Storie dal confine mobile

Una redazione di studenti in #viaggioconfineorientale

«Facciamo fare ai ragazzi un video con i loro cellulari». È a partire da questa idea che è nato il progetto di una redazione multimediale all’interno del viaggio Confini in guerra. Il percorso ha coinvolto attivamente un gruppo di quattordici studenti provenienti dalle cinque scuole partecipanti.


Mattia Bonantini, Riccardo Baroni, Lorenzo Bortolazzi, Matteo Buffagni, Vincenzo Buono, Chiara Carpani, Rebecca Fiori, Camilla Franzoni, Luca Lasagni, Sara Martinelli, Sara Mazzone, Martina Molinari, Federica Nava, Licia Sabattini hanno partecipato al percorso: sei incontri (due prima del viaggio e quattro dopo), lavoro di documentazione e narrazione nei giorni del viaggio e rielaborazione individuale e collettiva del materiale prodotto.

Invitati dai compagni “redattori”, altri studenti hanno collaborato a parte delle attività, in particolare fornendo fotografie o disegni e collaborando all’aggiornamento dei social network.

I ragazzi hanno gestito una pagina Facebook e raccolto materiale video e fotografico su Instagram con l’hashtag #viaggioconfineorientale.

Disegno di Lara Lasagni

L’idea originaria era quella di alternare a una documentazione istantanea e on line tipica dei social network anche la raccolta di materiale scritto, audiovisivo, grafico e fotografico da destinare a un reportage multimediale più lungo e ragionato, da realizzare al ritorno.

Alcuni ragazzi hanno lavorato con i propri telefoni cellulari, videocamere e fotocamere digitali, altri con matita e taccuino. Alcuni si sono alternati nello sperimentare diversi mezzi e tutti sono stati chiamati a produrre sia materiale per i social network sia per il reportage collettivo.

Abbiamo scelto infatti di intendere l’espressione multimedialità nel senso più ampio possibile: non soltanto verso le cosiddette nuove tecnologie ma includendo anche forme di documentazione tradizionali come il disegno e la parola scritta.

Il lavoro si è quindi sviluppato ragionando sulle forme diverse di raccolta dei materiali e registrazione della realtà (semplificando: smartphone versus carta e penna) e allo stesso tempo sperimentando la differenza tra la diffusione istantanea, in tempo reale, delle informazioni attraverso i social network e la realizzazione di prodotti editoriali o informativi con tempi diversi.

Fin dall’inizio sapevamo quindi che avremmo avuto due diverse scansioni temporali nella produzione e circolazione dei nostri materiali: prima l’aggiornamento della pagina Storie dal confine mobile con citazioni, frasi brevi e immagini, poi, al ritorno, la riflessione collettiva e individuale per realizzare un reportage lungo. Durante i giorni del viaggio i ragazzi della redazione, divisi in due troupe, si sono alternati nel compito di raccogliere materiale da pubblicare istantaneamente sui social e note più ragionate, o immagini non digitali, da destinare poi alla produzione del reportage differito.

Hanno avuto modo di apprezzare la differenza tra questi due stili di lavoro, valutare la diversa pressione dettata dalle scadenze, e inoltre hanno dovuto misurarsi, al rientro dal viaggio, con la gestione di commenti — anche duramente polemici — inviati alla pagina.

Al rientro dal viaggio è iniziato anche il lavoro per definire e realizzare i contenuti del reportage, la cui forma di diffusione inizialmente prevista era in rete, sotto forma di sito internet o blog, e su Youtube per i materiali video. Dalla discussione interna alla redazione è però emerso chiaramente il desiderio di realizzare anche o preferibilmente un prodotto cartaceo, che i ragazzi hanno ritenuto più congeniale alla divulgazione dei contenuti sia fuori dalla scuola («mio nonno non va su internet») sia con i compagni.

È nato così il numero unico di una rivista cartacea che raccoglie testi, illustrazioni e fotografie realizzati dagli studenti, in un percorso che ha alternato lavoro individuale e collettivo e progressive rifiniture e correzioni, caratterizzato però da ampia autonomia dei singoli. Sono gli stessi testi che condivideremo su questo profilo Medium.

La redazione ha valutato e scelto insieme gli argomenti da affrontare, ripercorrendo e analizzando i momenti del viaggio. Ogni redattore, in particolare nel caso di chi si è dedicato al testo scritto, ha poi lavorato in autonomia su un argomento assegnato, seguendo alcune indicazioni per rendere efficace il proprio lavoro di reportage.

Fotografi e disegnatori si sono confrontati insieme sul materiale individuando gli scatti e le illustrazioni più efficaci. Il lavoro sul video, invece, è proseguito quasi esclusivamente in forma individuale, anche a causa della natura eterogenea della redazione, composta da ragazzi di scuole sparse per la provincia.

Il video di Chiara Carpani che riassume le tappe del viaggio

A a tutta la redazione va il ringraziamento di chi ha coordinato questo lavoro, per l’entusiasmo, l’impegno e la precisione con cui hanno partecipato. Un ringraziamento va anche a Silvia Mantovani, Giulia Ricci, Simona Bezzi, alle operatrici dell’agenzia Fabello, che hanno organizzato il viaggio. E a Chiara Neviani, per avere curato un progetto grafico che valorizza la freschezza e la varietà dei contenuti prodotti dai ragazzi.

Ai lettori, infine, ricordiamo, adattandola al nostro caso, un’avvertenza che secondo il giornalista britannico David Randall dovrebbe essere riportata quotidianamente su ogni giornale:

le storie pubblicate su questo profilo sono state redatte in poche settimane da un gruppo di esseri umani fallibili — e in larghissima maggioranza minorenni — che, incontrandosi saltuariamente e lavorando individualmente nel tempo tolto agli altri impegni scolastici e professionali, ha cercato di raccontare un’esperienza di viaggio e conoscenza di uno dei territori e periodi storici più complessi della storia europea del Novecento.

Con tutti i nostri limiti, speriamo di esserci riusciti!

(Giulia Bondi — coordinatrice della redazione)