Fossoli
Un Campo, tante storie
di Luca Lasagni
Il viaggio del confine orientale è proseguito lunedì 1 dicembre 2014 con la visita al campo di Fossoli, frazione di Carpi (Mo). Gli studenti sono stati divisi in gruppi e ogni gruppo aveva una propria guida che raccontava, durante la visita, i fatti storici e le varie fasi del campo. Alla fine vi è stato l’incontro con la professoressa Maria Luisa Molinari all’interno di una baracca ricostruita.
Il Campo di Fossoli nacque come campo di prigionia allestito da italiani nel maggio 1942. Coloro che vivevano inizialmente all’interno erano prigionieri di guerra: neozelandesi, inglesi e sud africani catturati nel nord Africa. Il luogo per la costruzione del campo fu scelto perche inizialmente era una zona isolata, ma che permetteva comunque gli spostamenti essendo vicina alla ferrovia di Carpi. La struttura iniziale del campo fu quella di una grande tendopoli. Nel campo si faceva comunque una vita dignitosa, vi erano rapporti con l’esterno, per esempio con il fornaio che ogni mattina distribuiva il pane; inoltre fu adibita una parte del campo al montaggio di un ring dove i soldati potessero tenersi in allenamento.
Nel 1943 sbarcarono gli Alleati per liberare l’Italia dal fascismo e Mussolini fu destituito e imprigionato in Abruzzo. Il generale Badoglio firmò un accordo con gli Alleati e l’Italia dichiarò guerra alla Germania. L’8 settembre arrivò la comunicazione via radio dell’Armistizio al campo di Fossoli, dove italiani e inglesi si ritrovarono così alleati e attesero indicazioni per la liberazione. La notte tra l’8 e il 9 settembre il campo fu circondato dall’esercito tedesco e tutti i residenti nel campo furono trasferiti in Germania. Il 30 novembre 1943 con un ordine di polizia si decise di arrestare tutte le persone di origine ebraica e di imprigionarli in determinati campi di concentramento, venne quindi riaperto il campo di Fossoli, il 5 dicembre 1943. Dal 15 marzo 1944 il campo entrò in mano alle SS.
Una volta che si entrava al campo, all’interno della prima baracca si iniziava il processo di perdita di identità, ovvero si lasciava la propria identità e i propri oggetti con i quali si era arrivati e quando ne uscivi il tuo unico riconoscimento era un numero. Inoltre i prigionieri del campo vennero identificati con dei simboli: il triangolo giallo indicava i prigioneri per motivi razziali mentre il triangolo rosso identificava i prigionieri politici. Molto spesso dal campo partivano alcuni convogli di prigionieri diretti nei campi di concentramento in Germania. Tra questi partì anche Primo Levi diretto ad Auschwitz.
Nonostante il campo di Fossoli fosse solo ed esclusivamente un campo di transito e di prigionia, non mancarono alcuni episovdi di morte. Il 1 maggio 1944 durante l’appello mattutino fu ucciso Pacifico di Castro, sordo muto che non rispose alla chiamata; il suo corpo restò in esposizione tutta la giornata nell’area dell’appello come dimostrazione. Il 22 giugno Leopoldo Gasparotto fu prelevato dal campo e caricato su una camionetta, la quale forò una ruota e le SS decisero di far scendere Gasparotto e lo fucilarono sul ciglio della strada.

L’11 luglio una ventina di internati furono prelevati e portati al poligono di tiro di Cibeno (Carpi) dove gli vennero fatte scavare delle fosse. Il giorno seguente una settantina di prigionieri vennero divisi in tre gruppi per essere deportati in Germania tramite la ferrovia di Carpi, in realtà le tre camionette, una per volta, si diressero al poligono di tiro di Cibeno dove fu letta loro una sentenza di condanna a morte per dei fatti avvenuti a Genova dove erano stati uccisi alcuni tedeschi perciò per la regola che per ogni morto tedesco si sarebbero uccise 10 persone si decise che questa sorte dovesse toccare ai prigionieri di Fossoli. Le persone furono fatte inginocchiare davanti alle fosse scavate, due di loro decisero di reagire aggredendo le guardie, scapparono dal poligono di tiro e furono trovati da alcuni membri della resistenza carpigiana a San Martino. Tutti gli altri furono uccisi e gettati nella fossa comune. Il 1 agosto 1944 il Campo di Fossoli venne ufficialmente chiuso e abbandonato.
Il 25 maggio 1945 nel duomo a Milano si svolsero i funerali dei 67 Martiri di Fossoli. Nel 1947 il campo venne affidato a Don Zeno Saltini che lo utilizzò per la sua Opera Piccoli Apostoli che raccolse giovani orfani per farli crescere. Don Zeno smantellò e modificò la struttura del campo per renderlo abitabile. La comunità prese il nome di Nomadelfia e si spostò nel 1952 a Grosseto. L’ultima fase del campo va dal 1954 al 1970 e prese il nome di Villaggio San Marco che ospitò 250 famiglie di esiliati giuliano-dalmati provienienti, appunto, da Istria, Dalmazia e Venezia Giulia dopo che finirono sotto il controllo della Repubblica socialista federale di Jugoslavia.
Le baracche del campo furono allestite per ospitare le famiglie e diventarono perciò vere e proprie case con beni di prima necessità. Il campo venne nuovamente chiuso nel 1970 quando l’ultima famiglia residente lì si trasferì a Carpi e il campo fu lasciato in stato di abbandono. Nel 1984 lo Stato assegnò il campo al Comune di Carpi, a titolo gratuito. Nel 1996 nacque la Fondazione ex Campo Fossoli, che lo prese in gestione a partire dal 2001. A oggi il campo è visitabile ma delle baracche restano soltanto le mura e la loro posizione nel complesso. Ogni anno si contano oltre 40mila visitatori. ¶