Te lo do io il magazine cattolico

L’ho scritto altre volte, da diversi anni non compro più Famiglia Cristiana, un settimanale che in casa mia era sempre presente fin da quando ero ragazzo, insieme al Messaggero dei Ragazzi di Sant’Antonio e al Giornalino.
Non lo compro e non lo leggo più da quando c’è stata la svolta “politica” poi accompagnata dallo slogan “non solo casa e chiesa” che nella pratica è diventato “più politica (partitica) che chiesa”. 
Detto questo, oggi ho comprato, lo ammetto, con molti pregiudizi, la rivista “credere”, che questa settimana ha in copertina Gennaro Nunziante e Checco Zalone.
Al di là dei contenuti, sui quali tornerò, l’impatto grafico è quello dei magazine “rossi” ovvero quelli molto popolari che si occupano in particolare di gossip (i vari Chi, Gente, Oggi, Di Più e simili).
Prima pagina con molti lanci dei contenuti nelle pagine interne, articoli brevi scritti in modo comprensibile a chiunque, testo scritto in grande, utilizzo di sottolineature, grassetti e evidenziazioni, molte domande e risposte (sullo stile di quelle che nei siti si chiamano FAQ) e argomenti attualissimi e, appunto, “popolari”.

Non l’ho letto ancora tutto, ma da quello che ho visto mi sento di poter dire tranquillamente che è un esempio concreto dell’unico modo accettabile di redarre un settimanale in stile “magazine” (escludo dalla “gara” i settimanali diocesani che hanno uno scopo ed un formato diverso) per sopravvivere alla crisi generale della stampa cartacea destinata, da quello che dicono gli studi, a scomparire nel prossimo decennio.
Credere è “la rivista ufficiale del Giubileo” come dice la testata aggiungendo “la gioia della fede”. 
Andrebbe presa ad esempio come esercizio editoriale e giornalistico virtuoso e non solo nel campo della stampa devozionale.

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