Napoli: amore e sconforto
Napoli l’ho sempre vista come una bella donna, difficile e meravigliosa, incomprensibile e sfuggente ma capace di farti innamorare con un solo sguardo.
Io Napoli l’ho sempre vissuta da studente, da visitatrice, io che sono nata in “provincia” ho sempre amato quei vicoli stretti, mi sono innamorata con l’odore del caffè e ho pianto mentre guardavo il mare.

Io per quella Napoli e per la mia provincia ho lottato, per anni. Non riuscivo ad accettare il disfattismo dei miei coetanei, non riuscivo nemmeno a concepire la connivenza e la sordida accettazione che la camorra esista e che come tale va accettata. Io da questa città sono scappata, come si scappa da un grande amore quando ti fa troppo male.
La “stesa” di stamattina a Forcella, fuori una delle grandi eccellenze della zona, è l’ennesimo tradimento, l’ennesimo colpo al cuore, l’ennesima prova che la mia fuga era giusta, logica. Mi sono giustificata per la mia scelta, mi ripeto da stamattina “hai fatto bene, quella città non era il posto per te”.

Io sono una vigliacca, io che nella “terra dei fuochi” ci sono nata, io che ho visto morire troppe persone ho scelto di non morire lì e di prendere un’altra strada, trovare un’altra casa, innamorarmi di altri tramonti e cercare altrove le stelle.
Ma voi, voi che siete più coraggiosi e che siete rimasti, non fate come me. Non arrendetevi, continuate a lottare, urlare e piangere per quel grande amore.
Non accontentavi di quelli che vengono dopo, io sognerò sempre di svegliarmi e guardare il mare, voi potete trasformare il sogno in realtà.
