Fonte: NASA

L’anziano osservatore del cantiere spaziale

Perché un astronauta italiano sessantenne è andato nello spazio? Come molti di voi sono rimasto sorpreso nel vedere Paolo Nespoli salire su un razzo per tornare ancora a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Ma come, diciamo che bisogna lasciar spazio e avere fiducia nei giovani e poi dopo Samantha Cristoforetti spediamo in orbita un arzillo vecchietto?

Certo ha esperienza, è alla sua terza missione e darà il suo contributo a progetti importanti. Li ho letti e non ci ho capito una mazza, tutti acronimi improponibili (Lidal, Corm, Mini-Euso, Nanoros, ecc.) che identificano altrettanto incomprensibili attività scientifiche, come il caso di PERSEO: PErsonal Radiation Shielding for intErplanetary missiOns. Materie complesse, roba da quiz televisivo o da sedici orizzontale sul Bartezzaghi.

Ma la domanda rimaneva senza risposta, perché un anziano? Erano tutte attività che poteva fare anche un neolaureato in fisica con esperienza alla Palystation. Finché non mi sono imbattuto nel programma VIAGICS l’acronimo di: Vecchietti Italiani A Guardare I Cantieri Spaziali. Si tratta di un progetto ambizioso dell’Ente Spaziale Europeo legato alla futura colonizzazione della Luna e di Marte che prevede la costruzione di enormi stazioni spaziali permanenti.

Complice la crisi e l’allungamento delle aspettative di vita, l’Italia è diventato un paese con troppi vecchi e pochi cantieri. I nostri poveri anziani sono costretti a lunghe pedalate per raggiungere il cantiere più vicino senza più neppure avere la certezza di un posto in prima fila dietro le transenne. Per non parlare della banalità dei lavori, a parte qualche metropolitana e qualche palazzo di uffici si ritrovano ad osservare i soliti rattoppi di buche nell’asfalto o i semplici scavi per posare le linee telefoniche. Senza parlare poi della frustrazione di doversi confrontare con la manovalanza straniera, operai che non capiscono la lingua e che non sono in grado di beneficiare dei loro preziosi consigli sugli attrezzi da usare, le manovre da effettuare, le operazioni pericolose da evitare. Un know-how di generazioni che rischia di andare perduto.

Paolo Nespoli sarà il pioniere di una nuova frontiera, il primo anziano italiano a sperimentare il VIAGICS. Indosserà la sua tuta spaziale, passeggerà in orbita per posizionarsi alle spalle degli astronauti impegnati in lavori di costruzione e riparazione, impartendo consigli e dando indicazioni gratuite. Con i suoi dati biometrici e le sue preziose osservazioni gli scienziati dell’ESA metteranno a punto i dettagli per l’invio nello spazio di centinaia di anziani negli anni a venire.
Sarà un progetto economicamente sostenibile. Mandare per un anno un genitore nello spazio costerà meno alle famiglie che scaricarli nella classica casa di riposo “Anni Azzurri” e con il vantaggio di non avere l’obbligo di andarli a trovare nei fine settimana. Inoltre l’assenza di gravità aiuterà gli anziani a mantenere intatte le articolazioni ed evitare al sistema sanitario costose sedute riabilitative. Nello spazio poi le razioni alimentari degli astronauti saranno l’ideale per essere mangiate anche senza infilare la dentiera. Ma soprattutto l’anziano sarà di grande aiuto nelle ore morte al termine della giornata. Chi meglio di loro sa come impegnare attivamente quel tempo con epiche partite a briscola, a scopone scientifico o prodigandosi in eterne discussioni di politica e sport?

Un grazie quindi al nostro astronauta che in questi mesi con il suo lavoro puntiglioso a bordo della stazione spaziale cambierà per sempre il modo di vivere delle vecchie generazioni.
Perché come ebbe a dire il capo dell’ente spaziale europeo per convincere il direttore della Nasa dell’importanza di inviare nello spazio i nostri pensionati: “Il vero cantiere di tutto rispetto, è quello con l’anziano dietro il parapetto”.