L’importanza di praticare un’arte marziale

Sono parecchi giorni che penso a cosa scrivere, un post di impatto, una “cosa figa” come diciamo a Firenze. In realtà io vorrei solo parlarvi dell’aikido.

Sulla piccola descrizione di medium vedo sempre scritto il tipo di lavoro che una persona fa, sulla mia non c’è scritto questo (un po’ perché attualmente sono disoccupata, un po’ perché il mio lavoro non mi piace).

Se ci fate caso bene bene, c’è scritto “aikidoka” → colui/lei che pratica aikido.

Per chi non sa cos’è ed è interessato, non vi resta che mettervi a sedere e leggere.
Per chi invece sa già cosa è questa fantastica arte marziale e, magari la pratica anche (e vi prego se è così scrivetemi!), consiglio di leggere comunque cosa ho da dire.

Aikido è un’arte marziale creata da Morihei Ueshiba nel 1930. Definita da molti l’arte della pace, Ai-ki-do letteralmente significa “la via dell’armonia”.

Morihei Ueshiba dimostra un kokyu nage

L’aikido ha diverse scuole di pensiero: le principali sono Aikikai, Takemusu Aikido e Ki Aikido.

Lo stile che pratico io è il più vicino a quello del fondatore perché è stato portato avanti dal suo allievo Morihiro Saito ed è il più antico: takemusu aikido o iwama ryu.

L’aikido pratica la non violenza, non c’è attacco sono io che mi difendo da un eventuale aggressione. Sfrutta l’attacco dell’avversario per sbilanciarlo e metterlo ko. Chi attacca ha perso di partenza.
Come ogni arte marziale, l’aikido insegna rispetto, disciplina, controllo.

Il rispetto lo si deve prima di tutto a se stessi, poi al maestro, ai compagni ed infine al luogo (dojo) dove si pratica. Tante persone dovrebbero praticare arti marziali, perché tante persone non rispettano li altri, ne questo mondo, ne se stessi. Sono valori che dovrebbero insegnarti da bambino e, scrivo dovrebbero perché qualche volta li perdiamo per la strada. 
In tanti dojo se si manca di rispetto ai compagni o al maestro si viene buttati fuori, in tanti dojo se si arriva in ritardo si deve avvertire il maestro e si aspetta il consenso del maestro prima di salire sul tatami (tappeto dove avviene l’allenamento). Tutte queste “piccole” cose, all’inizio possono sembrare noiose, ma sono alla base dell’arte marziale e della vita stessa.

Uno dei principi dell’aikido è :

makatsu agatsu

letteralmente: l’unica vittoria è la vittoria su se stessi.

Mi ci sono voluti quasi 9 anni e una cintura marrone per arrivare a capire che senza l’Aikido io adesso non sarei qua, mi ha aiutato ad affrontare periodi di depressione, violenze psicologiche e fisiche, delusioni.

Ogni lezione è una scoperta nuova, ripetere sempre le solite cose aiuta per capire dove si sbaglia e dove è giusto correggersi, migliorare ed arrivare a far sì che una tecnica sia propria, è questo ciò che conta. L’aikido si plasma su di te, lo fai tuo, non esiste il migliore, non esiste il peggiore, non esiste la tecnica perfetta, esiste solo il tuo approccio ad essa. 
Esistono continuità, impegno, dedizione, disciplina, armonia, divertimento.

Da quest’anno mi è stata data la possibilità di insegnare a ragazzi più piccoli di me, alla prima esperienza, questa incredibile disciplina. Posso dire adesso, dopo mesi che, quelli stessi ragazzi che a settembre erano così titubanti adesso sono cintura gialla e con molta più fiducia in se stessi. 
La mia maestra è una guida, mi ha aiutato e mi aiuta a fidarmi di me stessa e degli altri cosa che per me è tanto difficile, si è fidata di me affidandomi un gruppo di allievi e questa per me è stata una grande conquista. Insegnando si impara, sempre.

Il mio gruppo è la mia seconda famiglia, persone sulle quali posso sempre contare, persone che condividono una passione.

Il succo di tutto questo è che nella vita dobbiamo trovare qualcosa che ci fa stare bene, che ci fa crescere, che ci fa sorridere e non esistono limiti a questo. Non deve essere per forza una cosa enorme che salverà il mondo dalla crisi o da problemi globali.. dev’essere una cosa che salva te da te stesso.

Io l’ho trovata, l’avevo persa, l’ho trovata di nuovo e non ho più nessuna intenzione di lasciarla.

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