La guerra termonucleare, l’apocalisse zombie e l’amore per la vita

Nelle società occidentali è assente una reale consapevolezza del fatto che da almeno 3 anni il mondo è sull’orlo di una #guerratermonucleare. Il nostro giudizio è offuscato da pigrizia mentale, ignoranza, superstizioni, pregiudizi e non prendiamo sul serio l’ammonimento di #Putin alla stampa occidentale: «è a voi per primi che raccontano queste scemenze e voi le diffondete tra i vostri lettori. E quel che più mi preoccupa è che questi ultimi non sono più in grado di rendersi conto dell’imminenza del pericolo. Come fate a non capire che il mondo sta per essere spinto in una direzione senza ritorno, mentre loro (classe dirigente americana) sostengono che non sta accadendo niente. Io non so più cosa fare per aiutarvi a capire!». Non lo prendiamo sul serio perché ci è stato detto che è l’aggressore e noi ci stiamo difendendo legittimamente. Chi potrebbe fidarsi di un nemico implacabile?

Invece ci fidiamo di chi la stampa ci dice sia la candidatura più desiderabile (o meno indesiderabile) alla guida dell’unica superpotenza rimasta al mondo, sorvolando sulla sua manifesta proclività a seminare morte e incarcerare vita.

Ma c’è un altro meccanismo psicologico in gioco. Pochi restano all’oscuro dell’esistenza degli #psicopatici, ma quasi nessuno ne tiene conto nella vita quotidiana e nella valutazione degli eventi globali.

Perciò non ci sfiora l’idea che lo psicopatico/sociopatico possa coltivare non solo megalomanie ma anche una compulsione parassitaria ed entropica alla schiavizzazione, spolpamento e distruzione della vita e delle risorse che la sostengono (#deathwish, anelito per l’annichilimento): sua, degli altri, dell’intero pianeta.

Non ci domandiamo se i #filmapocalittici in cui le masse sono sterminate da #zombie o #catastrofinaturali o #invasionialiene siano puro intrattenimento o esprimano bramosie neanche troppo latenti.

Non ci accorgiamo che certe correnti di pensiero che predicano che la natura umana è fallace e dev’essere sostituita da una natura robotica (cioè morta, post-biologica) sono tanatofile: i #transumanisti detestano la vita (inconsciamente a partire dalla propria vita) perché la percepiscono come impura, imprevedibile, imperfetta, impotente, in ultimo perdente.

Tanatofile, neanche troppo furtivamente, lo sono parimenti le correnti dell’#ecologiaprofonda (#deepecology), per le quali l’umanità è solo un virus, un errore evolutivo da estirpare.

Sono tutti desideri di morte mascherati in modo tale da diventare socialmente e culturalmente accettabili e potersi diffondere, distruggendo le relazioni umane, le società, la civiltà umana.

La domanda da porsi è la seguente: l’umanità è stata contagiata da un virus psichico che rischia di condurla all’autodistruzione, paralizzandola o pervertendone pensieri e azioni con il cinismo, negativismo, disprezzo di sé, sottovalutazione dei rischi, odio per l’altro da sé, ecc.? Se la risposta è affermativa: come possiamo salvare almeno una parte dell’umanità dal contagio e compiere il prossimo balzo evolutivo?