Danilo (Pacchi Republic)
«Imbecille!»
«Stronza!»
«Dai, è la seconda volta che suona il citofono.»
«Tanto è un pacco.»
«E allora? Alzati, mena, muoviti!»
«Alzati tu.»
«E allora? Se non rispondiamo lo lasciano alla signora Nardi.»
«Nooooooo!»
«Perché no? Ieri così hanno fatto, l’ho sentito da dietro la porta.»
«Oh dai, che ha suonato di nuovo. Che poi quella si secca la Nardi, giustamente, la cristiana…»
«Io ci sono andata già prima.»
«Meh, quante storie, non la finisci?»
«Uffa… Sta salendo dice che è della Certem»
«La Certem ? E che cazzo è?»
«E io che ne so? Dammi i soldi per la mancia, almeno…»
«I soldi? Io non ho niente. Scusa, perché non li prendi dal piattino per i pacchi?»
«Buonasera! É vuoto, le ultime 5mila le ho prese prima, cioè l’ennesima volta che sono andata ad aprire mentre tu restavi affossato nel divano.»
«Eccheccazzo avresti dovuto dirlo alla mamma però… Non hai proprio niente, niente?»
«Aspè… Cazzo, la porta.»
«Oh, tu non le devi dire le parolacce!»
«Vaffanculo, lo dico alla mamma che mi hai picchiato, stronzo, vacci tu ora.»
«Dai, dai, smettila di piangere. Tieni, dagli queste che stavano qua tra i cuscini.»
«Mille lire? Noooooo sono poche, mi vergogno.»
«Dai che tu sei piccola, gli dici: “Non c’è nessuno in casa, ho solo queste”»
«Vedere?»
«Solito: bottiglia-bottiglia-torrone-panettone… Bar Silvi mi pare.»
«Che sega… Mettilo nel mucchio sotto l’albero.»
«Oh e se te lo squascio in capa, invece?»
«Fe’ — fe’- fermaaaa! E quelli?»
«Quelliche?»
«Quellilosaibenissimodietroalpanettone»
«Sono miei. Io sono andata e io me li tengo!»
«Seeee, ti piacerebbe!»
«Avevamo detto così l’altra volta! Hai tenuto tutta la scatola per poi giurare: “La prossima la prendi tu”»
«No, no, no, no, No!»
«Lasciaaaaaaaaa!»
«Che chiangia-chiangia che sei, fammela aprire, no? Ce li dividiamo…»
«Io però voglio quelli al caramello!»
«Tu avrai la tua parte di ogni gusto, compresi i toffee, signorina… To’!»
«Noooo, quelli arancioni li mangi tu!»
«Tieni, tieni…»
«Questo è alla banana, stronzo!»
«Oh, quante volte devo ripeterlo? Non le puoi dire ‘ste cose!»
«Sono buoni però, eh? Tranne quelli alla banana, che fanno schifissimo. Dovrebbero fare una scatola solo con un gusto no? Tanto si sa che il resto, quelli al cocco, per dire, stanno lì per fare numero.»
«Ragazza mia tu parli con lingua saggia, i Quality Street al cocco sono la testimonianza della subalternità della cultura culinaria anglosassone. Pure quelli alla menta però si ripropongono… Ti dirò, credo proprio di sentirmi poco bene… Gbl… Gbl… Gbl… »
«Smettila, Danilo!»
«Gbblgghrarr, vomitoooooooo…»
«Aaaaaaahhhh, fai schifo!»
«Gblaaaghrrr, non resistoooooooo!»
«Noooooo!»
«Ma che sei scema, Luna, hai vomitato davvero?»
«Non l’ho fatto apposta, mi hai fatto disturbare, è colpa tua.»
«Io che c’entro se tu non sai scherzare.»
«Emmo’?»
«Emmo’, pulisci!»
«Con cosa?»
«Con le mani, ce le metti un po’ dentro e poi… Te lo rimangi ghaararrararararraraar!
«Bastardo!»
«Però ora lo straccio buttalo, và…
Minchia ancora il campanello, ma che è stamattina, e non siamo manco al 20 dicembre!»
«Vedere?
«Guardare, ma non toccare, baby, con questo siamo ufficialmente entrati nel count down di nostro signore dell’omaggio.»
«Cioè?»
«Vedi mia inesperta consanguinea, tu hai alle spalle, quanto, quattro–cinque natali all’ombra del garofano? E durante almeno quattro di questi la tua capacità di favella si limitava al giubilo per il rimbalzo della tua palla, perciò, piccola cara, ti è oscura la statistica.»
«Ma mi è chiaro perfettamente quanto sei cretino.»
«Taci e un giorno avrai di che rendermene merito. Dunque funziona così, le avvisaglie cominciano a manifestarsi all’indomani dell’Immacolata: roba non impegnativa, bigliettini perlopiù. “Buon 8 dicembre e già che mi trovo tante care cose e stiamo bene così fino all’anno nuovo”. Caso mai qualche libro fotografico o perle editoriali scritte di proprio pugno e fresche di stampa. Cosicelle da pari grado insomma. É la legge numero uno: all’interno del partito – a eccezione dei subalterni – non ci chiamiamo in mezzo a un tiro di omaggi incrociati.»
