Quando le parole (e le persone) sono sincere e gentili possono cambiare il mondo. #ParoleOstili

Preparandomi a Parole O_stili ho capito quanto è difficile raggiungere Trieste da Napoli (quattro aerei in due giorni ne sono la prova), ma la cosa non mi ha scoraggiato, anzi.

La voglia di esserci fisicamente, e non solo come “sostenitore a distanza”, per dare un supporto e un contributo all’iniziativa e sfondare il muro virtuale/reale, era troppo forte.

Mentre aspettavo il volo che da Roma mi avrebbe portato a Trieste, ho visto su Twitter che l’ospite a sorpresa sarebbe stato Gianni Morandi. Il suo modo di gestire i Social Media mi aveva già incuriosito e ne sono rimasto entusiasta. E’ una delle persone che stimo di più, un vero comunicatore, uno di quelli che con qualunque strumento riesce a dire la sua con disarmante serenità, gentilezza e ironia.

Appena arrivato al Molo Bersaglieri, nella bella e sorprendente Trieste, ho capito che mi sarei sentito a mio agio quando ho letto, su uno dei palloncini nella sala centrale, questa frase: “Quando le parole sono sincere e gentili possono cambiare il mondo”. Ho scoperto poi essere di Buddha. Scrivendola su Twitter mi sono reso conto, solo successivamente, di aver sostituto “le parole” con “le persone”. Tutto sommato un errore che non mi è dispiaciuto commettere.

Durante la prima fase, poco prima della plenaria, c’è stato l’incontro con tutti i sostenitori di ParoleOstili e subito dopo uno dei momenti personali più gioiosi della due giorni, l’incontro proprio con Gianni Morandi, due parole e l’autoscatto che conservo gelosamente.

Mi sono reso conto da subito (e me ne sono convinto con il passare delle ore) che l’evento — aperto a tutti e con una partecipazione numerosa — era di altissima qualità. Non solo grazie agli interventi di ospiti e relatori, ma soprattutto grazie alle persone che erano lì per ascoltare, per fare domande e per confrontarsi. Questo mi è sembrato uno degli elementi maggiormente caratterizzanti.

Tra gli interventi di venerdì, giornata semi-istituzionale, con un Gianni Morandi in grande forma, mi resteranno nella mente diverse frasi chiave, che ho voluto fissare.

Durante l’intervento di Rosy Russo
Durante l’intervento di Alberto Fedel
Durante l’intervento di Alberto Fedel
Durante l’intervento di Alberto Fedel
Durante l’intervento di Alberto Fedel
Durante l’intervento di Debora Serracchiani
Durante l’intervento di Gianni Morandi
Durante l’intervento di Laura Boldrini
Statistica parte della ricerca dell’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo

Le parole ostili possono essere tantissime, in ogni settore. A volte anche le parole che meno ci si aspetta possono esserlo. Ho seguito i Panel sui temi del turismo e dello sport, del giornalismo e del business. E conto di recuperare, appena online, tutti quelli persi perché in contemporanea.

Dalle discussioni al Manifesto fino alle riflessioni dei giorni successivi all’evento mi sono apparse molto significative cinque parole, decisamente non ostili: formazione, sincerità, ascolto, responsabilità e educazione.

Il valore della formazione è emerso chiaramente dalle parole di Roberto Monzani (Head of digital content dell’Inter), che ha raccontato quanta attenzione la società presta in tutto il settore giovanile, cercando di seguire e formare i futuri calciatori ad una gestione accurata dei propri profili sui social media.

Durante la discussione, nello stesso Panel “Viaggi, Sport e Divertimento”, spostandoci sul tema del turismo, una considerazione di insopportabile ha portato direttamente al tema della sincerità, che nella comunicazione di una destinazione è fondamentale.

L’intervento (ed il post che consiglio di leggere) di Sergio Cagol ha focalizzato l’attenzione sulla trasformazione che è avvenuta in questi ultimi anni nella comunicazione e l’importanza dell’ascolto, da parlare A a parlare CON.

Sul tema dell’ascolto, consiglio anche la lettura del post Giovanna Tinunin.

Il Panel su “Giornalismo e Mass Media”, ha portato direttamente alle responsabilità che ha avuto, che ha e che avrà il giornalismo sul tema delle ParoleOstili.

Andrea Camorrino ha moderato vari relatori, tra cui Enrico Mentana (Direttore TG La7), Daniele Belisario (Caporedattore centrale responsabile de IlSole24Ore.com), Don Davide Milani (Portavoce della Diocesi Milano) e Massimiliano Gallo (che ha portato a ParoleOstili la sua esperienza come direttore del Napolista).

Nel Panel su Business e Advertising, Andrea Notarnicola ha introdotto una serie di interventi che avevano come filo conduttore esperienze e campagne non_ostili focalizzate sulla responsabilità che il mondo delle aziende deve avere verso clienti e dipendenti.

Il forte rispetto che ogni azienda deve avere per i clienti è emerso, tra gli altri, dagli interventi di Cristina Lazzati (Direttore Responsabile Mark UP e Gdoweek, New Business Media), che ha mostrato la differenza tra diversi tipi di pubblicità, e Paolo Iabichino (Chief Creative Officer @Ogilvy & Mather Italy), che ha ricordato e segnalato l’esistenza del Manifesto Deontologico dell’Art Directors club.

Il rapporto responsabile tra azienda e dipendenti è stato sottolineato chiaramente dagli interventi di Igor Suran, Executive Director Parks Liberi e Uguali, associazione senza scopo di lucro che ha tra i suoi soci esclusivamente datori di lavoro rispettosi della diversità, e di Alessandro Aquilio, Country Communication Manager di IKEA, che ha parlato del Codice di condotta dell’azienda, attento alla gentilezza ed alla diversità.

“Il potere delle parole: commuovono, scaldano il cuore, valorizzano, danno fiducia, semplicemente uniscono…”. Ecco, nei giorni di ParoleOstili non mi sono sentito solo, ho ascoltato molto, anche chi non la pensa esattamente come me. Sono convinto che queste giornate possano essere un importante punto d’inizio. Penso al grande lavoro che si può fare per (ma soprattutto con) le scuole. Una delle considerazioni che è venuta fuori è l’“urgenza” di un’educazione digitale.

L’augurio, e il compito che possiamo darci, è che #ParoleOstili possa proseguire nel verso delle parole all’interno del Manifesto e non solo, con una discussione aperta a più voci e con più punti di vista. Il gruppo è nutrito e ben disposto e l’apertura da/verso l’esterno non è mai stata così ampia. Nessuno ha tra le mani la soluzione. Un antidoto alle parole ostili potrebbe anche essere semplicemente l’utilizzo nel quotidiano delle parole non_ostili.

Il Manifesto, di seguito. Sento molto vicini i punti 2, 7 e 10.

Nota a margine: scrivere, dopo qualche giorno, di un evento così importante ti consente un tempo aggiuntivo per le riflessioni e può succedere che pensieri che tieni lì, tra gli appunti, vengano messi a fuoco non da te, ma da amici e partecipanti. Per questo (oltre ai già citati all’interno del pezzo) consiglio la lettura di queste considerazioni post ParoleOstili, di insopportabile, emmanuele curti e Antonio Pavolini:

Segnalo e linko infine, per chi ha voglia di approfondire, le tre ricerche presentate durante la prima giornata: da SWG (Odio e falsità in rete. La percezione dei cittadini), dall’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo (Nuove generazioni nella Rete) e da VOICES from the Blogs (Amore vs. Rabbia al tempo dei Big Data).