Cara Sardegna
Franz Vitulli
330111

Caro Franz, mi ci sono voluti 4 giorni di tempo per poter scrivere un commento che sia lucido e il più possibile oggettivo a questo post, nel quale, onestamente, leggo molta provocazione e poca sostanza.

Potremmo stare qui a parlare e commentare in un pub londinese o irlandese, dove entrambi abbiamo (mi sembra di capire) deciso di spostare le proprie vite. Se la Sardegna ha dato i natali a tua moglie, lei meglio di tutti può spiegarti la difficoltà di doversi rassegnare ad accettare una vita lontano da un posto come la Sardegna.

Ma preferisco concentrarmi solo su due punti che mi fanno capire che forse tu, della Sardegna, non hai capito poi tanto.

Dici : A soggiornare in un paese della costa sarda — che non sia la Costa Smeralda — sembra di tornare indietro agli anni 80–90 del secolo scorso. Tutto è fermo ad allora: prendi la casa del cugino del cognato, entri in un bar a prenderti un caffè al volo, vai in spiagge bellissime e piene di ambulanti che passano ogni quarto d’ora, e il giorno di Ferragosto il menù dei ristoranti è fisso — e se sei vegetariano, vegano, celiaco, allergico ai crostacei, devi discutere per farti fare un’insalata. “

Per me poter andare in spiaggia come facevo negli anni 80 o 90 è un lusso e un privilegio di pochi. In Sardegna le spiagge non si pagano, i parcheggi non si pagano (a meno che tu non voglia arrivare sulla riva con la macchina, ma vorrei ben sperare che tu non faccia parte di questa schiera di individui), in Sardegna non paghi la tassa di soggiorno e sì, le case si prendono ancora dal fratello del cugino del tuo meccanico di fiducia che quest’anno non è riuscito a tornare, mischino, perché gli aerei costavano troppo. In Sardegna hai ancora il vicino di casa che ti porta le zucchine appena raccolte dall’orto. In Sardegna il menu fisso/turistico lo trovi dappertutto ma credimi che qualcuno che ti prepara un panino col tonno e maionese lo trovi dappertutto “E due pomodori li vuoi? Guarda che son freschi, ce li hanno portati stamattina, e assaggiali dai”.

Dici “È che ti stai volontariamente rifiutando di rivolgerti a una categoria di viaggiatori che sarà sempre più comune, e che se deve partire dall’Europa settentrionale verso una destinazione calda, ad agosto, non ti considera: preferisce andare alle Canarie, in Portogallo, in Grecia, nel sud-est asiatico, tutte destinazioni dove gente come noi trova strutture e meccanismi più familiari. Preferiamo un mare leggermente meno bello, un cibo forse meno squisito, ma servizi collaterali all’altezza delle nostre aspettative.”

In Sardegna anche quest’anno sono arrivati 200.000 turisti in 2 settimane. E ho questa sensazione che siano tutti sopravvissuti al pagare in contanti e a usare la connessione dati, oppure (senti un po’) a tenere il telefono a casa. Se le tue aspettative sono più alte di quelli che tu chiami “servizi collaterali”, ma che per me sono “valori aggiunti”, a questo punto sei tu che stai rifiutando qualcosa e non puoi dare le colpe alla Sardegna.

Vuoi venire a lavorare da un baretto in Sardegna per 4–5 mesi l’anno? Armati di chiavetta Internet USB, metti un post su FB “sapete di qualcuno che mi può affittare una casa con veranda per 4 mesi?”-w i social- e fai la valigia. Credo che l’unica persona che te lo impedisca, sia tu.

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