Buon compleanno, Pino
[…] Dicevamo della mia strada, della direzione che prenderò, ripartendo stanotte, a show finito, da Napoli, la mia Napoli. In fondo io sono un napoletano fuori sede, un napoletano cosmopolita, uno di quei napoletano che hanno visto la vecchia città e non la rimpiangono, che sperano di vedere la nuova città, un’altra città che conservi il meglio di un passato che è stato anche glorioso, ma non solo, non soprattutto. L’Europa, e anche l’Africa, allora.
In Europa voglio entrare con le mie canzoni, melodie che affondano le radici in una tradizione antichissima, ma non vogliono chiudersi nel ghetto, sono orgogliose delle proprie origini, ma anche disposte al confronto con le altre culture, alla contaminazione. Napoli è terra di conquistatori, conquistati a loro volta dalla nostra indole, dalla nostra fantasia. E’ una Napoli che si affaccia al Mediterraneo quella che vorrei contribuire a portare in Europa, sottolineando il suo compito, il suo destino, la sua importanza strategica, anche li turchi non sbarcano più alla marina, ma… […]
Intanto, insieme a voi , ho un pugno, beh forse qualcosa di più, di canzoni da intonare. Canzoni che hanno vent’anni, canzoni che hanno pochi mesi. Canzoni che ho cantato centinaia di volte, canzoni al loro debutto in versione dal vivo. Canzoni in dialetto, canzoni in italiano, canzoni in quello slang anglopartenopeo che uso sempre di meno, perché anche gli scugnizzi dei vicoli dove sono nato stanno imparando a parlare in inglese. Canzoni dimenticate e canzoni che sono diventate inni, che qualcuno vuole persino aggiungere al novero dei classici napoletani. […]
Napule è anche questo, sono anche io, siete anche voi. Stateve buono, guagliù.
(Pino Daniele, 18/07/1998 su Il Mattino, in occasione del concerto al San Paolo / riportato su “Napule è Pino Daniele”, libro a cura de Il Mattino)