, impulsività, irresponsabilità, tendenza alla manipolazione e mancanza di empatia — appaiono legati a differenze sia strutturali che funzionali nelle aree cerebrali che modulano le emozioni e i comportamenti sociali” (Le Scienze, “Le alterazioni del cervello psicopatico”, 24 novembre 2011)

Cos’è la psicopatia?

Gli psicopatici sono camaleontici, manipolatori, tendono a vedere nel prossimo una preda e in ciò che li circonda un mezzo e non un fine, sono guidati dalla necessità di dominare gli altri in un modo o nell’altro e di accumulare, ingoiare, spinti da un appetito inestinguibile.

Mettono il proprio utile a breve termine (non sono strutturalmente capaci di elaborare prospettive di medio-lungo periodo) sempre e comunque prima di tutto il resto.
Credono di essere più importanti di quello che realmente sono (e si sforzano di convincere gli altri di esserlo). In genere si prendono dannatamente sul serio.
Per difendere la loro credibilità e status gonfiato a dismisura mentono metodicamente e seminano zizzania.
Le loro emozioni (salvo il risentimento, la delusione, la rabbia, la bramosia) sono artificiali e non sono bravi a calibrarle, perché sono privi di empatia. Recitano una parte.
Non hanno assolutamente alcun riguardo per i sentimenti degli altri e li accusano di reagire sproporzionatamente alle loro azioni.
Sono completamente irresponsabili, privi di rimorsi e scrupoli, non si assumono mai alcuna responsabilità. Se rimpiangono qualcosa, è per non averla ottenuta.
Se chiedono scusa è solo perché la situazione lo richiede per poter continuare a manipolare il prossimo.
Sono amorali e promiscui, incapaci di essere fedeli, vogliono sempre prendere e se danno un po’ e perché sanno di potere ottenere molto di più.
Vivere in mezzo a persone dotate di coscienza è estenuante, per loro. Per questo si prendono delle vacanze di completa depravazione. Vogliono sentirsi sporchi, impuri, corrotti, per ripulirsi dei “buoni sentimenti” che sono costretti a subire quotidianamente e che li fanno sentire a disagio; droghe, prostituzione, pedofilia, abusi e torture possono essere degli ottimi sfoghi e antidoti.

Non sono lungimiranti e questo è il loro Tallone d’Achille: vedono la realtà come desiderano vederla, non come è e non sono minimamente in grado di leggere le tendenze del presente e anticipare il futuro.
Così prima o poi fanno un passo più lungo della gamba e crollano rovinosamente.
È solo una questione di tempo.

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Stefano Fait, Ph.D.
Trento — Italy
Social forecaster, political scientist and anthropologist.
Strategy consultant, communications and social media relations manager for WazArs and -skopìa.
Arts and Culture reporter for “Trentino” & “Alto Adige”. Professional translator.
Editor-in-chief of futurables.com.
Peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press.
Laurea in Political Science — University of Bologna (2000).
Ph.D. in Social Anthropology — University of St. Andrews (2004).
Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010).

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