Posso dire di aver imparato due o tre cose sull’amore che funziona. Credo che gli opposti non si attraggano e i simili non si sopportino.
Per me le coppie che funzionano sono quelle che non si promettono niente, nè si dicono troppe cose importanti tutte insieme. Quelle che escono la prima volta e se ne stanno su un muretto a parlare per ore, senza cene, senza luoghi speciali, senza troppe preparazioni per le quali poi uno quasi si sente in debito. 
Rispettare le tappe.
Quelle che non si vengono a parlare di convivenza dopo un paio di mesi solo perché la loro età dice che forse sarebbe il momento, o che potrebbe essere una buona idea per sperimentare, che all’inizio sembra una buona idea, trasportati da tutta quella valanga di emozioni strane. A mente fredda, magari prima vediamo quanto abbiamo da dirci e da ridere, e poi vediamo se siamo in grado di sopportare i calzini di un’altra persona, i peli nel lavandino, la routine, in quattro mura, tutti i giorni.
Credo nelle coppie che ascoltano la stessa musica, credo profondamente nelle vacanze separati, ma nei viaggi, quelli no. Perché attenzione, c’è chi ancora non coglie la differenza.
E credo, più di ogni altra cosa al mondo, nelle coppie che ridono, ridono sempre, ogni ora di ogni giorno. Che ridono quando lui si prova una camicia ridicola nel camerino di un negozio, quando uno dei due imita l’altro, quando alle serate tra amici vengono fuori storielle divertenti, passate, magari pure con altre relazioni, quando ancora nessuno sapeva nemmeno dell’esistenza dell’altro. 
La gelosia gratuita non l’ho mai capita.
Credo in due chiamate al giorno anziché mille messaggi al minuto.
Credo nelle coppie che sanno rimanere anche in silenzio, che qualcuno ha detto che, in fin dei conti, quei silenzi non possono essere neanche considerati tali; quel qualcuno ha maledettamente ragione.
Credo nelle coppie che alzano il gomito insieme, credo che una mano sulla fronte sia più rassicurante di una mano nella mano.
Credo nella realizzazione di un pranzo insieme, cercando di attribuirsi più meriti possibili ma sapendo bene che senza il gioco di squadra non sarebbe mai venuto fuori ‘sto capolavoro culinario.
Credo nei regali senza motivo e negli anniversari mai ricordati, nei problemi affrontati subito, nella pizza mangiata sul cofano della macchina, credo nelle comitive di amici diverse, con qualche punto di incontro qua e là ogni tanto.
Io credo che queste coppie, in un modo o nell’altro, al per sempre ci arrivano, prima o poi.”

Tommaso Fusari — Ciò che (più o meno) ho imparato definitivamente (o forse no) sull’amore.

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