L’Italia che gode delle disgrazie. E noi, che non possiamo solo indignarci

«Speriamo che il 2013 sia un anno pieno di monnezza, profoghi, immigrati, sfollati, minori, piovoso così cresce l’erba da tagliare e magari con qualche bufera di neve: evviva la cooperazione socialee».

L’sms mandato, all’alba del 2013, da Salvatore Buzzi — già re delle coop romane, presunto uomo chiave del sistema di “Mafia Capitale” — non è solo un sms. È un manifesto programmatico, una sintesi poderosa e perfetta, lunga un tweet e mezzo. La summa dell’Italia che rema contro. Quella peggiore, che gode delle disgrazie, che spera nei disastri. Che fa tutto il possibile per mandare tutto allo sfacelo.

In quel messaggino — a ragione lo nota Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera — si sente l’eco dell’Aquila e delle risatine del costruttore Francesco De Vivo Piscicelli, quello che confidava al cognato tutta la soddisfazione per un terremoto che ha distrutto case e vite umane. E in quelle parole si sente anche l’eco del fascio-razzismo che, spacciandosi per rivolta-dei-residenti e strumentalizzando una situazione sociale non facile, ha innescato la guerra di Tor Sapienza contro dei giovani migranti. Guarda caso, forse il Buzzi non era estraneo nemmeno a quella storia.

Indignarsi, allora e oggi, è troppo facile eppure obbligatorio. Ma, mentre aspettiamo la giustizia e il suo corso, qualcosa in più tocca farlo. Perché scuotere la testa, puntare il dito e sentirsi migliori non basta più. Dopo aver letto quel messaggio, tocca sentirsi tutti peggiori, tutti più sporchi, inquinati e complici. La “rabbia di Tor Sapienza” non sarebbe scoppiata senza cittadini disposti a farsi trascinare dal lato sbagliato. Mafia Capitale non sarebbe prosperata senza il tacito assenso — e quindi la complicità — di tutti quanti.

Vedo troppi rassegnati e assuefatti alle cose che non funzionano, allo schifo materiale, sistematico e delle coscienze. Vale specialmente per Roma, ma non vale solo per Roma. Indignarsi, e intanto imbrogliare sulla raccolta differenziata, non basta più. Non è mai bastato, o servito a niente. Tocca sentire sulle proprie spalle un pezzetto del peso di tutto il marcio. Tocca vivere come se dovessimo tutti un po’ farci perdonare. E non accettare più quello che non va o va storto, solo perché così è sempre stato. O domani inizieremo ad abituarci anche a chi ride gode campa delle disgrazie di tutti.

La sfida all’Italia peggiore inizia adesso.

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