Confini in guerra

Storia e memoria tra Italia e Slovenia

Novantadue ragazzi e ragazze di cinque scuole e i loro insegnanti hanno partecipato, nel novembre 2014, a un viaggio di conoscenza su un territorio che è un microcosmo della storia del Novecento: il confine che separa l’Italia dall’attuale Slovenia. Per l’Italia si tratta del confine orientale, definito confine mobile, per segnalare la complessa dinamica di conflitti e contese nazionali che, a partire dall’Impero austro-ungarico e attraverso la Grande guerra, si intrecciano poi con fascismo, nazismo e comunismo jugoslavo.


Nodo storiografico ancora aperto, la storia di questi territori si presta a spiegare la guerra fascista e nazista con il suo progetto di espansione, organizzazione razziale e sterminio, nonché il progetto di assimilazione delle minoranze nazionali sotteso anche alla costruzione della Jugoslavia di Tito.

Istituto storico di Modena, Fondazione ex Campo Fossoli e Fondazione Villa Emma hanno realizzato l’itinerario grazie al contributo concesso dall’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna per i Viaggi della memoria 2014.

Il percorso è iniziato dal campo di concentramento fascista di Gonars in provincia di Udine, con una conferenza e visita guidata di Alessandra Kersevan, studiosa delle questioni di confine tra Italia e Jugoslavia. La visita alla capitale slovena Lubiana e al suo Museo di storia contemporanea ha consentito di approfondire il tema dell’occupazione fascista della Slovenia e le trasformazioni storico-politiche del paese nel Novecento, mentre il castello-prigione nazista di Begunje ha offerto l’occasione di una riflessione sulla repressione antipartigiana e la deportazione.

Mila Orlic dell’Università di Rijeka, autrice insieme a Boris Pahor del libro-intervista Tre volte no, ha ripercorso in un incontro con gli studenti la vicenda dello scrittore triestino di lingua slovena. Fabio Todero dell’Istituto regionale per la storia della Resistenza del Friuli Venezia Giulia ha accompagnato il gruppo nella visita alla città di Trieste e alla Foiba di Basovizza. Infine, una volta rientrati nel modenese, Maria Luisa Molinari, esperta dell’esodo giuliano-dalmata, ha ricostruito la storia del Villaggio San Marco all’interno dell’ex campo di concentramento di Fossoli di Carpi.

Il viaggio ha introdotto così i temi del funzionamento e della finalità degli stati totalitari fascista e nazista, della politica di repressione delle minoranze, della strategia militare di occupazione, dell’evoluzione del sistema concentrazionario, del progressivo dilatarsi delle categorie perseguitate, dei campi gestiti dagli italiani tra il 1941 e il 1943 e di quelli sotto controllo nazista. Ha consentito di approfondire — attraverso l’analisi del caso dei profughi e degli infoibati italiani — le logiche etno-nazionali che guidarono la costruzione della pace in Europa, al prezzo di drammatiche azioni di spostamento coatto delle popolazioni, in particolare di quelle delle potenze sconfitte.

Studenti e insegnanti — provenienti dall’Istituto tecnico industriale Volta di Sassuolo, dall’Istituto tecnico biologico e Liceo linguistico Selmi di Modena, dall’Istituto agrario Spallanzani di Castelfranco Emilia, dall’Istituto tecnico industriale Leonardo da Vinci di Carpi e dal liceo scientifico Morandi di Finale Emilia — hanno partecipato con attenzione e interesse.

La riflessione si è anche estesa al tema della memoria: da un lato, la presenza o assenza di testimonianze e monumenti come rappresentazione dei riferimenti simbolici di una cultura; dall’altro, la possibilità di rielaborare conoscenze, utilizzando sia le nuove tecnologie, sia strumenti tradizionali di comunicazione. I testi che appaiono in questo profilo Medium sono tratti da una “rivista” redatta — in un numero unico — da un gruppo di quattordici e studentesse con il coordinamento di una giornalista.