«Se non sganci tu, non sgancio io…»
«Vedo che cominci a intuire…»
«Allora lì che c’è?»
«Pazienza, giovane Skywalker, pazienza! Dicevo, il primo cambio di passo si ha inequivocabilmente dal 15 dell’ultimo mese dell’anno solare. Questa è la data in cui i si fanno vivi i pacchi di mantenimento: cestini da 25 mila, prosecchino, torroncino, dolcetto da grande distribuzione, pesca sciroppata, ma anche omaggi monotematici da fornitori specializzati, cassette di vini e formazioni di insaccati vari. Servono come testimonianza di fedeltà immutata nel tempo. “Preferirei morire invece di dovermi inchinare a un politico di provincia e invece mi tocca. Buon Natale nella speranza che un raro caso di soffocamento da uvetta mi liberi da ogni debito politico e morale nei tuoi confronti”.»
«Quindi siamo ai salami?»
«E torna! Ascolta con attenzione: tutto procede con aumento di tiratura ma non di tipologia fino circa al 22 a pranzo. Subito dopo cominciano ad arrivare.»
«Gli alieni? I bolscevichi? Quelli col camice bianco che ti portano in un posto migliore?»
«I 6x3, piccola ingrata, i 6x3!»
«Fammi indovinare: 6 bottiglie di liquore più la triade, pandoro, panettone e panforte?»
«Segui il labiale, darling, non lo ripeterò due volte. Per ogni uomo chiave nell’organigramma del partito, sei persone in tutto, tra presidente e dirigenti locali, ci sono tre referenti: uno per il mondo imprenditoriale, uno per la sanità e uno per la sfera dei media. Gente di peso, quelli che vanno scomodati solo nelle occasioni importanti. Non ti rivolgi a loro per trovare l’impiego al figlio del portiere. Non alzano la cornetta per chiedere che il consiglio comunale voti all’unanimità in favore della annuale sagra dell’orecchietta. Sono cellule dormienti. Pedine della guerra fredda tra il sistema di potere postcoloniale del Psi e l’establishment dell’era precraxiana. Credo che per le comunicazioni da e verso di loro si usi un telefono rosso sigillato in una teca di cristallo. Per accedervi bisogna usare un’apposita ascia d’acciao e non senza ragione. Quando, da una parte o dall’altra, scatta una richiesta d’intervento gli equilibri consolidati rischiano la slavina. Nelle rispettive gerarchie qualcuno sale, per aver offerto disponibilità, e qualcuno scende, gravato dal peso del favore richiesto. Lo sa il partito, lo sanno loro. Anzi, l’impossibilità di obliare questo braccio di ferro in blazer è l’elemento cruciale dello scontro. In entrambi gli schieramenti si vive nell’angoscia dell’inevitabile. Si ostenta sicurezza al mondo esterno, ma si attende, come topi nel buio, che qualcuno sbagli la sua mossa. Perché chi compone il numero ha già perso. Così nelle occasioni importanti questi amici non mancano mai di manifestare la loro vicinanza. Pacchetti piccoli e preziosi, cesti giganti e variopinti. Nessun biglietto, profilo basso, zero tracciabilità. Potrebbero essere gli omaggi di un amante segreto e appassionato ma in realtà somigliano di più a un plico postale con orecchio mozzato spedito dall’anonima sarda. Arrivano nel momento clou del prefestivo, quando sono tutti distratti. Non hai il tempo per mandarli indietro e, se pure volessi, non sapresti come e a chi.»
«E allora che ne facciamo?»
«Rendiamo loro armi e onore, da bravi signorini della guerra. Guarda, in virtù dei servizi di sorellanza offerti, quest’anno, in via del tutto eccezionale, li divideremo come segue: 70 per cento a me e 30 per cento a te.»
«Così poco, lo vedi quanto sei stronzo?»
«Il turpiloquio non ti sarà di alcun aiuto, piccola. Sono regole più antiche di te e di me, vengono dritte, dritte dal manuale Cencelli — Sezione speciale – Bottino elettorale – Regalie domestiche a uso consanguinei.»
«E se mamma e papà se ne accorgono?»
«Allora non hai seguito? I 6x3, tecnicamente, non esistono. Nessuno verrà mai a reclamare i loro poveri resti di organza e carta da pacchi sotto il nostro letto.»
«Li tieni sotto il letto? Ma sei proprio un inarrivabile genio del crimine!»
«Fingerò di non aver sentito, giovane sorella chiaramente vittima di sovrastimolazione da pacco natalizio. Che la forza sia con te e il lato scuro non ti mastichi in questo indimenticabile inverno del nostro scontento, meglio conosciuto come il 1988.»