Il paese reale in due atti dell’italico internette

Ieri ed oggi ho pensato a due cosucce, all’apparenza scorrelate tra loro, ma che secondo me sono due sintomi dello stesso problema sistematico che viviamo in questi anni.

In un gruppo su Facebook al quale sono iscritto è partita la discussione su quali barriere resistono ancora all’interno della comune società italiana, ponendo come esempio quella sessuale, fatta cadere all’incirca 3 decenni fa grazie alle figure delle due famosissime attrici pornografiche Ilona Staller a.k.a. Cicciolina e Anna Moana Pozzi, entrambe sapientemente “manovrate” dal celebre produttore del cinema erotico italiano Riccardo Schicchi, notoriamente impegnato anche nella vita politica di allora e che riuscì a tessere in quell’ambito proficui rapporti con gli allora Radicali di Marco Pannella, dei quali noi ora ne godiamo (pun intended) i frutti. Un paio di picconate a quel muro furono date anche dalle televisioni private che allora stavano nascendo.

Che c’entra? Beh, la mia risposta a quella domanda fu quella dello “stato sociale”, ancora oggi secondo me dogmaticamente venerato in varie misure dalla popolazione nelle visioni di stato decisionista a prescindere, arbitro e giudice unico contro i “non ammessi”, ma soprattutto assistenzialista senza distinzione alcuna verso i suoi “figli”, dalla culla alla tomba. Proporre qui, nell’Italia del 201X, misure di taglio liberista — e liberismo non per forza inteso come classico da scuola austriaca — vengono automaticamente da tutti archiviate come mero sensazionalismo, un tentativo più o meno intenzionale di creare clamore mediatico fine a sé stesso. Scatta automaticamente un meccanismo di autodifesa, quasi da sindrome di Stoccolma, nella mente di praticamente tutto il “paese reale”, che le fa bollare come cazzate senza entrare nel merito, indipendentemente anche da chi le propone tali misure. Pensate ad esempio alla proposta di flat tax portata avanti da Matteo Salvini: quasi nessuno è entrato nel merito (da quelle quattro cazzate di economia che so, il 15% è un’aliquota praticamente insostenibile), tutti l’hanno bollata sic et simpliciter come sparata mediatica. Oddio, da uno che ne commette in continuazione di sparate (chiamiamole così), mettersi a ragionare secondo la legge dei grandi numeri è immediato, nonché doveroso; però il mio dannato pragmatismo mi ha fatto pensare che il polo politico salviniano (ovvero la somma della sua “corrente” in Lega Nord più lo spin-off Noi con Salvini pensato per l’elettorato centro-meridionale) comunque si assesta poco sotto il decimo dell’attuale consenso elettorale. Cioè, il capo di un gruppo politico che sposta quasi un elettore su dieci si vede contraddetto dalla stragrande maggioranza del suo stesso elettorato su una sua proposta solo nell’immediato anziché nel merito della stessa.

Figurarsi quando invece chi propone misure di quello stampo non ha un elettorato, e per giunta se per ipotesi si presentasse ad una tornata elettorale nazionale prenderebbe la classica “percentuale a prefisso telefonico”: la campagna informativa che il Comitato Ventotene sta perpetuando da mesi sul ridimensionamento del vecchio welfare state italiano, principalmente sullo scorso sistema pensionistico retributivo ormai da anni insostenibile, è condivisibile ed a mio avviso doverosa. Non sto dicendo che dobbiate dargli ragione a prescindere: dove voglio andare a parare però è sul fatto che di fatto quattro gatti senza collare creano dal nulla una reazione comune di sdegno e screditamento da una fetta non risibile ed eterogenea di popolazione. Insomma, basta che tizi a caso si permettano di dubitare dello schema statalista che parte la shitstorm sui social, in maniera istintiva. Non è secondo me un fenomeno trascurabile, ma un sintomo ben chiaro di una grande maggioranza di popolazione che odia le diseguaglianze che si creano grazie solo e soltanto al merito di chicchessia, ma che tacitamente acconsente quelle de iure fatte calare dall’alto da parte dello Stato, perché sperano un giorno di averne una fetta anche per loro. Se a scuola sistematicamente si va a passo del più somaro della classe per prendere poi tutti sei in pagella, questo è ciò che ne consegue…

