Goodbye Unabomber!

Sei maggio 2006. A Porto Santa Margherita due fidanzati passeggiano sul litorale, tenendosi per mano. Uno dei due nota un bagliore sul bagnasciuga: una bottiglia vuota, un rifiuto portato dalle onde. Niente di che, o forse si, attraverso il vetro si nota un pezzo di carta, un foglietto che sembra uscito da un film d’avventura. Il messaggio di un naufrago, il giuramento di un innamorato dal cuore spezzato, la lettera d’addio di un suicida?

Massimiliano Bozzo si fa tentare dalla curiosità, sporgendosi verso la bottiglia misteriosa senza timore. In fondo sono passati sei anni, le mamme hanno smesso di tormentare i bambini: «Non raccogliete niente sul bagnasciuga o dalla strada!». Sei anni dall’ultima deflagrazione in spiaggia, a Lignano Sabbiadoro, ma solo uno dalla bomba alla nitroglicerina trovata sotto il sellino di una bici a Portogruaro, tre dall’ordigno nel Palazzo di Giustizia di Pordenone, tredici dall’esplosione di una cabina telefonica a Portevecchio. L’inizio di tutto, o forse no.

Massimiliano non pensa neanche un secondo a Unabomber, mentre armeggia per aprire il contenitore di vetro, in fondo anche il telegiornale, ormai, ne parla sempre meno. L’ordigno lo ferisce gravemente, colpendo anche la sua fidanzata. Da qualche parte il bombarolo che ha tenuto in scacco le forze dell’ordine, portando a termine trenta attentati, si prepara per un drastico cambiamento di vita. Quello sulla spiaggia sarà il suo ultimo attentato. Unabomber sparirà, senza mai essere uscito dall’anonimato. Tornato all’estero, come vuole la teoria che lo identifica in un militare Usa di stanza in Italia. Oppure in carcere o morto, separato dai suoi complici, secondo l’ipotesi dello unabomber staff, che qualcuno non ha mai smesso di sostenere, come l’ex Procuratore di Pordenone, Domenico Labozzetta.

In ogni caso strappato dal caso a una brillante carriera di terrorismo seriale sul suolo italiano.

Eppure il suo message in a bottle appare troppo simbolico per essere casuale. L’ennesimo sberleffo a chi gli da la caccia da più di un decennio, tra cantonate ed errori giudiziari, come l’inchiesta a carico dell’ingegner Elvo Zornitta, oggi riabilitato. Un lungo addio in stile Unabomber, l’esteta dell’esplosivo, ma anche l’ingegnoso artefice delle confezioni di cibo esplosive nascoste nei supermercati (persino in un barattolo di nutella!), dei gadget civetta per colpire i bambini (evidenziatori, pile, ovetti Kinder), dell’inginocchiatoio a scoppio nella chiesa di Portogruaro.

Non è stato mai attribuito un movente a Unabomber, nessun manifesto programmatico per lui. Il medium, per il bombarolo del nord-est, è sempre stato il messaggio, da cambiare negli anni, sparigliando le carte dei maldestri profiler italiani, spinto, più che dalla paura di essere preso, dall’orrore di annullarsi nella riproducibilità del gesto. Istrionismo e pulsione di morte, espressi in ordigni creati, in ogni minuzioso, maledetto, particolare, per sorprendere, mutilare, ma non uccidere. Niente a che vedere con i macellai del terrorismo islamico, che dal 2001 hanno preso prepotentemente la scena dell’insicurezza nazionale e internazionale. Folli con una causa, con l’esorbitante obiettivo della conquista del mondo, come i supercattivi dei fumetti o dei cartoni animati.

Nell’era della guerra al terrore, Unabomber appende l’esplosivo al chiodo. L’età del tardo berlusconismo, di Bush Jr e di Bin Laden, del congelamento delle libertà e della cristallizzazione della folata reazionaria che ha travolto l’Italia e il mondo, non fa per lui. Cresciuto nel caos perturbato e feroce della seconda repubblica, contraltare esplosivo della rivoluzione separatista simulata della lega, non trova più gusto a funestare un paese accartocciato su sé stesso. Colpiva i luoghi di festa, Unabomber, le piazze affollate di gente a spasso, gli stabilimenti, le chiese, si era persino piegato ai centri commerciali, inseguendo gli italiani sul terreno dei non luoghi di aggregazione, accompagnandoli fino alla porta di casa, con la merce a scoppio programmato. Ma non si divertiva più, in quel paese di murati vivi tra le pareti di casa. Lo ha salutato, dieci anni fa, con una lettera in bottiglia…

Walked out this morning

Don’t believe what I saw

A hundred billion bottles

Washed up on the shore

Seems I’m not alone at being alone

A hundred billion casatways

Looking for a home


Originally published at www.mondogiallo.it on June 6, 2016.

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