Ho letto recentemente diversi articoli che parlano di tutto ciò e di come la generazione Z si stia…
Marta Tagliaferri
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Ti ringrazio per il commento che ho trovato molto interessante. Per rispondere alla tua domanda sulla possibile perdita di intimità del medium o del significato che diamo a esso, potrebbe essere utile pensare alla teoria delle “sfera pubblica corrotta” di Van Dijke, 2012. Secondo il sociologo, gli ecosistemi dei social media ricreano e definiscono uno spazio dove ogni sfera pubblica, privata o corporate rivendica il proprio diritto di produrre nuove norme di socialità e interelazione. Concretamente, il socia network (lui analizzava Facebook) contribuisce a ricreare il concetto di socializzazione allo stesso modo e nello stesso tempo in cui questo concetto è ridefinito da fattori sociopolitici, legali e commerciali.

Tornando al nostro caso, credo che le caratteristiche che l’articolo di Vice definisce interessanti per un utilizzo commerciale di Instagram (Mobile based - un post unico fatto di foto o video inseriti in una cornice estetica grande e nitida - intimità garantita dalle interazioni della comunità) siano strumenti apprezzabili anche da parte di utenti che diano un significato più intimo al proprio profilo. Se utilizzassimo il grafico “Anxiety, boredom and flow” di Csikszentmihalyi (2006) potremmo notare che gli strumenti messi a disposizione da Instagram fanno leva su “challenges” e “skills” raggiungibili teoricamente da ogni individuo, senza che questo debba avere un supporto finanziario o strategico particolarmente elevato. Il “flow channel” di Instagram si adatta alle necessità di una moltitudine di utenti in maniera diversificata e personale. Instagram utilizza e permette l’utilizzo di moltissime “tecniche di persuasione” trasversalmente in tutte e da tutte le possibili “sfere”.

Come messo in evidenza dall’articolo di Vice, Instagram è diventato una macchina per fare soldi, è riuscito dove gli altri social network hanno fallito. A mio parere, per il momento Instagram ha un obiettivo chiaro e non ha paura di ammetterlo. La domanda che mi faccio è per quanto tempo questo social network permetterà a tutti di utilizzare, legittimamente o meno, un canale di forte attrazione e persuasione commerciale, garantendo, come dici tu, un’esperienza “unica” all’utente libero di scegliere il proprio comportamento all’interno di questo spazio sociale.

Instagram non è né Facebook né Twitter, ma è un uno spazio commerciale privato, pubblico e istituzionale ( questo articolo non lascia dubbi — http://www.adweek.com/news/technology/instagram-takes-another-step-toward-e-commerce-164024) con le caratteristiche di un “bazar”: affascinante, esteso e, per il momento, libero.

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