La legittima persistenza dell’amianto in Italia

Vivo all’ultimo piano di uno dei palazzi più alti del centro storico di Alatri (FR), nella casa nella quale i miei nonni abitarono per un quarantennio.

Oggi il nostro appartamento affaccia da un lato sulla via principale e dall’altro guarda ad una valle stuprata dal calcestruzzo, alle montagne che segnano il confine con l’Abruzzo e ad una copertura d’amianto di circa 250 metri quadri che si stende sette piani sotto la finestra del mio bagno.

Le lastre di eternit stanno lì da almeno trentacinque anni ed hanno attraversato indenni la legge n. 257 del 27 marzo 1992 che regolamentava la cessazione dell’impiego dell’amianto.

Da venticinque metri di altezza posso ritenere che l’installazione di impianti di areazione e/o climatizzazione (avvenuta in tempi antichi, con ogni probabilità prima del 1992) abbia potuto corrompere in passato l’amianto — fortunatamente, a rimedio, ho potuto osservare due anni fa un intervento di incapsulamento dei punti critici.

Tuttavia la legge non prevede alcun obbligo di rimozione dell’amianto per il proprietario: come previsto dalla norma — anche a seguito delle segnalazioni dei singoli condomini e del nostro condominio negli ultimi tre anni — i tecnici della ASL hanno valutato lo stato dell’eternit e ritenuto che la copertura sia conservata in modo discreto, attestato l’indice di esposizione ad eventuali fibre d’amianto a livello medio ed infine prescritto al Comune di Alatri (FR) l’emissione del provvedimento n. 17960 del 04/06/2018 che obbliga il proprietario della copertura ad un monitoraggio annuale dello stato di conservazione dell’amianto o, in alternativa, alla bonifica.

Credo sia comunque necessario non fare terrorismo sul tema.

L’amianto compatto non è di per sé pericoloso: quando si presenta in perfetto stato di conservazione non può arrecare alcun danno alla salute. L’amianto e l’eternit risultano pericolosi per l’uomo quando rilasciano fibre: queste, se disperse nell’aria ed inalate, possono portare terribili danni alla salute. Risulta evidente, quindi, come il rischio sia legato alla friabilità e al deterioramento del materiale in amianto.

Di più, se stando alle conoscenze scientifiche attuali pare che non esista alcuna soglia minima d’esposizione alle fibre d’amianto al di sotto della quale si può essere sicuri di non ammalarsi e potremmo dunque considerare a rischio chiunque respiri particelle d’amianto, è necessario sottolineare che l’incidenza di malattie asbesto-correlate risulta molto più elevato nelle persone soggette a lunghe e massicce esposizioni.

Se pur fossero minime le probabilità di sviluppare patologie mortali a causa dell’amianto, pare comunque assurdo che il legislatore non abbia previsto alcuna scadenza per la rimozione dell’amianto dall’intero territorio nazionale e che, a più di ventisei anni dall’adozione la legge n. 257 del 27 marzo 1992 che regolamentava la cessazione dell’impiego dell’amianto, circa 250 metri di lastre di eternit si stendano — legittimamente — nel centro storico di Alatri (FR), sette piani sotto la finestra del mio bagno.