Guy Verhofstadt, uno dei birilli

La futura Europa populista-sovranista: Steve Bannon vs. Ian Bremmer

Fonti: stampa mainstream in lingua inglese, francese e italiana.

  1. Steve Bannon (già consulente strategico di Trump) sta aiutando a organizzare il populismo sovranista euroscettico in Europa. La sua provenienza culturale è fondamentale: non sa bene cosa farsene dell’etnonazionalismo così forte in Europa orientale e predica invece il nazionalismo civico (aperto a tutti i cittadini di qualunque razza, fede, cultura, ecc.).
  2. Nel 2017, assieme a Matteo Salvini, Bannon ha fondato (con sede a Bruxelles) “The Movement” (Il Movimento), un’organizzazione senza scopo di lucro per promuovere il populismo e il nazionalismo economico e per creare un blocco populista in vista delle elezioni per il Parlamento europeo del maggio 2019.
  3. A suo dire il modello per “Il Movimento” sono le organizzazioni lobbiste di George Soros. Sono efficienti, efficaci, persistenti come le vuole lui: “La chiave è formare agenti di cambiamento…Uso Soros come modello per molte cose e anche per The Movement. Sono al 100% contrario alla sua ideologia, ma ammiro sempre chi ottiene risultati. Una delle cose in cui dobbiamo applicarci per contrastarli è: fare, non solo parlare”.
  4. Grande ammiratore di Marion Maréchal (Le Pen) e di Armando Siri, braccio destro di Salvini, senatore e sottosegretario ai Trasporti, Bannon ha identificato nella Certosa di Trisulti, sulle montagne del frusinate, al confine tra Lazio e Abruzzo, la sede per un “suo” think tank sovranista-populista.
  5. Il M5S non fa parte del Movimento. “I due gruppi su cui siamo concentrati e che volevano veramente esserne parte sono Fratelli d’Italia e la Lega” [Di Maio ne fa già di fatto parte ma l’ala globalista-umanitarista del MoVimento, che conta non poco in Parlamento, si rivolterebbe contro di lui se lo facesse confluire nel Movimento].
  6. BANNON SUL RAZZISMO: “siamo stanchi di sentirci dire che se vogliamo proteggere i nostri paesi, il nostro modo di vivere, significa che siamo razzisti, nazionalisti e xenofobi”.
  7. BANNON SULL’ESTABLISHMENT EUROPEISTA: #comebirilli: “Macron e Merkel cadranno come birilli”
  8. BANNON SUL GOVERNO ITALIANO “Un partito populista con tendenze nazionaliste come i Cinque Stelle e un partito nazionalista con tendenze populiste come la Lega … è imperativo che funzionino assieme perché questo mostrerebbe un modello per le democrazie industriali dagli Stati Uniti all’Asia”.
  9. BANNON SU SALVINI E DI MAIO: “Roma è il centro del mondo, Salvini e Di Maio sono sofisticati ed eroici, altro che principianti”.
  10. BANNON SULL’UNIONE EUROPEA: “Il progetto Ue è morto. Italia e Ungheria l’hanno ucciso”.
  11. BANNON SUL SUPERAMENTO DEL DUALISMO DESTRA-SINISTRA: “Se potessimo mettere Trump insieme ai nazionalisti economici di Sanders, avremmo una forza che può governare in America per anni” / “Ha detto molto bene Marine Le Pen: la politica oggi non è più la sinistra e la destra, non sono più i conservatori contro i progressisti. È tra coloro che vedono lo stato-nazione come un ostacolo da superare e coloro che lo vedono come un gioiello da conservare e proteggere, e questo conflitto si gioca su scala globale”.
  12. BANNON SUI GILET GIALLI: “Nei piccoli villaggi, nelle zone rurali della Francia e nelle strade di Parigi, i giubbotti gialli, i “deplorevoli” della Francia, sono esattamente le stesse persone che hanno eletto Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti nel 2016, le stesse persone che hanno votato per la Brexit”.
  13. Parallelamente, Luigi Di Maio, sulle Europee: “Sto cercando di comporre un gruppo parlamentare che non sia né di destra né di sinistra, queste sono le persone con cui stiamo parlando. Abbiamo l’occasione di mandare a casa la vecchia nomenklatura Ue”.
  14. Si nota dunque che l’obiettivo finale è lo smantellamento dell’Unione Europea e la sua sostituzione con una lega di stati sovrani confederati, com’era la Svizzera prima di diventare uno stato federale a seguito di una guerra civile.

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15. “In Italia il leader della Lega Matteo Salvini è stato il primo del Club G20 ad abbracciare il Trump-style. Il neopresidente brasiliano Jair Bolsonaro è il secondo, in ordine di tempo. Non sappiamo quale sarà il futuro della premier britannica Theresa May ma il Regno unito, dopo la Brexit, potrebbe essere il terzo caso. I leader, che guidano i rispettivi paesi con lo sguardo rivolto verso l’interno, mirano a ridurre sensibilmente la capacità di resilienza dell’architettura istituzionale esistente. E’ in atto un cambiamento strutturale nella governance globale”.

16. “La tendenza populista è destinata ad accentuarsi nel breve periodo ma, in un orizzonte più lungo, lo scenario potrebbe mutare, soprattutto in caso di rallentamento della crescita economica globale…Per qualche tempo, la coalizione antisovranista non ha chance di vittoria. Il sentimento populista tende a crescere quando l’economia registra, tutto sommato, una buona performance. Ma in un orizzonte temporale più dilatato il successo dei populisti dipende dalla loro capacità di ridefinire il contratto sociale e di far funzionare i governi per soddisfare bisogni ed esigenze del cittadino medio europeo. Le persone si aspettano un miglioramento delle proprie condizioni di vita. Ad oggi si direbbe che, laddove i populisti governano, le politiche messe in campo non si dimostrano all’altezza dei problemi da affrontare. Il motivo è presto detto: la fiera degli slogan marcia in direzione opposta alle soluzioni di policymaking che comportano sacrifici nel breve periodo e assicurano risultati soltanto nel lungo. Ci vuole tempo ma la realtà, prima o poi, si spalanca agli occhi”.

17. “Resto scettico sull’attività di Bannon, dubito che porti a qualcosa. E’ utile a lui che è diventato intoccabile per molte organizzazioni mainstream negli Usa, per non parlare dei contratti di consulenza che accumula. C’è gente disposta a pagare un mucchio di soldi per i suoi consigli. Non vedo una personalità autorevole e seria in grado di mettere insieme risorse e ricette politiche sotto l’ombrello di Bannon. Karl Marx sognava l’internazionale del proletariato, più tardi Lenin si accorse che gli operai tedeschi e quelli russi non erano interessati al progetto. La sfida oggi non è che i nazionalisti vincano ma che i liberaldemocratici possano uscire sconfitti. Se ciò accadesse, i dittatori veri guadagnerebbero la scena”.