Perché l’Italia rischia di non qualificarsi ai mondiali 2018

E’ possibile che questa squadra, che abbiamo visto scintillante durante l’Euro 2016 e che ha sofferto solo ai calci di rigore contro la Germania, possa non figurare tra le 32 nazioni presenti in Russia per i Mondiali di calcio 2018? Ebbene sì, il rischio c’è e le scommesse sono aperte.

In effetti, l’Italia condivide il suo girone di qualificazione mondiale con la Spagna, altra grande potenza calcistica. Stando ai fatti, le due équipes non hanno finora commesso errori giocando contro le altre squadre del gruppo (Israele, Albania, Macedonia e Liechtenstein). Se questa tendenza dovesse confermarsi, tutto si giocherebbe quindi nell’atteso scontro diretto. La Spagna infatti, ha già spuntato il pareggio con l’Italia lo scorso ottobre, fattore che porta i compagni di squadra di Sergio Ramos a trovarsi in una posizione di forza per la scalata al primo posto del gruppo. Non ci resta che aspettare il 2 settembre 2017, dove gli azzurri saranno chiamati a dare il tutto per tutto in una partita decisiva per la qualificazione diretta.

Certo, anche il secondo posto porta alla qualificazione, ma per le fasi di spareggio. Tuttavia, questo non significa che possiamo tirare un sospiro di sollievo. Tra i potenziali avversari con cui potremmo giocarci i due match di andata e ritorno, figurano infatti squadre da non sottovalutare: il Portogallo, fresco di vittoria dell’Euro 2016, l’Islanda e il Galles, che hanno sorpreso durante gli ultimi europei, la Bosnia e il suo attacco di fuoco e, per ultimo, i Paesi Bassi, che seppur in declino sono rientrati comunque nelle semifinali degli scorsi mondiali.

Senza dubbio, l’Italia può vantare di un’esperienza e di una forza superiore ai suoi ipotetici avversari, ma proiettandoci in un contesto di scontro su due partite, l’eliminazione non è da escludersi. E, ancor più, ciò non risolve il quesito iniziale: è lecito immaginare due dei favoriti vincitori di Russia 2018 (secondo i maggiori bookmaker) ritrovarsi nello stesso girone?

A pensarci bene, non sorprende affatto vedere Nazioni di alto calibro non riuscire a qualificarsi per la World Cup, ci verrebbe quasi da considerarlo evento ricorrente nella zona UEFA. Stando alle ultime edizioni, potremmo rispolverare il caso della Svezia di Zlatan Ibrahimovic, non qualificata ai mondiali in Brasile del 2014, dopo essersi accaparrata una lodevole seconda posizione dietro alla Germania e davanti a Irlanda e Austria. Sfortuna di questa équipe fu il doppio scontro con il Portogallo durante la fase di spareggio e il fatto di condividere il posto in girone con la futura vincitrice dei mondiali.

Nel 2010, altre potenze come il Belgio e la Croazia non riuscirono a superare la fase qualificativa, o saltarono l’ostacolo per un pelo, è il caso della Francia en barrages contro l’Irlanda, qualificata con quel “colpo di mano” di Thierry Henry, ormai entrato negli annuari calcistici.

Thierry Henry

Accontentare tutte le squadre facendole rientrare nella fase finale dei mondiali è impossibile, e non tutte le équipes potranno accedere alla partita definitiva per la Coppa del Mondo. Inoltre, alcuni considerano la zona UEFA come avvantaggiata, dal momento che sembra sia più rappresentata rispetto alle altre confederazioni: su 31 squadre qualificate per i Mondiali 2018, 13 provengono dalla zona UEFA, un indice che sfiora il 42%. Le altre confederazioni (Asia, Africa, Nord America, Sud America e Oceania) ne qualificano al massimo 5.

Nonostante questo, possiamo ancora pensare che l’Europa sia penalizzata. In primo luogo, a livello di percentuale di squadre qualificate: la zona UEFA conta 53 équipes, tra le quali, solo 13 supereranno la fase di qualificazione, il che ci porta ad un tasso inferiore al 25%. Allo stesso modo, la zona CONMEBOL (Sud America), che si compone di sole 10 squadre, ne qualificherà almeno quattro, e molto probabilmente cinque (la nazione che termina al quinto posto, finisce in spareggio con la vincitrice della zona oceanica, generalmente più debole). Il sud America riesce quindi a posizionare un buon 50% delle sue squadre tra le nazioni partecipanti ai Mondiali 2018, il doppio rispetto all’Europa.

Qualificazioni Mondiali 2018 CONMEBOL

A questo dato di fatto potremmo rispondere che la differenza si giustifica con il livello delle squadre in esame, il Sud America può contare su nazionali di alto livello come l’Argentina, il Brasile o l’Uruguay. Vero, ma se ci basiamo sul livello delle squadre, ci domandiamo allora perché la zona CONCACAF (Caraibi, America Centrale e Nord America) arriva a qualificare da tre a quatto squadre ai Mondiali di Russia. Ad oggi, le nazioni di questa confederazione in posizione di forza per partecipare alla Football Word Cup sono le seguenti: Costa Rica, Messico, Panama e Honduras. Senza nulla togliere alle formazioni, non possiamo considerarle allo stesso livello di altre grandi squadre, e in generale al livello atteso per i Mondiali di calcio.

La decisione della FIFA di qualificare 48 squadre ai Mondiali 2026, invece delle attuali 32, avrebbe potuto (o dovuto) ristabilire un certo equilibrio. Tuttavia, se la questione non è ancora del tutto definita, le prime ipotesi non sono comunque a favore della zona UEFA: il numero di équipes passerebbe da 13 a 16, al contrario dell’Africa, reale vincitrice di questa manovra, che vedrebbe aumentare il numero di squadre qualificate, passando da 5 a 9.

L’Europa, che attualmente possiede il 40% delle nazionali partecipanti ai Mondiali, vedrebbe così ridursi la percentuale al 33%. Non possiamo quindi cullarci di fronte a questi dati, e dovremmo iniziare ad abituarci alla sparizione di grandi nazionali di calcio già dalle qualificazioni.