Secondo punto: gli adesivi di Anne Frank con la maglia della Roma (e della Lazio aggiungo io, perché ne ho visti circolare da anni in varie versioni). Presa singolarmente, è a mio avviso semplicemente una questione davvero risibile, per non dire ridicola, perché confinata all’interno di un movimento popolare, quello ultras, che ha ripercussioni oggi quasi nulle sulla vita sociale. Io parlo per cognizione di causa, dato che la mia curva l’ho vissuta per molti anni e quel mondo l’ho conosciuto dal suo interno al contrario di tanti altri che parlano a casaccio: non ho alcuna paura a dire che il movimento ultras è dannatamente ipocrita, che si poggia solo sull’autoreferenzialità, di fatto piramidale ed estremamente gerarchico, nonché un applicazione contemporanea di quella legge del branco dove tutto è concesso entro i canoni prefissati. Però va sempre ricordato che, fuori da esso, la gente che compone quel movimento è quasi tutta perfettamente immersa nella nostra società: non sono alienati come vengono dipinti, è gente che studia e/o lavora, paga le tasse e partecipa alla vita sociale. In una parola, normale. Io stesso ad esempio ho conosciuto degli ultras di curve sia “amiche” che “nemiche” nell’ambiente universitario, e mirabile dictu oltre a qualche sfottò non si è mai andati. Prodigio della civilizzazione!

Oddio, qualche criminale dichiarato o testa di cazzo incallita lì dentro c’è, negarlo sarebbe ridicolo, ma sono sparuta minoranza. Gli ultras possono essere tranquillamente visti come dei giocatori di ruolo, più che dei reietti sociali come dipinti dalla stampa; però poi quando il “loro mondo” si scontra non intenzionalmente con quello reale, ecco che shit happens, per dirlo in internettese. E non parlo di atti vandalici o di colluttazioni che ledono terzi, quelli sono condannabili sempre e senza distinguo, lo scrivo giusto per precisare, che è facile fare cherry picking

Le pantomime offerte in dono alle vestali dell’altare della retorica le abbiamo viste tutte, e neanche c’è bisogno di specificare che non servono ad un emerito cazzo. Ma non per la loro comunque fatua natura, essendo appunto recite create per lavarsi mani e faccia di acqua santa, fingendo di voler prendere le distanze da loro, quando invece se li tengono stretti dato che pecunia non olet, neanche se viene dal portafogli di un ultras… Non servono ad un cazzo perché semplicemente — e secondo me deliberatamente — sbagliano obiettivo. La scusa che ci sono curve politicizzate estremamente, a destra o a sinistra fà lo stesso (il ferro di cavallo non mente), non attacca per una sola, insindacabile ragione: i partiti estremisti oggi non hanno alcun peso specifico. Ad ogni tornata da vent’anni a questa parte, fascetti, tartarughine e falci&martelli prendono sistematicamente lo zerovirgola. Inoltre non leggo mai di un risvolto importante, ossia che il movimento ultras in Italia è alla frutta e si estinguerà fisiologicamente entro un paio di decenni, poiché manca di un massiccio ricambio generazionale, stoppato da una burocrazia certosina e dai cambiamenti nei gusti e nelle abitudini delle generazioni più giovani.

E quindi perché continuano a dargli peso? Semplice, perché vogliono che si mostri quel lato decisionista e punitivo dello Stato verso “gli altri” che piace alla popolazione. Bastone e carota, o come si dice dalle mie parti “mazza e panella”. Inoltre, l’utilizzo del paravento dell’antisemitismo e dell’antisionismo è vomitevole, poiché chiude deliberatamente più di un occhio sulla marea di lerciume e di falsità di stampo antisemita che circola da anni tra le timeline di Facebook di milioni di italiani, anche di quelli che del calcio non gliene frega un cazzo, figurarsi se sono ultras. Dalle menzogne pallywoodiane alle fesserie complottarde con soggetti i grandi capitali mondiali subdolamente infarcite di antisemitismo, tutto fa brodo agli avvelenatori della pubblica opinione proni solo al dio clickbait. Ma di quello nella stampa generalista non si fa menzione, d’altronde “la gente” mica vota Casapound o Rifondazione Comunista…