Il pomeriggio storico di Budapest 2017

Chad Le Clos rende onore a Laszlo Cseh dopo la finale dei 200m farfalla, vinti dal sudafricano

La bellezza del nuoto, e quindi direttamente dei mondiali organizzati dalla FINA ogni due anni, sta nella sua rigidità, nella sua etica del lavoro, nel suo essere una sfida personale fra un essere umano e i limiti che la sua mente è capace di porsi, una dimostrazione di quanto l’uomo possa avvicinarsi al processo lavorativo di una macchina. Non c’è spazio per la fantasia nel nuoto, perché esistono solamente le ore passate in acqua e la propria capacità di sopportare la pressione. Il nuoto è la sublimazione della nostra persona. Spesso i migliori nuotatori possono apparirci come automi bellocci incapaci di mostrare emozioni, come macchine costruite in laboratorio per essere perfette, con la muscolatura di Michael Phelps, il volto da nouvelle vague di Camille Lacourt o la mascella da ricco ereditiero americano di Cameron Van Der Burgh, ma gli atleti sono non solo esseri umani, ma anche esseri umani perfettamente consapevoli dei loro limiti, della loro forza e delle loro capacità. E questi straordinari individui sono in grado di regalare momenti incredibili, e data la natura del nuoto, che presenta varie differenti competizioni all’interno dello stesso luogo e nello stesso giorno, oggi pomeriggio è stato un giorno in cui i momenti clamorosi non hanno fatto altro che susseguirsi l’uno con l’altro, anche se paradossalmente, uno dei meno clamorosi è stato l’unico record del mondo timbrato oggi, quello della staffetta mista americana, che è pur sempre una disciplina molto giovane e con ampi margini di miglioramento. Perché questa è una giornata che gli appassionati di nuoto faticheranno a dimenticare.

Federica Pellegrini

Già prima della giornata di oggi, ritenere Federica Pellegrini una delle più grandi atlete che il nostro paese abbia mai avuto il piacere di avere, se non la più grande atleta della nostra storia, sia al maschile che al femminile, non era utopia, anzi, era quasi un atto dovuto, ma dopo l’impresa nei duecento metri stile libero di oggi pomeriggio non c’è più spazio per le ipotesi, secondo la mia modesta opinione: Federica Pellegrini è, insieme al leggendario sprinter Pietro Mennea, la più grande sportiva italiana di sempre. Non solo ha ottenuto il settimo podio consecutivo nella sua specialità preferita, completando un filotto mai realizzato da nessun altro nuotatore e solamente avvicinato dal precedente detentore del record, l’ungherese Laszlo Cseh, anche lui protagonista nella giornata di oggi, ma è riuscita ad anticipare Katie Ledecky, che a soli vent’anni è già da qualche tempo la più grande nuotatrice di questo pianeta , con tre record del mondo (alcuni di questi con tempi ai limiti del mostruoso) nel palmares, e che sopratutto prima della giornata odierna non era mai stata battuta in nessuna delle precedenti tredici finali disputate, fra Olimpiadi, Mondiali e Giochi PanPacifici. Per il resto, ad inserire la Pellegrini nel Gotha del nostro sport, credo bastino un record mondiale nei 200sl, due medaglie olimpiche, di cui una d’oro, prima nuotatrice azzurra nella storia a conquistare questo traguardo, dieci allori mondiali (cinque del colore più pregiato) più un gran numero di trionfi fra europei, campionati italiani e competizioni in vasca corta. E sopratutto l’unica atleta, fra le grandi eccellenze italiane, a non essere diventata più famosa del movimento stesso, ma capace di aiutare la crescita in popolarità del nuoto italiano.

