Le principali politiche energetiche Italiane dal 2013 al 2016

Estratto dal dossier L’Italia vista da Parigi a cura del Centro di Documentazione Conflitti Ambientali.

Con la ratifica dell’Accordo di Parigi l’Italia si è impegnata a lottare contro i cambiamenti climatici. Questo significa mettere in atto politiche energetiche che favoriscano lo sviluppo di tecnologie rinnovabili pulite e porre fine allo sfruttamento delle fonti fossili. La transizione energetica verso un’economia zero carbon richiede una programmazione politica precisa, con tappe intermedie che si allineano agli obiettivi di decarbonizzazione fissati a livello internazionale.

La seguente disamina di alcune delle politiche italiane degli ultimi anni in tema di energia e l’analisi dei dati relativi agli impatti di queste politiche è essenziale per capire se ci sia o meno continuità e coerenza tra gli impegni assunti a livello internazionale e le politiche nazionali.

ELIMINAZIONE (RETROATTIVA) DEGLI INCENTIVI AL FOTOVOLTAICO

Secondo il rapporto Greenitaly 2016 (3) pro- mosso da Fondazione Symbola e Unioncamere, nel mese di giugno 2016 la quota di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ha superato, in Italia, quella da fonti fossili. L’Italia vanta, tra le principali economie europee, la quota più elevata di contributo delle rinnovabili sul consumo interno lordo di energia elettrica, con un valore che è passato dal 6,3% del 2004 al 17,1% del 2014. A livello mondiale, l’Italia vanta invece il record, tra i paesi industrializza- ti, nella quota di fotovoltaico (8%) nel mix elettrico nazionale. Questi record sono stati possibili grazie ad una politica di incentivi per le energie rinnovabili implementati dal 2004 al 2013.

La situazione è drasticamente cambiata nel luglio 2013 quando sono stati eliminati gli incentivi al fotovoltaico, facendo registrare un drastico calo nel numero di nuovi impianti fotovoltaici che entrano annualmente in produzione. Secondo i dati ufficiali (4) del Gestore dei Servizi Elettrici GSE, nel 2012 i nuovi impianti erano più di 150.000, passati nel 2013 a poco più di 115.000, per poi dimezzarsi nel 2014 con circa 52.000 e diminuire ancora nel 2015 passando a circa 40.000. In altre parole, in totale i nuovi impianti realizzati nel 2015 sono meno di un terzo rispetto a quelli messi in funzione nel 2012.

Secondo quanto riportato sul Rapporto Statico Solare Fotovoltaico del 2015 del GSE, gli impianti entrati in funzione nel 2015 sono diminuiti del 23% circa rispetto al 2014, con una riduzione del 30% della potenza installata. La riduzione più evidente ha caratterizzato gli impianti a maggiore potenza. I rapporti statistici del GSE del 2014 e 2015 mostrano che il numero dei nuovi impianti con Potenza superiore a 200 kW è sceso da 450 nel 2013, a 117 del 2014 ed infine a 65 del 2015.

Il drastico calo nel numero di nuovi impianti con potenza superiore 200 kW è connesso alle politiche energetiche messe in atto dal governo, che invece che favorire questo settore ha messo in atto delle politiche volte a disincentivare il settore del solare. In particolare ciò è avvenuto grazie al Decreto Spalma Incentivi divenuto legge nel 2015, che ha stabilito che dal 2015 tutti gli impianti fotovoltaici con potenza nominale superiore a 200 kW non avrebbero più potuto usufruire degli incentivi già a loro assegnati.

Nel dettaglio, le aziende operanti nel settore avrebbero potuto scegliere una delle tre alternative:

• la riduzione dell’incentivo (calcolata in base al tempo residuo di incentivazione) e contemporaneamente l’allungamento del periodo di incentivazione di 4 anni;

• la riduzione dell’incentivo nel primo periodo ed un secondo periodo con un incentivo incrementato, mantenendo l’arco temporale immutato (ovvero di 20 anni);

• la riduzione dell’incentivo del 6 o dell’8% in base alla grandezza dell’impianto, mantenen- do costante il periodo di riferimento.

