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Quando si accosta l’Alfa Romeo al mondo delle competizioni, bisogna farlo con quella circospezione, con quel rispetto e quella dovizia dovuta ad una casa in grado di compiere dei piccoli grandi miracoli nel corso della sua storia. Il Biscione ha nel suo DNA le corse. E’ ancora viva l’impresa del 1993 con la 155 V6 TI che vinse il DTM con Nicola Larini. Più travagliato il percorso in Formula Uno — nonostante i due titoli vinti agli albori del 1950 e 1951 con Farina e Fangio — conclusosi nel 1985, ma che vide tra le sue fila piloti come De Cesaris, Andretti o Patrese.
Un nome, un marchio che, negli ultimi tempi sta tornando alla ribalta mediatica su più fronti. Da un lato l’Alfa Giulia, bramata, celebrata, capace di battere i record del Nurburgring, ma ancora attesa. Dall’altro lato, l’evoluzione del marchio in termini di esposizione.
La Ferrari del 2015 guidata da Vettel e Raikkonen aveva sulle pance il logo del biscione. Quando poi, durante i mesi scorsi, la Red Bull stava cercando disperatamente una fornitura di un motore terzo rispetto al Renault, dopo aver visto la porta chiusa da Mercedes, vi fu un tentativo di avvicinamento con Maranello. Secondo Radio Box, la base di un accordo sarebbe stata raggiungibile con propulsori clienti e rimarchiati Alfa Romeo. Un accordo che lo stesso Marchionne, come sottolineato dalla stessa intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, ha cassato.



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Già, Alfa Romeo e la Formula Uno, una scintilla mediatica sempre pronta ad esplodere, come sostenuto dallo stesso amministratore delegato, secondo cui, in termini ‘astratti’ il Biscione “può e deve considerare la possibilità di tornare a correre in Formula 1”. Già ma come?
Alfa Romeo in Formula Uno: un sogno anacronistico? pubblicato su Autoblog.it 12 febbraio 2016 18:00.
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