Hariprasad Venugopal, Via Lattea dalla spiaggia di Himatangi, Nuova Zelanda

Proposta per un nuovo rapporto tra cittadini, istituzioni, ricerca scientifica

Servono reti di partecipazione deliberativa transnazionali che verifichino i fatti, facciano circolare idee e osservazioni critiche, diffondano le best practice che emergono in ogni angolo del pianeta
Onorevole Francesco Palermo, TRANSEUROPA. Reti di società civile, Rovereto, 21 novembre 2015

a) I cittadini commissionano degli studi specifici tramite una raccolta fondi.
b) I ricercatori presentano delle proposte per ricevere dei fondi da impiegare per approfondire certe questioni in un settore di propria competenza e queste proposte vengono progressivamente integrate da indicazioni da parte dell’opinione pubblica.
c) Ciascun progetto viene presentato al pubblico con un evento di lancio e con la condivisione in rete. Dopo il suo completamento si presentano i risultati ancora una volta con un evento pubblico e in rete.
d) Vengono selezionate delle sedi adibite a luoghi di dibattimento sul modello del débat public.

Vantaggi
Non esiste ricerca scientifica che sia puramente tecnica e completamente neutrale rispetto alla volontà e interessi di chi la sponsorizza e di chi la esegue (v. bibliografia in fondo). Una volta che si accetta questa premessa e quella per cui la ricerca scientifica è un bene comune, allora è importante che la popolazione possa avere voce in capitolo su una parte degli investimenti che la sostengono.

http://www.skopia.it

In questo modello la reputazione dei ricercatori non sarebbe legata necessariamente alla grandezza dell’azienda per cui lavorano ma a:
a) qualità del servizio che garantiscono;
b) abilità nel gestire la fase comunicativa, di moderazione e di restituzione;
c) capacità di svolgere il ruolo di corpo intermedio tra decisori e cittadini;
d) rispondenza alle esigenze della popolazione che sponsorizza questo o quel progetto perché ha constatato che è l’unica maniera per far luce su un problema che non viene affrontato a livello istituzionale.

Vantaggi per la società
Si farebbe didattica, sensibilizzazione e si sperimenterebbero nuove forme di partecipazione civile. La gente si dovrebbe assumere la responsabilità di formarsi una visione più obiettiva della realtà invece di limitarsi ad accusare la “casta” di incompetenza, pressapochismo e corruzione.
La valutazione delle proposte e delle attività potrebbe essere affidata ad assemblee di cittadini (democrazia deliberativa).
Partecipando all’indagine nella selezione dei ricercatori le persone comincerebbero ad interessarsi all’informazione ed alla scienza, ossia alla conoscenza nel suo complesso, che è l’architrave di una democrazia sana, di una società civile vitale. Si abituerebbero ad interrogarsi ed informarsi invece di abbandonarsi a una certa passività. Nascerebbero nuove questioni, nuove controversie, nuove ricerche.
Politici e cittadini commetterebbero meno errori, risparmiando risorse, grazie ad una maggiore attenzione alla realtà ed una percezione più obiettiva dei fatti.

Regole condivise
Le organizzazioni e singoli che faranno richiesta di fondi dovranno attenersi a una serie di principi deontologici, in primis la trasparenza.
Le regole condivise riguardano però l’intera società.
La democrazia deliberativa dev’essere intesa come propedeutica alla democrazia diretta, per garantire il rispetto delle regole che inverano il contratto sociale che lega i cittadini tra loro e i cittadini e la classe dirigente.
La democrazia diretta sconta una serie di difetti.
Il mito della maggioranza monolitica che rappresenta la quintessenza di una società e che perciò va salvaguardata non ha alcun fondamento: le società cambiano ad ogni generazione perché idee e persone circolano e perché il futuro è aperto (come lo è il passato, per la storiografia).
La democrazia diretta ha un intrinseco carattere plebiscitario e autoritario. Le maggioranze ignoranti che impongono il loro volere reputandolo assoluto e legittimato dal voto hanno comunque torto rispetto alle minoranze più preparate, a prescindere dal consenso numerico.
L’abuso del principio di maggioranza che sfocia in tipologie di autoritarismo formalmente democratiche si contrasta estendendo la partecipazione democratica all’intera società, ossia con una maggiore integrazione tra società civile e classe dirigente.
La piattaforma di raccolta fondi diventa uno strumento di maturazione del pensiero e della prassi democratica in senso post-platonico: è possibile fare in modo che sempre più cittadini possano a pieno titolo servire in futuri consigli di saggi che coadiuvano l’azione dei governanti.

Modalità di attuazione
Ciò che conta, in una società post-paternalista a forte tasso di democrazia partecipata, è che l’opinione pubblica sia dotata degli strumenti per deliberare consapevolmente e responsabilmente circa le priorità da assegnare alle analisi delle tendenze e degli scenari. Questo spazio non potrà essere solo di carattere digitale ma richiederà l’organizzazione di incontri e dibattiti con facilitatori e moderatori.
Questo tipo di piattaforma digitale e non consentirebbe al pubblico di valutare e dibattere le opzioni e distribuire le risorse come parte di una conversazione in corso su base continuativa circa quel che sappiamo e pensiamo di sapere e ciò che desideriamo approfondire alla luce di un certo numero di scenari prospettati.

Fonti
John P.A. Ioannidis, Why Most Published Research Findings Are False, PLoS Med. 2005 Aug; 2(8): e124.
Dan Hind, Time to democratise science, New Scientist, 8 December 2010
Dan Hind, Vote for science, New Scientist, 5 January 2011
Jonah Lehrer, The Truth Wears Off, New Yorker, 13 December 2010
False positives: fraud and misconduct are threatening scientific research, Guardian, 13 September 2012
Slay peer review ‘sacred cow’, says former BMJ chief, Times Higher Education, 21 April 2015

http://www.wazars.it/

Stefano Fait, Ph.D.
Trento — Italy
Social forecaster, political scientist and anthropologist.
Strategy consultant, communications and social media relations manager for WazArs and -skopìa.
Arts and Culture reporter for “Trentino” & “Alto Adige”. Professional translator. Editor-in-chief of futurables.com.
Peer reviewer and contributor for Routledge, Palgrave Macmillan, University of British Columbia Press, IGI Global, Infobase Publishing, M.E. Sharpe, Congressional Quarterly Press, Greenwood Press.
Laurea in Political Science — University of Bologna (2000).
Ph.D. in Social Anthropology — University of St. Andrews (2004).
Co-author of “Contro i miti etnici. Alla ricerca di un Alto Adige diverso” (2010).

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