Il moderato bevitore di tè e l’appassionato amante della birra: metafore per un mondo post-imperiale

Non fare al tuo vicino quello che ti offenderebbe se fatto da lui
Pittaco
Evita di fare quello che rimprovereresti agli altri di fare
Talete
Quello che vorresti i tuoi vicini facessero a te, ciò sia anche per loro
Sesto Pitagorico
Non fare agli altri ciò che ti riempirebbe di ira se fatto a te dagli altri
Isocrate
Ciò che tu eviteresti di sopportare per te, cerca di non imporlo agli altri
Epitteto
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro
Matteo 7,12; Luca 6,31 
Quel che non desideri per te, non farlo neppure ad altri uomini
Confucio, Dialoghi
Non fare ad altri ciò che non vuoi che essi facciano a te
rabbi Hillel, Sabbat 
Nessuno di voi è un credente, fintanto che non desidera per il proprio fratello quel che desidera per sé
al-Nawawi, Hadith
L’uomo dovrebbe comportarsi con indifferenza verso le cose mondane e trattare tutte le creature del mondo così come vorrebbe essere trattato
giainismo, Sutrakritanga 
Una condizione, che non è gradita o piacevole per me, non lo deve essere nemmeno per lui; e una condizione che non è gradita o piacevole per me, come posso imporla ad un altro?”
buddismo, Sanyutta Nikaya 
Non bisognerebbe comportarsi verso altri in un modo che non è gradito a se stessi: questa è l’essenza della morale
induismo, Mahabharata

Nel preparare un seminario mi sono accorto di un fatto socio-culturale davvero affascinante, una questione di stile che rivela profonde differenze tra culture e civiltà, riassumibili in un aforisma di Xi Jinping: “il moderato bevitore di tè e l’appassionato amante della birra rappresentano due modi di intendere la vita e conoscere il mondo altrettanto gratificanti”.

Se qualcuno si prenderà la briga di visionare le reazioni occidentali alla pubblicazione di una raccolta di citazioni del leader cinese noterà che, negli Stati Uniti, le recensioni sono pregne di livore, sarcasmo, paternalismo, presunzione, disprezzo; in varia misura.
Nella stampa cinese mainstream in lingua inglese non si trova nulla del genere all’indirizzo della produzione editoriale di Obama. Quando ci sono critiche, i toni sono educati e civili.

Un fenomeno analogo riguarda la guerra dell’informazione in corso nei forum dei maggiori media internazionali. Questi forum sono invasi da commentatori professionisti pagati dai vari governi (British army creates team of Facebook warriors, Guardian, 31 gennaio 2015). Quelli statunitensi sono troppo spesso rozzamente aggressivi, quelli israeliani sono implacabili, quelli russi (come gli altri commentatori professionisti europei) sono più sofisticatamente aggressivi. Quelli cinesi, in genere, sono più misurati e non sempre vogliono avere l’ultima parola. Anche i commentatori arabi (che tendono ad essere colti) vanno in quella direzione.

Stiamo parlando di analisti e commentatori di mestiere, quindi quanto segue non è generalizzabile ad intere popolazioni, ma la mia “impressione antropologica” è che stiamo in effetti assistendo a uno scontro di civiltà e che la nostra civiltà sia malata di hybris/hubris (tracotanza, superbia, megalomania) e perciò destinata a sabotare se stessa.

La percezione che se ne trae è che l’Occidente sia impegnato in una crociata planetaria finalizzata all’imposizione del suo modello di “sviluppo”, assunto come schema universalmente applicabile e comunque nettamente migliore degli altri. 
Questa esaltazione missionaria ci rende pericolosi per gli altri e per noi stessi, perché ci espone a degenerazioni tribalistiche e fanatiche di cui non ci rendiamo conto. Non riusciamo a tollerare l’esistenza di elementi recalcitranti che si mettono di traverso; tendiamo a volerli convertire o, se troppo tenaci, rimuovere con la forza. 
Tutto questo allo scopo di standardizzare la civiltà umana modellandola secondo i nostri presupposti culturali.

I cinici, tra noi occidentali, interpretano le nostre “ingerenze umanitarie” come motivate esclusivamente dall’obiettivo dell’utile per questa multinazionale o quella lobby. Questo è certamente vero, ma non sarebbe possibile se non ci fosse uno zelo diffuso che ci spinge ad intraprendere delle vere e proprie guerre di religione (e razziali) che noi però non percepiamo come tali.
Il sistema consumistico che domina le nostre società ha insinuato in noi un virus, una fame insaziabile, un bisogno impellente e perennemente insoddisfatto di espanderci materialmente, di disconoscere il valore del limite. Non possiamo immaginare che il resto del mondo possa anche non condividere la nostra ossessione per la crescita illimitata.

