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L’autonomia trentina e la cittadinanza attiva in un ordine multipolare

Sollecitato dallo stimolante intervento di Alessandro Dalla Torre (Autonomie, riforme e cittadinanza, Trentino, 6 ottobre 2015), vorrei ampliare il raggio dell’analisi che si sta snodando sulle pagine del Trentino.

Abbiamo appreso, ascoltando le dichiarazioni di figure molto diverse per personalità e ruoli come Christine Lagarde, Romano Prodi e papa Francesco, che l’umanità sta lasciandosi alle spalle un ordine unipolare per entrare in un ordine multipolare che dovrebbe finalmente consentire di affrontare le grandi sfide globali del nostro tempo — la disuguaglianza, l’insostenibile indebitamento privato, pubblico e globale, l’estremismo, l’anarchia finanziaria che rende i mercati sempre più volatili, il mutamento climatico, le migrazioni di massa, le catastrofi naturali (incluse le pandemie), la tutela dell’ecosfera, la dialettica sorveglianza-trasparenza nell’era di Internet.

Sul Trentino dell’8 ottobre 2015

La parola d’ordine sarà “condivisione dei poteri” e quindi un nuovo sistema di regole in cui nessuna nazione o civiltà possa essere “più uguale delle altre” e in cui la stabilità finanziaria sarà intesa come un bene comune che appartiene a tutti i popoli del mondo.

A questo scopo sarà istituita una nuova architettura economica e finanziaria globale, nella logica dell’unità nella diversità e quindi di blocchi regionali (subcontinente indiano, Eurasia, UE, “LatinAmerica”, ecc.) non autarchici ma coordinati da un’ONU riformata.

Le Nazioni Unite concentrerebbero i propri sforzi sullo sviluppo economico e la stabilità finanziaria, presumibilmente attraverso un “Consiglio di Sicurezza economica e sociale”, una valuta globale comune (non unica!) e un piano di project bond per gli investimenti infrastrutturali e la ricerca&sviluppo su scala planetaria.

È una trasformazione quasi inimmaginabile, di cui si sta parlando molto poco sui principali media, perché i fautori dell’esistente ordine unipolare atlantista sono convinti che un ordine multipolare fatto di molteplici centri di potere indipendenti causerà più guerre, caos e morte.
Il rischio esiste e l’impostazione dirigista che si vuole imprimere a questo nuovo ordine serve appunto a fare in modo che le sovranità condivise siano messe a profitto, invece di creare nuove occasioni di scontro.

Inevitabilmente, alla spinta centripeta a livello planetario corrisponderà una spinta centrifuga a livello locale, in direzione di un decentramento interconnesso che sappia valorizzare il “capitale morale e sociale della cittadinanza attiva” a cui fa riferimento Alessandro Dalla Torre.

Trentino, 8 ottobre 2015

Il nostro compito, localmente, potrebbe essere quello di ravvisare, intercettare e interpretare creativamente e lucidamente quei segnali deboli anticipatori che preludono a possibili macrotendenze future nel segno dell’equilibrio tra poteri centrali e sovranità locali, tra classi dirigenti e cittadini sempre più partecipi, esigenti e protagonisti.

Un’autonomia diffusa e lungimirante sarebbe una delle maniere più efficaci per rivitalizzare la nostra vocazione storica.

Stefano Fait, Ph.D.
Trento — Italy
Social forecaster, political scientist and anthropologist.
Strategy consultant, communications and social media relations manager for WazArs.
Arts and Culture reporter for “Trentino” & “Alto Adige”. Professional translator.
Editor-in-chief of futurables.com.
Peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press.
Laurea in Political Science — University of Bologna (2000).
Ph.D. in Social Anthropology — University of St. Andrews (2004).
Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010).

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