Riduzione degli incentivi per investimenti già effettuati

Indipendentemente dall’opzione scelta, le imprese si sono ritrovate ad avere una riduzione degli incentivi per degli investimenti già effettuati, nonostante le indicazioni europee di evitare i tagli retroattivi ai meccanismi di incentivazione alle energie rinnovabili (5). Inoltre l’adozione dei provvedimenti inclusi nel decreto Spalma Incentivi ha creato un problema di credibilità nei confronti delle aziende che avevano deciso di investire in Italia e che si sono ritrovate con le regole cambiate a metà del gioco.

Prima dell’adozione del decreto Spalma Incentivi, l’Associazione Assorinnovabili, che raggruppa più di 500 imprese attive in Italia e all’estero nel campo delle rinnovabili, ha espresso la propria contrarietà a tale decisione, argomentando che “andrebbe a ridurre ulteriormente e ingiustificatamente la profittabilità degli impianti fotovoltaici“ (6).

Assorinnovabili ha anche presentato un report (7) in cui ha descritto quali potrebbero essere i disastrosi effetti del Decreto Spalma Incentivi, tra cui il danno all’immagine dell’Italia, il congelamento dei progetti di sviluppo da parte degli investitori, il rallentamento della ripresa del paese a causa dell’impatto che la riduzione degli investimenti potrebbe avere sugli istituti di credito finanziari, pubblici e privati, che hanno massicciamente investito nel fotovoltaico e le ripercussioni occupazionali.

Settore fotovoltaico escluso da nuovi incentivi erogati nel 2016

Il settore del fotovoltaico è stato escluso anche dai nuovi incentivi proposti dal governo con il Decreto 23 giugno 2016 chiamato, appunto, Incentivazione dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili diverse dal fotovoltaico. Inclusi nella redistribuzione dei nuovi incentivi previsti da quest’ultimo Decreto sono invece i settori dell’eolico, idroelettrico, geotermico, biomasse, rifiuti e solare termodinamico.

SETTORE EOLICO

Dopo l’annuncio nel gennaio 2016 da parte del- l’Associazione Associazione Nazionale Energia del Vento (Anev) della grave crisi che stava attraversando l’Italia a causa del ritardo dell’adozione del Decreto Ministeriale 23 giugno 2016, che ha causato la fuga di numerose aziende e portato all’installazione nel 2015 di soli 295 MW di nuova potenza eolica istallata, il 23 giugno 2016 il governo ha stanziato 85 milioni di euro per 860 MW di eolico terrestre e 10 milioni per 30 MW di impianti eolici in mare. Numeri contestati dall’Anev, che racchiude circa 5000 operatori di settore e più di 70 società che lavorano nelle rinnovabili: il presidente Simone To- gni ha precisato in tal senso che a causa dei meccanismi di assegnazione degli incentivi i numeri citati dal decreto rappresentano valori massimali ai quali bisogna applicare un 30- 40% di ribasso. Inoltre per quanto riguarda l’eolico in mare, secondo l’Anev, non si avranno grandi sviluppi: i costi di realizzazione sono troppo elevati considerando gli incentivi proposti(8).

