Lo startupper che fa?

Non si può che essere concordi sulla difficoltà nostrana a trovare e rendere concreti dei provvedimenti legislativi per favorire determinati fenomeni. 
Il protezionismo di alcune categorie e comparti, inoltre, sicuramente non aiuta.

Peccato che il dibattito maggiormente agli onori delle cronache riguardi aziende che, baseranno pure le loro fortune sul utilizzo capillare di tecnologia digitale mobile, ma non fanno molto di più che creare posti di lavoro facilmente distruttibili, scarsamente retribuiti e ben poco qualificanti 
(quante e quali competenze può maturare un fattorino di deliveroo? Quanta frutta e verdura biologica può comprare? Quanti B&B può prenotare?)

E’ il caso di Uber, come i vari delivery tipo foodora et similia
Un ragionamento lo farei anche sul mega annuncio del primo Starbucks a Milano e i relativi “posti di lavoro”: 350 nuovi baristi che, se fanno bene il loro lavoro, seguono procedure per erogare un servizio altamente standardizzato e ripetitivo.

Tutto questo genera poco dibattito e molte incomprensioni.
Per chi a fare imprese ci prova, per chi naviga nel mare magno dell’innovazione (alcuni nel oro, altri solo sui social), per chi confonde il nuovo studio di architettura con flexibus o pizzabo. Molte novità, proclami e tanti dubbi da parte di chi non gioca questa partita per vari motivi.

Forse ci vorrebbe una cultura del “fare startup” un po’ meno basata sulla retorica californiana e meglio orientata alla creazione reale di benessere. Il che vorrebbe (anche) dire posti di lavoro e relazioni territoriali stabili fra gli attori.

L’imprenditore è qualcuno che desidera avere indipendenza (decisionale ed economica), essere socialmente riconosciuto per il valore creato nel tessuto sociale, dare concretezza ad un’idea che lo qualifica professionalmente, trasformare una sua qualità personale in lavoro. Non lo dico io che imprenditore non lo sono (ma 8 anni di co.co.pro. tutto sommato qualcosa di questo mondo me l’hanno fatto sperimentare). Le fonti sono queste.

Vogliamo evitare di sovrapporre i termini?
Non ci piace chiamare le startup imprese e le micro-imprese startup? Io posso essere anche d’accordo. Però qualcuno mi dica che cosa fa, lo startupper. 
Quali sono i suoi desideri? 
Forse una mega exit da milioni di euro? 
Uscire. E una volta usciti, dove andiamo?

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