L’ultimo “muro” di Gorizia

Il muro che divide Italia e Slovenia visto dalla parte di Salcano

Prima i militari jugoslavi, poi quelli sloveni, infine nessuno: in oltre vent’anni di attività, il signor Carlo Brumat dal suo agriturismo ha visto susseguirsi i fatti più importanti a cavallo tra il XX e XXI secolo. Perché lui si trova proprio sul confine, come tanti altri goriziani dal resto, ma con una particolarità: il suo non è stato abbattuto, nonostante la Slovenia sia entrata nell’Unione Europea ormai dal 2004.

Siamo all’estremo punto di via del Montesanto, l’arteria a nord di Gorizia che poi diventa cesta IX Korpusa appena varcato l’ex valico della zona industriale di Salcano: qui si trova l’agriturismo “Brumat Carlo”, noto anche con il nome di “Alle Casermette” o “Da Bepon”, un posto tranquillo dove vengono servite specialità tipiche. Il problema è l’ingresso: il portone principale, infatti, è bloccato da un muro di cinta che divide i due Paesi fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Come in diversi punti della città, il confine è stato tracciato proprio sulla porta di casa, impendendo ancora oggi di accedervi direttamente dalla strada che collega senza più dogane Italia e Slovenia. Brumat e la moglie, Ida Muzic, vivono lì dal 1984 e dieci anni dopo hanno aperto la loro attività. Ci raccontano che non hanno mai avuto problemi con le autorità di oltreconfine, anzi ci sono stati perfino momenti conviviali con i militari jugoslavi prima della guerra.

Quando questa scoppiò, gli effetti non si fecero sentire come a Casa Rossa, dove invece arrivarono i colpi di mitragliatrice; ma una volta conclusasi, i controlli calarono drasticamente e dietro quella rete che limitava il perimetro italiano si videro sempre meno guardie. La sera che si festeggiò l’ingresso sloveno nell’UE, qui si brindò fino a notte fonda con gli allora sindaci di Gorizia e Nova Gorica, Vittorio Brancati e Mirko Brulic.

Il confine visto dalla parte italiana

Ai festeggiamenti non seguì però un cambiamento reale: l’autorizzazione da parte slovena ad abbattere il muro arrivò subito,ma il problema sono i lavori da fare. “Quando avrò la possibilità economica aprirò” ci spiega il titolare, perché ieri come oggi i costi sono troppo alti. Non ha mai chiesto aiuto pecuniario a nessuno e non pare che abbia intenzione di farlo in futuro. Però il titolare dell’agriturismo, gestito a conduzione familiare, lamenta un disinteresse sia da parte del Comune sloveno, sia che da quello italiano; anche perché, prima del confine, la via di entrata e uscita che dava su via del Monte Santo c’era già.

Oggi per raggiungere il posto bisogna entrare nella zona artigianale e, dopo qualche curva, si arriva finalmente a destinazione. Abbattere quel muro aiuterebbe anche ad avvicinare gli agricoltori sloveni e italiani che coltivano la Rosa di Gorizia, ci spiega Brumat: molto più che un gesto simbolico.

La cuoca dell’agriturismo serve alcune specialità della casa preparate con la Rosa di Gorizia

Era il 1994 quando l’agriturismo “Brumat Carlo” aprì i battenti, la coppia che lo gestisce viveva lì già dal 1984 ma i lavori da fare per rimettere a posto l’edificio erano diversi, per cui passò un po’ di tempo prima di iniziare con l’attività: fino agli anni ’60, infatti, l’attuale agriturismo era una cantina che riforniva con il proprio vino tutta la zona. Oggi il posto è una piccola “oasi enogastronomica” a conduzione familiare, che serve e vende i propri prodotti, legati alla tradizione: “È una cucina casereccia” ci spiega la signora Muzic: i piatti seguono le stagioni, proprio come un tempo. Infatti, in questo periodo l’ingrediente centrale è la famigerata Rosa di Gorizia, qualità di radicchio unica in Italia e tipica proprio dell’inverno. Proprio in questo agriturismo c’è la sede dell’associazione dei produttori di questo particolare ortaggio, che raccoglie 11 agricoltori italiani e che ha già svolto riunioni con le controparti slovene per sviluppare una sinergia transfrontaliera. L’obiettivo è la tutela della Rosa, che per le sue peculiarità cresce da secoli nella piana a nord di Gorizia e che rischiava l’estinzione negli anni ’60; qualche coltivatore ha però conservato i semi e continuato a produrla. Questa non è però la sola specialità della casa: c’è il vino artigianale, gli affettati misti, goulasch, trippe, frittata alle erbe e tanto altro.