La maggior parte degli impianti eolici oggi esistenti si trovano in Sicilia, Sardegna, Puglia, Campania e Basilicata. Sotto la pressione di associazioni e comitati cittadini diverse regioni tra cui la Campania hanno presentato una serie di leggi e moratorie per rallentare lo sviluppo dell’eolico definito selvaggio sui propri territori. Le ragioni dell’opposizione della cittadinanza sono legate a questioni fondamentali come la mancanza di pianificazione energetica territoriale, di una regolamentazione adeguata per lo sviluppo del settore eolico e di meccanismi che assicurino ricadute economiche positive sul territorio. A fronte di un utilizzo intensivo delle installazioni eoliche, non esistono infatti strumenti di redistribuzione della ricchezza pro- dotta che possano generare ricadute economiche positive a livello locale (9). Nel caso del territorio campano l’assenza di pianificazione, di politiche energetiche generali e di strumenti di partecipazione ha portato, grazie alla formula dell'esproprio per utilità pubblica, alla creazione di un clima conflittuale tra gli attori coinvolti (imprenditoria, istituzioni e società civile) che ostacola la realizzazione di progetti realmente condivisi.

INCENTIVI ALLE BIOMASSE

Come già ricordato, il decreto del 23 giugno 2016 prevede lo stanziamento di incentivi anche per le biomasse. In particolare, vengono stanziati 105 milioni di euro per l'installazione di 90 MW di potenza, differenziati in base al ti- po di alimentazione dell’impianto. La scelta del- l'incentivo alle biomasse rappresenta però una questione controversa. I diversi tipi di combustibili ecologici (bioetanolo, biodiesel e biogas) possono essere ottenuti dalla fermentazione di varie tipologie di biomasse ricche di zuccheri e amidi come i cereali (ad esempio il mais), da materiali lignocellulosici, da piante oleaginose oppure dalla fermentazione di residui organici, presenti ad esempio nei rifiuti. Per quanto ri- guarda l’uso di biomasse vegetali, la creazione di colture dedicate non è da considerarsi una soluzione sostenibile, sia per l’impatto sociale che ambientale. Secondo uno studio redatto dal World Resources Institute le coltivazioni agricole intensive con finalità energetiche possono provocare grandi impatti ambientali come il peggioramento della qualità dei suoli e delle acque superficiali e sotterranee, grazie anche all’eccessivo ricorso a composti chimici(10).

Per quanto riguarda le biomasse legnose, la questione controversa riguarda il conteggio del- le emissioni. Nei calcoli delle emissioni di CO2 non basta considerare solo quelle prodotte durante il processo di combustione, ma è necessario includere anche le emissioni generate dal processo di disboscamento (in termini di mancata cattura di CO2 ma anche di rilascio di carbonio presente nel sottosuolo) e di trasporto (aumento di traffico legato al trasporto di biomassa verso gli impianti). Se è da considerare positiva la realizzazione di centrali a biomassa di piccole dimensioni, alimentate con residui di boschi e di segherie per il riscaldamento di piccole realtà locali, la realizzazione di grandi impianti alimentati con legname proveniente ad esempio dall'estero, come in molti casi avviene, comporta un surplus di emissioni di CO2 legato all’incremento del traffico per il trasporto. Ne è esempio il caso della Centrale ENEL del Mercure. Si tratta di una grossa centrale alimentata in passato a lignite e olio combustibile che, dopo anni di chiusura, è stata riconvertita in un mega impianto a biomassa legnosa.

Lo stanziamento di incentivi pubblici per questa tipologia di energia non è stata accolta bene, soprattutto dalle comunità impattate. L’incentivo alle biomasse potrebbe infatti rendere più conveniente coltivare un terreno ai fini energetici piuttosto che preservare l’attività agricola.