Laszlo Cseh e Chad Le Clos

Il nuoto ungherese, da sempre un movimento capace di regalare campioni negli sport acquatici, si è aggrappato in questi anni a due stelle di primissima levatura: Katinka Hosszu e Laszlo Cseh. Naturale quindi, che con Budapest scelta come città ospitante della massima competizione organizzata dalla FINA, i due campioni ungheresi fossero destinatari di tutte le pressioni e di tutte le attenzioni che solamente i favoriti padroni di casa possono ricevere. La stessa Hosszu ha affermato come questa situazione fosse un’altra enorme difficoltà, in uno sport in cui le pressioni ricadono tutte sulla singola persona e servono solamente a spingere più in basso verso il fondo della piscina l’atleta stesso, e presumibilmente anche lo stesso Cseh avrà sentito molte responsabilità sulla sua testa, come sempre rasata a zero prima di ogni competizione e quindi privata dell’utilizzo della cuffia in gara. Ma nei duecento metri farfalla l’ungherese nulla ha potuto di fronte al ritorno ad altissimi livelli di uno straordinariamente commosso Chad Le Clos, e si è dovuto accontentare della seconda posizione. Ma a rendere memorabile la gara, immediatamente dopo il tocco della piastra d’arrivo, ci ha pensato proprio l’atleta sudafricano, che con un gesto di altri tempi ha alzato la mano del fenomeno ungherese, come a sottolineare la grandezza di un tale atleta, uno che non può indossare medaglie d’oro olimpiche solamente perché è nato nella stessa epoca di Ryan Lochte e dello squalo di Baltimora, il più grande di tutti, Michael Phelps, recentemente uscito sconfitto dalla sfida con gli squali, quelli veri.

Adam Peaty

Mando sincere, e preventive, condoglianze a tutti i ranisti che si affronteranno sui massimi palcoscenici internazionali da qui ai prossimi anni, perché saranno destinati a vivere nel regno personale di Adam Peaty. Quello che sta facendo l’inglesino non ha assolutamente nulla a che fare con la razza umana, è un dominio della specialità che pure avviene contro atleti di livello clamoroso. Da una gara con Adam Peaty nessuno entra, ma nessuno esce, molto semplicemente si chiude il libro delle cose che si sanno, e si lascia al britannico il potere di fare ciò che vuole con il cronometro, con le leggi della fisica e con gli avversari. Non basta dire che detiene il record del mondi sia nei 50 che nei 100 rana, tempi peraltro ritoccati più volte negli ultimi anni, per spiegare quanto incredibile sia la superiorità, ma bisogna anche ricordare che è l’unico uomo ad essere sceso (ripetutamente) sotto i cinquantotto secondi nelle due vasche e che con il record della semifinale di questo mondiale è diventato il primo uomo a nuotare la singola vasca in un tempo inferiore ai ventisei secondi, ed i distacchi che affligge ai suoi avversari, che sono alcuni fra i migliori ranisti mai visti in ogni epoca (a cominciare da Van Der Burgh) sono praticamente immorali, perché non esiste altra parola per definire settantatré ventesimi di vantaggio in una distanza risibile come i cinquanta metri a rana. Riuscirà qualcuno (presumibilmente dopo Tokyo 2020, dove ci si aspetta una replica del regno del terrore visto da Kazan in poi) nei prossimi anni non dico a battere, ma quantomeno ad avvicinarsi alle prestazioni sovrumane di Adam Peaty?

Gabriele Detti (Wojciech Wojdak) e Gregorio Paltrinieri

In un mondo sempre più confuso che potrebbe da un giorno all’altro esplodere e diventare tutto un’immensa e devastante polveriera, con il terrore che influenza le nostre scelte e i nostri comportamenti, e la gente che approfitta di questo terrore per guadagnare punti nei sondaggi, molti di noi hanno bisogno della loro piccola dose quotidiana di certezze. Cattiva notizia, oggi due certezze quasi inossidabili sono cadute miseramente davanti ai nostri occhi. Abbiamo già detto della non più invincibile Katie Ledecky, e adesso affrontiamo il capitolo Sun Yang, che ha dovuto abdicare dal suo trono nella comfort zone degli 800 stile e lasciare la sua corona ad un ventitreenne livornese da anni residente ad Ostia, al suo compagno di merende carpigiano, che ha concluso al terzo posto e ad un quasi sconosciuto polacco che per un attimo sembrava avere in mano la medaglia del colore più pregiato, per poi abbandonare anche la quarta posizione nelle mani del norvegese Andreas Christiansen. Con una gara condotta sempre in testa ad un ritmo infernale, il trio composto da Detti, Paltrinieri e Wojdak ha salutato il resto della compagnia per dirigersi vero un podio che sa di storia della disciplina. Una grandissima gioia, ovviamente, sopratutto per la medaglia d’oro Gabriele Detti, che ha strappato il record europeo al compagno e amico Paltrinieri e ha dimostrato, nella gara più adatta alle sue caratteristiche, di non essere solamente la ruota di scorta del mezzofondo italiano, ma di essere anche lui un fenomeno capace di regalarsi imprese come quella di oggi e come quelle che si spera possa continuare a regalarsi.