La disastrosa eredità di Rosy Bindi in Veneto

La storia di come Rosy Bindi ha compromesso il centrosinistra veneto.

Rosy Bindi ha recentemente annunciato il suo addio alla politica. Dopo 28 anni tra governo, parlamento italiano ed europeo, in molti iniziano ora a tirare le fila di questo importante personaggio politico. Quello che mi propongo di fare con questo articolo è un bilancio “Veneto” della carriera di Rosy Bindi.

Alcuni la ricorderanno per la sua attività di governo, altri per lo scandalo Lusi e altri ancora per la sua ferrea opposizione, seconda solo a Paola Binetti, alla parità di diritti per le persone omosessuali.

In Veneto però, verrà ricordata come colei che uccise il centrosinistra veneto, regalando la presidenza della regione a Gianfranco Galan per ben 15 anni. La vicenda risale alle elezioni regionali del 1995.

Tangentopoli e gli scontri interni alla DC veneta, tra i dorotei di Carlo Bernini e gli anti-premabolari di Carlo Fracanzani, portano l’intero centrosinistra veneto ad uno stallo. È a questo punto che entra in scena Rosy Bindi, “spedita” a guidare la DC e il futuro PPI (partito popolare italiano) in Veneto di cui diventerà segretaria.

Un nome sembra però unire e aprire la strada alla vittoria elettorale: Tina Anselmi. Prima ministra donna nella storia italiana, staffetta partigiana, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2, la castellana sembra la candidata perfetta per le elezioni regionali del 1995.

Tina Anselmi

Una candidata di grande forza politica e morale, necessaria in un’elezione fondamentale in cui lo sfidante, Gianfranco Galan, alla guida della coalizione FI-LN, beneficia del successo politico e mediatico di Silvio Berlusconi.

In molti concordano che Tina Anselmi avrebbe vinto quelle elezioni regionali. Lo sostiene Renzo Mazzaro nel suo “I padroni del Veneto” (editori Laterza), Valter Vanni (ex leader del PCI a Venezia), l’ex consigliere regionale Giovanni Rolando, il senatore Paolo Giaretta e persino Laura Puppato.

Ma questo non bastò a fermare un veto perentorio sulla sua candidatura, quello di Rosy Bindi. I motivi del veto sono tutt’ora sconosciuti, ma le conseguenze sono ben conosciute da chiunque si occupi di politica veneta.

Alle elezioni, per il centrosinistra si presentò invece Ettore Bentsik. Ex Presidente della Cassa di Risparmio e sindaco di Padova, ma sconosciuto a gran parte della popolazione veneta. Il risultato è catastrofico: 32,3%, un risultato umiliante per la sinistra in Veneto. (N.B. Comunque maggiore del 22,74% di Alessandra Moretti alle ultime elezioni regionali). Il centrosinistra è sconfitto, e Gianfranco Galan diventa presidente del Veneto

È allora il caso di farsi una domanda: cosa sarebbe successo se Tina Anselmi fosse stata candidata in Veneto?

Cosa ne sarebbe stato degli scandali, dei project financing, della ridicolizzazione dell’immagine del Veneto e dei Veneti degli ultimi 20 anni? Nessuno può saperlo, ma forse il MOSE, la Pedemontana, la corruzione negli appalti per la sanità e nel passante di Mestre non sarebbero mai successi.

Sappiamo però che nel 1995 il centrosinistra veneto poteva vincere quelle elezioni. Facendolo avrebbe cambiato la storia del Veneto, fermando l’ascesa di Gianfranco Galan a “paron” del Veneto e il passaggio di fiaccola a Zaia dal 2010

E in tutta questa storia esiste qualcuno che più di altri ha avuto responsabilità, il suo nome è Rosy Bindi.