Ho settantatré calamite attaccate sulla porta del frigorifero.
Tre da Parigi.
Due da New York.
Quattro da Torino, una da Berlino. Tre da Dublino.
Una per ogni posto in cui siamo stati, una per ogni posto in cui ci siamo amati.
Ho ventitrè tipi diversi di spezie, quasi tutte provenienti dall’India.
Tre varietà di pepe.
Una di cardamomo.
Semi di cumino. Cannella.
Ho ancora del coriandolo per preparare lo spezzatino al curry che mangiavamo quasi ogni domenica, durante l’inverno.
Ho due mensole piene di libri di ricette, una piena di zuccheriere vuote di ogni grandezza.
Ho un piccolo armadietto con cinque ripiani. Al primo ci sono i corn flakes.
Al secondo la Nutella, le merendine e il lievito per torte.
Al terzo le fette biscottate, i biscotti integrali e il miele.
Al quarto i crackers e le bottiglie di pomodoro, al quinto fagioli, lenticchie e funghi secchi.
Ho più o meno quarantadue tipi di thè, uno per ogni volta che siamo fuggiti in Turchia, o in Inghilterra.
Thè al succo di melograno.
Mele e cannella.
Thè all’uva. Thè nero. Ne bevo uno diverso al giorno, su una delle tre sedie di alluminio, davanti alla finestra.
Ho una credenza di legno antico, con dentro tre servizi di piatti che non userò mai.
Due tipi di bicchieri per il vino.
Due per lo spumante. Tre per gli amari.
Ho sei varietà di caffè, tenute in chicchi, in piccoli sacchetti di iuta, e un macinatore di caffè un po’ vecchiotto. Ho un pavimento in parquet che ancora risuona dei tuoi passi. Ho una finestra col vetro che presenta ancora tracce dei tuoi passaggi con le dita.
Cuoricini, frasi, disegni stupidi.
Ho tre padelle grandi, quattro piccole, e due pentole.
Una scodella scheggiata.
Sette tipi di marmellata, ai fichi, alle more. Ai lamponi, all’arancia.
All’uva, all’albicocca.
Ho una radio sintonizzata costantemente su Virgin Radio, e mezzo pacco dei tuoi biscotti preferiti.
Ho tutti i cofanetti delle nostre serie tv preferite sulla mensola in soggiorno, di una ce l’ho doppio perché me la regalasti senza sapere che già ce l’avevo, ma non mi andava di dirtelo. 
Ho sette mozziconi di sigaretta sparsi per casa, due in cucina, uno in bagno, due in camera da letto, uno in soggiorno, uno in balcone, zuppo. Ho un flacone di shampoo già cominciato e uno spazzolino elettronico.
Due testine di riserva. Ho un comodino pieno di cose non dette, tre bugie a fin di bene, quattro “ti amo” riusciti male e due insulti ricacciati dentro. Ho tre bigliettini di riappacificazione piegati e tenuti nel primo cassetto del comò. Ho due mazzi delle chiavi di casa. Uno anche con le chiavi della cassetta della posta.
L’altro no.
L’ho messo al solito posto, dove sai.
Magari torni.

Tommaso Fusari — Checklist

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