Anche a occhi chiusi Ariosto sapeva guardarsi attorno

La città di Ferrara celebra nel 2016 i 500 anni dalla prima edizione dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto e lo fa con innumerevoli iniziative al centro delle quali si colloca la mostra ospitata a Palazzo dei Diamanti “Orlando Furioso, 500 anni”, sottotitolo e chiave di lettura dell’intera esposizione “Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi”.

L’obiettivo degli organizzatori, la Fondazione Ferrara Arte e il Mibact, è cercare di far capire ai visitatori da dove e come l’autore abbia tratto ispirazione per costruire il mondo fantastico di Orlando. Quello che emerge sin dalle prime sale è che in realtà l’Ariosto non si è inventato quasi niente: le donne, i cavalieri, l’arme, gli amori erano già tutti davanti ai suoi occhi, in dipinti, sculture, arazzi, manoscritti e opere letterarie di quel tempo, a cominciare dall’Orlando Innamorato di Matteo Maria Boiardo, uscito nel 1483, a cui è dedicata la prima sala della mostra dove grazie ad una infografica molto dettagliata si fa “Il salto degli Orlandi” per capire come la maggior parte dei personaggi di Boiardo vengano ripresi da Ariosto.

I temi principali dell’Orlando Furioso si ritrovano in molte opere contemporanee di Ariosto esposte nelle prime sale: la scelta tra il bene e il male in una cornice per specchio, il labirinto in un abito riprodotto in un dipinto, la nave e il viaggio in una spilla di un copricapo, la battaglia, raffigurata tra gli altri da Leonardo da Vinci nel disegno Una battaglia fantastica con cavalli e elefanti, opera concessa alla mostra dalla Regina Elisabetta II d’Inghilterra, o riprodotta negli arazzi o nell’arte classica così presente in quell’epoca. E più si avanza nelle sale e nella mostra più questi intrecci e richiami aumentano, un po’ come accade nell’Orlando con l’avanzare dei canti, l’entrata di nuovi personaggi e la nascita e l’intreccio tra nuove storie.

Nella quarta sala dedicata a “Lo specchio della Corte” spicca il quadro di Andrea Mantegna Minerva che scaccia i Vizi dal giardino delle Virtù che sicuramente Ariosto vide, e lo si sa grazie a una lettera, anche questa presente in mostra, di Isabella d’Este al fratello Ippolito, il “datore di lavoro” di Ariosto, colui per cui l’Orlando è stato scritto. Il corteo di creature soprannaturali rappresentato nel dipinto lo ritroviamo nel canto VI dell’Orlando.

Altri temi cari ai contemporanei di Ariosto e da lui ripresi sono la donna guerriera, il teatro, il cavaliere (la locandina della mostra è un dipinto di Giorgione del 1505 -10, Ritratto di guerriero con scudiero detto “Il Gattamelata”), il fantastico, ben raffigurato nel San Giorgio e il Drago di Paolo Uccello, la follia e la luna, in mostra rappresentata dal Globo in bronzo dorato dell’Obelisco Vaticano.

Non solo però le opere che lo circondavano hanno influenzato Ariosto, lo hanno fatto anche la geografia, con le nuove scoperte degli esploratori, e soprattutto la storia, l’Orlando Furioso ha avuto tre versioni: la prima del 1516, la seconda del 1521 e l’ultima e definitiva del 1532, in 16 anni è cambiata la lingua (dopo la pubblicazione nel 1525 dell’opera di Pietro Bembo Prose della Volgar Lingua), è cambiata la geografia politica con la salita al potere di Carlo V, è cambiato il modo di combattere con l’introduzione delle armi da fuoco e dell’archibugio che nel canto IX della versione del 1532 Ariosto condanna perché chi lo usa è notevolmente avvantaggiato rispetto all’avversario, è cambiato anche il modo di rappresentare la figura femminile, meno aggraziata e virtuosa più forte e carnale, grazie al contributo di nuovi artisti come Tiziano e Michelangelo.

L’Orlando Furioso è stata quindi per più di un decennio un’opera in trasformazione che ha saputo cogliere i cambiamenti epocali del suo tempo e guadagnarsi così fama e rispetto al punto che, e con questa citazione si chiude la mostra, anche Miguel De Cervantes nel suo Don Chisciotte del 1605, l’ultimo romanzo dell’epoca cavalleresca, cita l’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.

Consigli profani per la visita: per meglio cogliere tutte le sfumature e i legami tra ciò che è esposto e il poema è consigliata una guida, magari che sappia anche alleggerire alcune ricostruzioni, la mostra è aperta fino all’8 Gennaio 2017 e tutte le informazioni su orari e biglietti sono consultabili sul sito www.palazzodiamanti.it.