ANCORA IDROCARBURI

Con gli articoli 36, 37 e 38 del già citato decreto Sblocca Italia, il governo Renzi ha incoraggiato l’attività estrattiva per mezzo della formula di rito che identifica le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale “operazioni di interesse strategico” e di “pubblica utilità, urgenti e indifferibili.” Snellendo le procedure per ottenere le autorizzazioni, il governo ha depotenziato le autorità regionali, favorendo le grandi compagnie petrolifere. Nove consigli regionali si sono opposti alle decisioni del governo promuovendo il Referendum sulle Trivellazioni del 17 aprile 2016 per abrogare l’art. 35 del Decreto Sviluppo n. 83/2012, che concede la proroga automatica alle concessioni di estrazione in mare entro le 12 miglia dopo la loro scadenza e fino ad esaurimento dei giacimenti. L’obiettivo dei promotori del referendum era bloccare il rinnovo automatico delle concessioni per spingere il governo ad abbandonare le fonti fossili e conformarsi agli impegni assunti nell’Accordo di Parigi. Il governo Renzi, principale sostenitore del fronte del No all’abrogazione dell’art. 35, ha invitato i cittadini all’astensione, screditando in diverse occasioni l’importanza del voto popolare. Il referendum non ha raggiunto il quorum ma ha portato 13 milioni di cittadini ad esprimersi a favore del- l’abbandono delle attività estrattive in mare. Da allora, in barba alle rassicurazioni del governo durante la campagna referendaria, sono stati numerosi i nuovi progetti estrattivi approvati co- sì come le nuove piattaforme realizzate. In Sicilia Edison ed Eni stanno realizzando la nuova piattaforma Vega B, da affiancare a Vega A, la più grande struttura Off-Shore in Italia. Se al referendum sulle Trivellazioni avesse vinto il sì, con ogni probabilità la piattaforma Vega B sarebbe stata bloccata. Trovandosi nella zona di protezione delle 12 miglia infatti il rinnovo del permesso sarebbe scaduto nel 2022, senza possibilità di rinnovo. Un tempo troppo limitato per rientrare di un investimento di circa 100 milioni di euro (12).

A luglio 2016, il TAR della Regione Lazio bocciando il ricorso (13) presentato dalla Provincia di Teramo, da sette comuni abruzzesi e da altri due comuni marchigiani contro il Decreto VIA, Valutazione di Impatto Ambientale rilasciato a favore della Spectrum Geo, ha dato il via libera alle attività di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi, anche con airgun, per un tratto di costa adriatica di 30.000 kmq che interessa cinque Regioni, dalla riviera romagnola al Salento.

Con lo stesso procedimento, a settembre 2016, sempre il TAR Lazio ha rigettato il ricorso presentato dai Comuni calabresi e lucani con- tro il decreto VIA (14) rilasciato stavolta a favo- re di Enel Longanesi, che chiedeva di poter svolgere attività di ricerca nel Golfo di Taranto.

Avvantaggiata dalle politiche italiane anche la società australiana Global Petroleum Limited (Gpl) che, dopo essere stata autorizzata dal governo ad avviare l’iter di VIA, Valutazione di Im- patto Ambientale (15) per 4 permessi di ricerca idrocarburi nel mare in provincia di Bari e Brindisi nel 2014, nell’ottobre 2016 ha ottenuto il via libera grazie al decreto VIA rilasciato dal Ministero dell’Ambiente, nonostante la pressione della società civile che più volte ha espresso preoccupazione per i possibili impatti negativi dell’utilizzazione dell’airgun su fauna ed ecosistema (16).

Alla luce delle evidenze scientifiche esposte nel primo capitolo, che confermano la necessità di mettere fine all’utilizzazione di tutti i combustibili fossili, il rinnovo delle concessioni e il rilascio di nuove autorizzazioni da parte del Governo appaiono in stridente contrasto con gli impegni presi nel quadro dell’Accordo di Parigi e sono da considerare misure di aggravamento del problema del cambiamento climatico.

CARBONE: UN EVER GREEN

Bruciare carbone è la maniera più antica di pro- durre energia su larga scala; ma il carbone è anche il combustibile fossile che contribuisce di più al cambiamento climatico, producendo il 30% in più di CO2 rispetto alla combustione del petrolio e 70% in più rispetto alla combustione di gas naturale(17). Secondo i dati di Assocarboni, in Italia sono tuttora attive 12 Centrali di grosse dimensioni (18). Enel ha annunciato, lanciando il progetto Futur-E, il proprio impegno a realizzare un processo di riconversione di ventitré centrali presenti sul territorio nazionale (di cui tre alimentate a carbone), tra cui tuttavia non compaiono le più grosse e inquinanti come la centrale Torrevaldaliga Nord di Civitavecchia o la Federico II di Brindisi (19).

