Altaforte e i fascisti, da Fiuggi a Torino

La piccola polemica settoriale sulla presenza al Salone del Libro di Torino della casa editrice Altaforte, legata a Casa Pound e diretta dal fascista Polacchi, rinnova il problema - burocratico e sostanziale - della democrazia liberale in Italia: possono partiti neofascisti come Forza Nuova o Casa Pound partecipare a competizioni elettorali democratiche? Se in una competizione elettorale democratica la maggioranza dei votanti scegliesse liberamente una destra fascista (che non si vergogna di esserlo e - per sua natura - antidemocratica), le istituzioni democratiche dovrebbero rispettare il voto (non tutelando però né il futuro della democrazia né i diritti fondamentali dei loro cittadini)? L’editoria che senza vergogna fa propaganda neofascista e gli starnazzi legati a quel mondo lì hanno diritto di promozione?

Sono domande scivolose alle quali possiamo dare solo risposte politiche. Penso che abbiano fatto bene Raimo, i Wu Ming, Ginzburg, Zerocalcare e altri - dall’alto della loro notorietà - a sollevare il polverino sulla presenza al Salone di una casa editrice smaccatamente neofascista, a tenere alta l’attenzione sul problema della normalizzazione del fascismo.

Non hanno più vergogna dei loro istinti: tra quelli che presero parte nel 1994 a Fiuggi alla fondazione di Alleanza Nazionale c’era chi credeva nella nascita di un vero partito conservatore in Italia e tantissimi che volevano liberarsi dal marchio di infamia dell'essere fascisti, pur non rinnegando nell’intimo tradizioni e idee violente e antidemocratiche - col senno del poi, è stato probabilmente quel senso di imbarazzo sulle origini antidemocratiche, è stata forse l’inaccettabilità del mostro-fascismo a garantire per quasi un ventennio all’Italia una destra che , a confronto con quella di oggi di Salvini e Di Maio, potrei definire addirittura di stampo churchilliano.

Mentre ridevamo dei quattro sfigati di Acca Larentia, Predappio e delle farneticazioni sulle ragioni dei vinti, quegli istinti del basso ventre hanno ripreso slancio e (pur rimanendo - si spera - minoritari) occupano gli spazi liberi.

Attenzione a non piegare la diatriba a una guerra tra destra e sinistra: la scelta qui è tra fascismo e antifascismo, tra repressione e libertà, violenza e non violenza, dittatura e democrazia - in fin dei conti, tra il male e il bene.

Sta a tutti noi fare scelte politiche forti per quello che possiamo, per non abbassare mai l’attenzione su quello che potrebbe accadere, per ricordarci che esistono, sono cattivi, potrebbero tornare e non si vergognano delle loro origini, neanche quando leggono una lettera d’amore come quella del partigiano mandato a morire che pubblico qui di seguito.