Se Pompei (ma non solo) sapesse comunicare

Perché una chiusura natalizia fa notizia per giorni e una grande mostra no

Una nota iniziale, importante, anzi fondamentale: le mie osservazioni non entrano, per alcuna ragione, nel merito delle motivazioni della chiusura (o meglio non-apertura) a Natale e a Capodanno degli Scavi di Pompei, Ercolano, Oplonti, Stabia e Boscoreale. Il punto è la comunicazione, oltre l’informazione. Riflettendo, dunque, sul clamore suscitato dalla non apertura natalizia di Pompei, qualche interrogativo me lo sono posto.

Ma facciamo un doveroso passo indietro.

Da La Stampa: “È guerra a Pompei sulla decisione di non aprire gli scavi né a Natale né a Capodanno. «Un’altra figuraccia internazionale» accusano le associazioni campane e i tour operator. Ma il ministro Franceschini non ci sta: «Sono polemiche estemporanee. La chiusura è stata decisa con i sindacati e dettata dalla bassa affluenza di turisti durante le festività». E snocciola una serie di numeri: «Nel 2013 a Natale sono stati staccati 800 biglietti. In una domenica normale gli ingressi sono quasi 20 mila». L’ordine di chiudere, infatti, è venuto dalla Soprintendenza. Mancano i soldi per pagare lo straordinario festivo. Argomento che fa infuriare i sindacati.”

Da La Repubblica (via Il Post), Tomaso Montanari: “Siamo davvero un Paese singolare: da tre giorni infuria la polemica sugli scavi di Pompei chiusi a Natale e a Capodanno (e il 1° maggio: come tutti gli altri musei e siti monumentali statali). E allora? Il Louvre chiude il 1° gennaio, il 1° maggio, l’11 novembre (armistizio della Grande Guerra) e il giorno di Natale.
Il British Museum chiude il 24, 25, 26 dicembre e il Venerdì Santo. Il Metropolitan di New York è chiuso a Natale e a Capodanno, oltre che nel giorno del Ringraziamento e il primo lunedì di maggio. Si potrebbe continuare a lungo: notando anche che moltissimi grandi musei del mondo chiudono anche un giorno ogni settimana (il Louvre di martedì), mentre Pompei è aperta sempre, 362 giorni all’anno.”

Ora, come detto, senza entrare nelle motivazioni della chiusura, il punto per me è un altro: la comunicazione, oltre l’informazione.

https://www.flickr.com/photos/crocieristi/7718532386

Evidentemente, qualcosa è mancato se tante persone sono rimaste fuori dai cancelli di Pompei il 25 Dicembre, sia accompagnati da Tour Operator sia viaggiatori singoli. L’informazione della chiusura/non apertura non li ha raggiunti.

Dov’è la falla?

Naturalmente la decisione presa due giorni prima di Natale non ha aiutato, senza dubbio, ma è arrivata comunque in tempo utile (viviamo tra last minute e last second!) per permettere ad un viaggiatore straniero o italiano in Campania la riorganizzazione della giornata festiva e di vacanza.

La notizia è apparsa sul sito della Soprintendenza di Pompei Ercolano Stabia ma non nella sezione news, in home page (come meritava?); bisogna “cercarla” in Ufficio Stampa > Comunicati Stampa. Il Comunicato Stampa è stato ripreso da Agenzie e testate.

Gli organi preposti hanno, quindi, doverosamente informato, ma non hanno messo in campo il processo comunicativo attraverso il quale far viaggiare velocemente l’informazione, i commenti, le opinioni, i suggerimenti.

L’informazione è una notizia che consente di avere conoscenza più o meno esatta di fatti e situazioni. La comunicazione è l’atto e il fatto di partecipare, cioè di far conoscere, di rendere noto. (da Treccani)

https://www.flickr.com/photos/megaankate/5603649066

La percezione dei fatti che accadono ha bisogno dei canali divulgativi adeguati, dove la comunicazione è, soprattutto, collegamento, divulgazione e scambio. Da questo punto di osservazione il “caso” Pompei è emblematico, ma non isolato né a livello campano, né nazionale.

Purtroppo, nel settore culturale e turistico, l’esigenza della comunicazione, oltre l’informazione, stenta ad essere intesa come reale e non ridondante, con le naturali eccezioni in realtà culturali che hanno avvertito l’urgenza di promuoversi e comunicare.

Altro caso emblematico, la straordinaria mostra “Augusto e la Campania”, al Museo Archeologico di Napoli, di cui è stata data informazione attraverso i canali ufficiali, ma con pochissima attività di comunicazione offline e zero, o quasi, online.

La comunicazione presso siti così importanti nel nostro patrimonio culturale è elemento indispensabile se tutti concordiamo con l’esigenza della loro valorizzazione. E, ora, questa viaggia anche (soprattutto!) attraverso i canali social, Facebook e Twitter almeno.

Strumenti comunicativi che, se sapientemente utilizzati, offrono aggiornamenti continui, curiosità, approfondimenti e consentono, grazie al linguaggio diretto, la gestione duttile delle notizie.

Ecco, siamo giunti al punto.

Gli Scavi sono rimasti chiusi a Natale e lo saranno anche a Capodanno e già sappiamo com’è andata in totale assenza di comunicazione.

Cosa sarebbe successo con degli account ufficiali Twitter / Facebook che il 23 comunicavano a gran voce la chiusura? E magari con un sito che riportava in Home page la notizia della chiusura?

Qualche polemica forse sul perché della chiusura e sulle motivazioni sindacali o meno l’avremmo avuta comunque, visto che Pompei e la Campania fanno spesso notizia, ma con molta probabilità non ci sarebbe stato nessuno ai cancelli. Magari si poteva anche invitare alla visita per il 26, si poteva consigliare nel frattempo di godersi una Napoli natalizia e festante, una Sorrento addobbata a festa o una Salerno con luci d’artista, si poteva fare l’elenco degli altri siti culturali aperti in Campania.

Si poteva fare promozione del territorio, non solo di Pompei, si poteva anche, utilizzando un linguaggio più immediato e diretto, chiedere scusa con umiltà se qualcuno rimaneva, comunque, fuori per non aver letto il tweet e/o il post. E, in ogni caso, si poteva essere più vicini ai visitatori mancati.

Già, si poteva.

https://www.flickr.com/photos/fabiogis50/4904232175
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