Il ragazzo con l’algoritmo

Il ragazzo si chiama Adam Mosseri. Ha una giacchetta grigia e la t-shirt bordeaux, i jeans, le scarpe marroni. La faccia è pulita, i capelli sparsi dell’ultimo McEnroe in testa e l’aria talvolta assorta del primo Verdone nel ruolo del bambinone.

Adam è il papà del News Feed di Facebook e qui a Perugia ce l’abbiamo un po’ tutti con lui. Facebook è ormai il primo distributore delle notizie prodotte dai nostri giornali ormai cronicamente asfissiati da bilanci in rosso e da prospettive nere.

Per questo — appena possiamo, nei nostri consessi di giornalisti — diamo la colpa a lui e a quegli altri sbarbati in t-shirt venuti dell’altra parte dell’oceano con un algoritmo nella tasca a metterci il bastone tra le ruote. E’ vero. Dovremmo forse anche interrogare noi stessi, i nostri editori, le nostre organizzazioni. Su come stiamo facendo i nostri giornali, su quale sia il loro reale valore, se siamo disposti a cambiare. Ma non è questo il punto.

Adam è uno degli uomini più potenti della terra.
Lui e il suo algoritmo segreto decidono se per me, per la mia famiglia e per qualche altro miliardo di persone sia più indicato vedere il cane del mio amico che salta nel prato o che cosa succede ad Aleppo. Opzioni di questo tipo trovano una risposta ogni giorno, ogni millisecondo, ogni volta in cui un utente accede a Facebook. Per questo Adam è uno dei potenti della terra, per questo in ballo c’è ben più del destino di giornali e giornalisti.

Il ragazzo spiega serafico che è impossibile definire e separare quello che è notizia da quello che non lo è. Che Facebook è focalizzato sul “contenuto” e su quello che le persone possono conoscere. Che vuole nutrire questa possibilità di informazione e sostenere anche i produttori dell’informazione.

Il giornalista americano lo incalza. “Scegliere che cosa mostrare alle persone e che cosa no è avere un’idea di società civile, decidere quale ruolo avere nella ricostruzione della società civile. Lo state facendo?” Adam perde lo sguardo sui poderosi archi della Sala dei Notari. Ad ascoltarlo in silenzio religioso centinaia di giornalisti, studenti, ricercatori da tutto il mondo. “E’ vero. Sappiamo che c’è una grande polarizzazione, che stiamo tutti dentro una bolla e gli algoritmi su internet spesso ci fanno vedere quello che già conosciamo e ignorare quello che non conosciamo. C’è una grande responsabilità. Ma scegliere di mostrare alle persone quello che non conoscono (leggi “le vostre notizie”) sarebbe un’altra polarizzazione arbitraria”. E aggiunge: “No, è molto complicato rendere accessibile il nostro algoritmo, quello che stiamo facendo è però cercare di diventare più trasparenti.”

Adesso lascio Perugia, torno ad Asti in treno.

Quando sono ad Arquata Scrivia, lungo il primo binario c’è uno spicchio di sole mentre attendo il regionale che mi deve portare a casa. Nessuno sa se e come Adam porterà avanti i suoi piani. Se un po’ di quell’immenso potere — osservava un giovane nella Sala — andrà a cittadini e parlamenti. Se il suo algoritmo segreto sarà rimpiazzato da qualche altro nuovo algoritmo.

Intanto ad Asti, così come nella maggior parte delle nostre città, stiamo perdendo la nostra stampa locale: i nostri giornali, le nostre tv, le nostre radio. Lo sa bene anche Adam. “E’ un momento molto difficile per le notizie locali, è difficile sostenersi con la pubblicità o con gli abbonamenti in un momento in cui ci sono molti altri contenuti che portano fuori dal locale queste risorse. Local News oggi è una categoria difficile da definire. In Facebook cerchiamo di aiutare le persone a connettersi sul proprio territorio ma non pretendo di avere una risposta sul destino delle notizie locali”.

Chissà se poi ci interessa davvero. Non dico se interessa noi quattro giornalisti. Mi chiedo se come cittadini, ad Asti e altrove, ci teniamo al destino delle notizie, a partire da quelle locali.

Crediamo — oppure no — che la qualità dell’informazione sulla nostra comunità ha a che fare con la qualità del pensiero e delle decisioni pubbliche e private che possiamo esprimere, dentro e in favore di quella nostra medesima comunità?