Stefano Micelli in conversazione con Michele Bonmassar e Federico Zappini

Stefano Micelli presenta “Fare è innovare. Il nuovo lavoro artigiano” all’Impact Hub di Trento (16 maggio 2016)

Ieri pomeriggio, a cinque anni dal successo di “Futuro Artigiano”, Stefano Micelli ha presentato “Fare è innovare”, uscito da pochi giorni nelle librerie.

A fianco della produzione di scala automatizzata, esistono spazi per un modello di crescita basato sulle persone e la loro inventiva, visioni, eccentricità, genio, creatività?

Non pura teoria ma un’analisi strategica di trend che raccontano esempi pratici di successo, attraverso la lettura di casi imprenditoriali emblematici e ispiratori.

ALCUNI PASSAGGI CHIAVE (dal punto di vista di chi scrive: Stefano Fait)

Fabbrica della birra Moretti davanti a casa di Micelli ha seminato nel suo cuore un legame affettivo quasi insormontabile. Ovunque, anche negli USA — dove la Moretti è la birra preferita del protagonista di American Psycho! –, ordina sempre quella.

Questo anche se è perfettamente conscio che si tratta di:

- un prodotto industriale;

- un impianto passato di mano tra tanti proprietari;

- senza più alcun collegamento con la birra di quando era giovane;

Potenza delle emozioni e affezioni.

Sull’eurostar la scelta è tra la Moretti e una birra artigianale: non sa che fare, visto che lui è un promotore dell’artigianalità.

Fortunatamente ora la Moretti si è messa a produrre birre artigianali regionali/territoriali.

Segno che anche l’industria non può ignorare la forte domanda di “decentramento”, “territorio”, “autenticità”, “tracciabilità”, ecc.

D’altra parte Teo Musso della birra artigianale Baladin si è associato a Farinetti e ora esporta negli USA.

Il confine non è sempre definito.

In risposta a una mia domanda sul curioso fenomeno per cui Italia e Giappone sono leader mondiali sia nell’artigianato sia nella robotica/automazione, Micelli spiega che la robotica è un mestiere artigianale, nel senso che spesso ogni macchina è unica, perché ogni committente ha esigenze peculiari. Non servono neppure dei cataloghi.

Il confine, come detto, non è sempre definito.

Macrotendenza importante è quella della democratizzazione della tecnologia e del know how.

Ora tanti possono produrre birra artigianale per una clientela perché l’acquisizione di macchinari e saperi (primer kit) è più a buon mercato. Non serve più un’economia di scala. Si può essere piccoli e farcela. La soglia di entrata è sempre più accessibile.

Fenomeno paragonabile alla diffusione capillare del computer, che ha permesso a milioni di persone di liberare le loro capacità innovative e creative.

La quarta rivoluzione industriale è destinata a diventare sempre meno tecnocratica e verticalista. Rivoluzione dal basso.

Vero ostacolo è la concentrazione delle risorse nelle mani di pochi. Diversamente saremmo già al passo con gli standard dei bei tempi del dopoguerra.

La grande industria non tornerà, almeno non in Europa o nel Nord America. Viviamo in società post-materialiste, di consumo critico e personalizzato. Chi vuole fare produzione di scala non può che delocalizzare.

Ci interesserà sempre meno la quantità e sempre più la storia che c’è dietro a un produttore e la relazione che possiamo stabilire con il prodotto o la zona di produzione: aspirazioni, progetti, sensibilità.

Desiderio di fare in modo che i miei soldi possano andare in mano a persone che posso teoricamente incontrare.

Lui Teo Musso l’ha chiamato per capire la sua esperienza e ne hanno parlato a cena e ha scoperto che design e marketing della Baladin sono molto localizzati, un’impresa quasi amicale o clanica [NOTA MIA: come in Cina?].

È cambiata la cultura del consumo e il consumatore diventerà sempre più smaliziato e critico, appassionato di trame di relazioni e desideroso di ridurre l’asimmetria di conoscenza tra produttore e cliente [NOTA MIA: a domanda Micelli risponde che in effetti la questione centrale sembra essere quella del bisogno di TRASPARENZA].

Perfino in Cina la sbornia da grandi marchi sta passando. Lusso europeo in crisi anche se consumi interni salgono. Forte accelerazione di processi che in passato richiedevano magari delle generazioni.

La Corona messicana occupa un’intera città e in 45 minuti realizza l’equivalente della produzione annuale di birra Baladin. Però alla fine il costo di quest’ultima è competitivo rispetto alla prima, per una serie di ragioni, in primis le spese pubblicitarie e di filiera.

Si può fare.

Da spersonalizzazione a personalizzazione.

Da catena di montaggio a creatività.

Oggi è possibile creare una birra esclusivamente pensata per un evento, senza andare in perdita.

Per lungo tempo l’artigianalità si è rintanata nel lusso per poter sopravvivere.

Oggi, però, l’economia di varietà è più accessibile alla classe media. Il problema è evitare che la classe media si estingua (!).

Senza classe media non c’è democrazia.

La classe media deve tornare a diventare l’artefice del proprio futuro.

MIE OSSERVAZIONI: per come la vedo io, non sarà l’industria a scomparire, ma la forza lavoro operaia, sostituita da robot. Poi verrà il turno dei colletti bianchi (in parte già ci siamo: nella finanza e negli studi legali, per esempio). 
Ma a quel punto l’intero sistema economico sarà stato rivoluzionato garantendo a tutti una vita dignitosa (Reddito Universale di Base -> neogeorgismo + ristrutturazione del debito globale) e quindi la possibilità di dedicarsi ad attività creative/industriose. Oppure ci saremo autodistrutti.
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