La già citata Legge n.9/2014, che ha convertito in legge il Decreto n.145 del 23 dicembre 2013 ha inoltre previsto l’erogazione di incentivi per 20 anni per realizzare una centrale a carbone nel Sulcis, in Sardegna, nonostante siano ormai ben note le conseguenze negative delle centrali a carbone sull’ambiente e sulla salute umana. Secondo il rapporto La nuvola scura sull’Europa pubblicato a luglio 2016 da Health and Environment Alliance — HEAL, Climate Action Network Europe — CAN, WWF e Sandbag, nel 2013 in Europa le emissioni delle centrali a carbone hanno causato più di 22.900 morti pre- mature, decine di migliaia di casi di malattie e costi sanitari stimati in 62,3 miliardi di euro (20). Tra le 30 centrali a carbone più impattanti, all’ottavo posto si trova la centrale Federico II di Brindisi e al dodicesimo posto la centrale di Torrevaldaliga nel comune di Civitavecchia.

INCENERITORI: PER UNA “MODERNA” STRATEGIA RIFIUTI

Il settore dei rifiuti è un altro settore strategico per la transizione verso un’economia a basso impatto di carbonio. Grazie all’impiego di metodologie efficaci nell’intera filiera di gestione di rifiuti è possibile infatti ridurre notevolmente la quantità di gas ad effetto serra immesse in atmosfera. A questo scopo, l’art. 4 della Direttiva europea 2008/98 relativa ai rifiuti (21) indica l’ordine di priorità per la gestione dei rifiuti al fine di ridurre le emissioni e gli sprechi di materiali: prevenzione, preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, recupero di energia, smaltimento. Nonostante il recupero di energia tramite inceneri- mento figuri sono come la penultima opzione, il governo italiano ha deciso di puntare tutto su- gli inceneritori. Grazie all’art. 35 dello Sblocca Italia viene promossa infatti la realizzazione di nuovi impianti di recupero di energia per lo smaltimento di rifiuti urbani e speciali. Nel decreto gli inceneritori vengono definiti “infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale”. Così come con le trivellazioni, anche tra- mite la promozione della creazione di una rete nazionale di inceneritori, lo Sblocca Italia cerca di depotenziare la capacità decisionale delle regioni e delle comunità locali, andando contro i principi di democrazia energetica, tramite la promozione di una maggiore verticalizzazione del potere.

La scelta di puntare su questa tipologia di smaltimento di rifiuti è critica da diversi punti di vista, primi fra tutti l’incremento di emissioni generate — così come tutti i processi di combustione, bruciare rifiuti determina il rilascio nel- l’atmosfera di CO2 — e i gravi impatti sulla salute umana associati all’esposizione alle sostanze rilasciate durante il processo di combustione (22).

La volontà di puntare su questo modello di smaltimento di rifiuti è confermata dal già citato Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 10 agosto 2016, pubblicato in gazzetta ufficiale il 5 ottobre 2016 (23) in cui sono indica- te le macro aree o le regioni dove verranno realizzati i nuovi impianti, in modo tale da rendere operativo quanto già stabilito nello Sblocca Italia. Gli otto inceneritori, da realizzare in Umbria, Marche, Lazio, Campania, Abruzzo, Puglia, Sicilia e Sardegna, permetteranno di incenerire 1.831.000 tonnellate di rifiuti in più all’anno rispetto ad oggi. Secondo le stime di Greenpeace per ogni tonnellata di rifiuto incenerito vengono prodotte 0,8 tonnellate di CO2. Utilizzando questa stima, il Forum Italiano dei movimenti per l’acqua (24) ha calcolato che i nuovi inceneritori provocherebbero nuove emissioni per 1.454.000 tonnellate all’anno di CO2. I nuovi inceneritori produrrebbero inoltre 450.000 tonnellate di scorie e ceneri, 545 chili di mercurio, 545 chili di tallio, 110 tonnellate di polveri sottili, 2.000 tonnellate di ossidi di azoto (25).

