Vendimi questa penna

Gianni Rodari aveva capito tutto del web marketing.

Abbondantemente prima dei Montemagno, dei Bandiera, degli Skande e compagnia cantante.

E’ una storia crepuscolare.

“Se io avessi una botteguccia

fatta di una sola stanza

vorrei mettermi a vendere

sai cosa? La speranza.

“Speranza a buon mercato!”

Per un soldo ne darei

ad un solo cliente

quanto basta per sei.

E alla povera gente

che non ha da campare

darei tutta la mia speranza

senza fargliela pagare”

Oggi l’unico prodotto vendibile è la speranza stessa di vendere e l’unica platea in ascolto è quella dei “consulenti”.

Linkedin è la piattaforma di chi non ha un lavoro o ne vorrebbe un altro. Di chi non ha clienti e ne vorrebbe. Di gente che si offre e non acquista.

Un corto circuito in cui gli unici assenti sono gli acquirenti.

Una sorta di casinò in cui tutti fingono di giocare pesante con soldi finti, tra ammiccamenti e pacche sulle spalle complici. In cui ci si scambiano storielle epiche di video per multinazionali che fanno milioni di visualizzazioni “girati da studenti e rifiutati dalla casa madre!”, di post su automobili elettriche da trilioni di visualizzazioni “scritti gratis e non commissionati” (ma pensa un po’ ), di prodezze a ufo o non commissionate.

Una saga di fuffa pneumatica a buon mercato che droga il parterre degli aspiranti e regala valore gratis alle aziende che comodamente stanno sedute ad aspettare i contributi gratis dei volontari in cerca del proprio quarto d’ora di notorietà.

E tutto per cosa?

Per vendere i soliti corsi di formazione sulla speranza di vendere .

“Vendimi questa penna” , apriva, e chiudeva - crepuscolarmente - Leonardo di Caprio in “The Wolf of Wall Street.

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