Airbnb a Toronto

In spalla uno zaino da sette chili, in mano un valigione da venticinque. Il civico 244 di Rosemount Ave sembra quasi un miraggio dopo l’estenuante viaggio. Mi arrampico sulla scalinata che porta all’ingresso dell’appartamento con estrema fatica, trascinando la valigia per il manico (cosa che sconsigliano sempre di fare, ma sono un pigro di natura). Suono il campanello e mi accoglie la Venere nera. Capisco subito che c’è qualcosa che non quadra, la foto profilo su Airbnb della padrona di casa non combacia con l’affascinante presenza femminile che ho di fronte. “L’appartamento di Cynthia sta di sotto”. I miei sogni erotici si infrangono all’istante, goffamente ripercorro la scalinata al contrario e mi affaccio all’ingresso della vera abitazione.
Cynthia mi apre e penso subito, ancor prima di presentarmi, che come ripiego non è affatto male. Mi mostra frettolosamente la mia stanza e si rintana nella sua. Nei sei giorni in cui ho soggiornato lì l’ho vista due volte, una al mio arrivo, l’altra alla mia partenza. Nonostante questo ho avuto modo di constatare lo stato di salute della cara Cynthia e di come le piaccia farsi scopare lasciando incautamente i preservativi usati nel cestino del bagno.
L’appartamento (mi riesce difficile definirlo tale) è un basement osceno dove fatico a stare in piedi senza toccare il soffitto. La mia stanza è un loculo triste e sporco nonché privo di finestra. La valigia ci sta a fatica, a figura completamente stesa piedi e caviglie fuoriescono dal bordo inferiore del letto. Il resto del tugurio è commisurato alla merda della mia stanza, con fornelli da cucina popolare e una zona giorno dotata di impianto di riscaldamento industriale assordante che alimenta tutta la palazzina e che costringe a girare nudi per la topaia col sottopalla costantemente madido.
Preso dallo sconforto riguardo al volo l’annuncio su Airbnb e sì, non c’è niente da fare, Cynthia ha davvero un talento innato per la fotografia.

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