TRASPORTI: AVANTI STRADE E BUS

In base al rapporto ISPRA Inventario delle emissioni dei gas ad effetto serra, National Inventory Report 2016, dal 1990 al 2014 le emissioni di gas serra causate del trasporto su gomma sono aumentate del 3,2%(26). Nel 2014 le emissioni dovute al trasporto su gomma hanno rappresentato il 93,7% delle emissioni totali nazionali per il trasporto, ovvero il 28,9% delle emissioni del settore dell’energia e il 23,5% del- le emissioni totali del Paese. Vista l’importanza di questo settore per il bilancio delle emissioni di gas serra del nostro paese, sarebbe impor- tante sviluppare una strategia low carbon per la mobilità e le infrastrutture.

Ma purtroppo così non è. Alla fine del settembre 2016 FS — Ferrovie dello Stato ha presentato il suo nuovo piano industriale 2017–2026 (27). Il piano prevede investimenti per 94 miliardi in dieci anni, di cui 73 per le infrastrutture, 14 per i materiali rotabili e 7 per lo sviluppo tecnologico. Tra le linee di azione dell’azienda viene dato ampio margine al settore del trasporto su gomma, con la previsione di incrementare la flotta di BusItalia, l’azienda di trasporto su gomma del gruppo FS, con 3000 nuovi bus e l’obiettivo prioritario di incrementare la quota di mercato relativa alla gomma pubblica dal 6% attuale al 25% nel 2026.

Nel già citato Sblocca Italia il 47% dei fondi stanziati per le infrastrutture riguardano strade ed autostrade (28): le politiche di investimento su strutture stradali previste dal governo fungo- no evidentemente da stimolo e giustificazione a piani industriali di questo tipo e sono in contraddizione con gli impegni presi a Parigi, che prevedono anche lo sviluppo di politiche sostenibili nel trasporto pubblico.

Referenze:

(3) Rapporto Greenitaly 2016

http://www.symbola.net/assets/files/GreenItaly_WE B_DEF_1476952028.pdf

(4) Report Statistico Solare Fotovoltaico 2015.

http://www.gse.it/it/Statistiche/RapportiStatistici/Pa gine/default.aspx

(5) Posizione europea disponibile qui:

www.europa.eu/rapid/press-release_MEMO-13-948 _en.htm

(6) Il comunicato stampa dell’associazione è disponi- bile qui: http://www1.assorinnovabili.it/public/sitoaper/Press Room/Comunicati%20Stampa/2014/2014_11_Spal maincentivi.pdf

(7)Effetti disastrosi dello Spalma incentivi di Assorinnovabili http://www1.assorinnovabili.it/public/sitoaper/Press Room/Comunicati%20Stampa/2014/EFFETTI%20D ISASTROSI%20SPALMA%20INCENTIVI.pdf

(8) Intervista riportata su Terre di Frontiera, mensile indipendente su Ambiente Sud e Mediterraneo http://www.terredifrontiera.info/luglio-agosto-2016

(9) Attack Irpinia, la storia dell’Eolico Selvaggio in Irpinia è disponibile qui: http://www.attackirpinia.it/eolico-selvaggio

(10) Ripreso dall’Articolo di Andrea Cappelli e Silva- no Simoni L’oro verde: vizi e virtù dei biocarburanti pubblicato su Limes a novembre 2007