Come tutti gli evangelizzatori, siamo persuasi che la nostra sia la parte giusta e gli avversari siano quelli col cappello nero. Perciò siamo disposti ad andare fino in fondo, o quasi. Siamo intossicati e invasati, i nostri oppositori lo vedono e lo intendono chiaramente. Noi, al contrario, ci consideriamo sani, ragionevoli, sensati, pratici e virtuosi e la nostra potenza mediatica ha come fine principale quello di convincere il mondo e noi stessi che le cose stanno effettivamente così
Cosa non facile, perché non solo le nostre azioni sfrontate, ma anche le nostre parole tradiscono il nostro malessere, la nostra malattia, l’attaccamento a convinzioni false, spietate, violente, nefaste per lo spirito umano. 
Bulli infervorati guidati da psicopatici incalliti, la nostra sensibilità è carente, come la nostra tolleranza, curiosità, apertura all’altro. Confondiamo la libertà di espressione con la pretesa di ferire, umiliare e torteggiare il prossimo, restando innocenti (ai nostri occhi).

Un problema ulteriore è che il nostro imperialismo culturale ed economico rischia di contagiare le altre civiltà. Chi decide di difendersi invece di farsi colonizzare non-violentemente e passivamente deve armarsi e, per farlo, deve indebitarsi (maggiore vulnerabilità agli attacchi degli squali à la Soros); deve anche militarizzare le menti dei propri cittadini e, nel farlo, finisce per assomigliare sempre più a noi.

L’unica maniera per sconfiggerci (e liberarci dagli schiavisti) è prendere il controllo del sistema economico-finanziario che sostiene la fazione sociopatica, tracotante e guerrafondaia, momentaneamente dominante, la quale può sopravvivere solo grazie ai tributi dei sudditi e delle colonie e, essendo insaziabile, finisce per generare gli anticorpi che la distruggeranno.

È esattamente quel che sta accadendo (China’s “One Belt, One Road”: Europe’s Strategic Interest to Drive the New Silk Road, BMW Foundation Herbert Quandt, 7 Sep 2015; China is dumping U.S. debt, CNN, 11 Sep 2015; Putin says dump the dollar, RT, 1 Sep 2015), anche grazie all’aiuto di:

- segmenti dell’establishment occidentale che dovremmo chiamare “dissidenti” e rischiano in prima persona, per patriottismo e per autentico umanitarismo (Julian Assange, nuovi documenti inediti fanno luce sulle indagini per stupro, l’Espresso, 16 ottobre 2015; Obama’s war on whistleblowers leaves administration insiders unscathed, Guardian, 16 marzo 2015);
- politici realisti e scafati che hanno fiutato il vento (Rift in Obama administration over Putin, Politico, 21 Oct 2015; Obama urges Turkey and Russia to drop row and focus on ‘common enemy’ Isis, Guardian, 2 Dec 2015; Merkel: “Area scambio con Russia”, TGCOM 24, 17 aprile 2015; Putin furioso: “Tu non sei Dio”. Prodi racconta quando…, Blitz, 2 dicembre 2015; Nicolas Sarkozy légitime l’annexion de la Crimée par la Russie, Figaro, 10 febbraio 2015; D’Alema: «All’estero non siamo più protagonisti. Arabia e Israele da alleati a problemi», Corriere, 11 gennaio 2016; Putin: «Vicino all’Occidente, rispetto Angela Merkel», Sole 24 Ore, 11 gennaio 2016);
- star ribelli e soft power (La confessione di DiCaprio: “Vorrei interpretare Putin”, Giornale, 17 gennaio 2016; Matt Damon guida il cast di The Great Wall di Zhang Yimou, 12 marzo 2015; China set to overtake U.S. as world No.1 in entertainment, Bloomberg, 8 Jan 2016).

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Stefano Fait, Ph.D.
Trento — Italy
Social forecaster, political scientist and anthropologist.
Strategy consultant, communications and social media relations manager for WazArs and -skopìa.
Arts and Culture reporter for “Trentino” & “Alto Adige”. Professional translator. Editor-in-chief of futurables.com.
Peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press.
Laurea in Political Science — University of Bologna (2000).
Ph.D. in Social Anthropology — University of St. Andrews (2004).
Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010).

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