(11) Una descrizione dettagliata del Conflitto del Mercure è riportata qui: http://atlanteitaliano.cdca.it/conflitto/riconversione- a-biomasse-della-centrale-termoelettrica-enel. Per notizie continuamente aggiornate sulla questione invece è possibile consultare il blog No Centrale Mercure a questo link: https://pollinonocentrale.wordpress.com

(12) Un approfondimento sul Conflitto relativo alla Piattaforma Vega è disponibile qui http://atlanteitaliano.cdca.it/conflitto/piattaforma-pe trolifera-vega-di-edison

(13) Sentenza del TAR Lazio sul ricorso numero di registro generale 10066 del 2015. http://www.rinnovabili.it/wp-content/uploads/2016/ 07/Sentenza-Spectrum.pdf

(14) La procedura di VIA è reperibile qui:

http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Info/132 9

(15) La procedura di VIA è reperibile qui:http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Info/ 1418.

(16) Un approfondimento sul Conflitto relativo alla Ricerca di Idrocarburi Global Petroleum Limited è disponibile qui: atlanteitaliano.cdca.it

(17) Salvatore Altiero e Marica Di Pierri, Sviluppo, giustizia sociale e crisi ambientale, Gazzetta ambien- te n.3, 2015. Disponibile qui: http://www.ecologiapolitica.org/wordpress/wp-cont ent/uploads/2015/12/04-Altiero-Di-Pierri.pdf

(18) Fonte: Assocarboni

http://www.assocarboni.it/index.php/it/il-carbone/e nergia-elettrica-e-carbone

(19) Sul sito futur-e.enel.it la mappa delle Centrali a Carbone che Enel vuole riconvertire: https://www.futur-e.enel.it/it-IT/mappa_centrali

(20) Una sintesi del rapporto La nuvola scura sull’Eu- ropa è disponibile sul qui http://www.wwf.it/news/notizie/?uNewsID=24140

(21) Direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeso
 e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiu- ti e che abroga alcune direttive disponibile qui: http://www.sistri.it/Documenti/Allegati/Direttiva_200 8_98_CE.pdf

(22) La combustione di rifiuti rilascia inoltre nell’at- mosfera diversi tipi di altre sostanze chimiche che hanno degli impatti negativi per la salute umana.
 Per maggiori informazioni, leggere il rapporto di Gre- enpeace del 2003 Incenerimento e Salute Umana (http://www.greenpeace.it/inquinamento/incenerime ntoesalute.pdf) oppure consultare i risulati del Pro- getto Sentieri (http://www.epiprev.it/il-progetto-sentieri).

(23) Pubblicato in Gazzetta Ufficiale

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/10/05/16A 07192/sg

(24) I risultati dei calcoli effettuati del Forum dei Mo- vimenti per l’Acqua sono disponibili qui: http://www.carp-ambiente-rifiuti.org/?q=node/1759. I calcoli effettuati dal Forum sono però relativi a

1.818.000 tonnellate/anno in quanto svolti prima dei dati ufficiali di ottobre.

(25) I calcoli sulla produzione di scorie e altre emis- sioni oltre quelle di CO2 si basano sullo studio del- l’Arpa dell’Emilia Romagna Le emissioni degli ince- neritori di ultima generazione, disponibile qui: http://www.arpae.it/cms3/documenti/moniter/quade rni/03_emissioni.pdf

(26) L’Italian Greenhouse Gas Inventory 1990–2014. National Inventory Report 2016 redatto da ISPRA è disponibile qui http://www.sinanet.isprambiente.it/it/sia-ispra/serie- storiche-emissioni/national-inventory-report

(27) Piano Industriale di Ferrovie dello Stato disponi- bile qui: http://www.fsitaliane.it/fsi/Investor-relations/Piano-I ndustriale/Piano-Industriale-2017–2026

(28) Anna Donati in Rottama Italia, edizioni Altraeco- nomia a cura di Tomaso Montanari. http://altreconomia.it/prodotto/rottama-italia

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