LE DERIVE DELLA FORMAZIONE…

In quasi vent’anni di esperienza professionale nel management della formazione, spesso mi sono imbattuto in modelli interpretativi distorti, espressione di quelle insidiose trappole e tentazioni del mercato della formazione in grado di vanificarne nel tempo credibilità ed efficacia, come:
- la ricerca di innovazione dei metodi fine a se stessa o per sentirsi al passo con i tempi;
- la competizione verso un’originalità dei contenuti spesso priva di contenuti;
- la fascinazione per la retorica narcisistica di formatori capaci di fare “seguaci” e “adepti” ma non di generare apprendimenti organizzativi;
- l’atteggiamento “mordi e fuggi” di chi non si dà tempo e modo per comprendere il contesto e per diventarne un reale agente di cambiamento;
- l’adozione di un modello di management della formazione stile “corsificio” costruito sulle logiche di riferimento della school o pseudo-business school distante anni luce da come gli adulti apprendono sul lavoro.
Tra tutte queste potenziali derive della formazione, in questo contributo vorrei soffermarmi sull’ultimo punto, da me ritenuto il più importante e prioritario da scardinare.
L’ APPROCCIO CLASSICO ALLA FORMAZIONE
Il “corsificio”, approccio classico alla formazione, costruisce i suoi fondamenti sul modello di riferimento della scuola: il piano di formazione è costituito da corsi, ogni corso tratta un contenuto o più contenuti, una volta sviluppati questi contenuti si esauriscono.
La formazione introduce al project management, rafforza la gestione dei collaboratori, diffonde le logiche del miglioramento continuo.
Ripetere un argomento è ridondanza, è povertà di contenuti, è noia. Ad essere premiata è la varietà dei piani formativi, il rinnovamento anno dopo anno degli stessi e il maggior coinvolgimento possibile delle popolazioni aziendali.
I risultati raggiunti e l’impatto della formazione non ripagano però dell’investimento fatto.
Un nuovo modello di riferimento come quello dello sport, già ampiamente assimilato dal lessico inglese della formazione, ci consente di cambiare punto di vista e di guardare al Training in modo diverso, secondo un approccio che ne rispetti i tratti distintivi attraverso piani di formazione mirati e una maggiore attenzione ai “tempi ” e alle “forme” dell’apprendimento.
In questa prospettiva alternativa e/o integrativa, la competenza è pienamente riconosciuta come espressione di una capacità in azione da sviluppare e rafforzare con allenamento, pratica ed esercizio.
PARTIRE DAI FONDAMENTALI…
Prima di allenare, la formazione deve però costruire, creare in alcuni casi le fondamenta…
In ogni pratica, in ogni mestiere e in ogni arte esercitate a livello di eccellenza, si nasconde il possesso di molti di questi fondamentali.
Questi devono essere appresi, perfezionati e padroneggiati affinché si costruisca in un secondo tempo in palestra la pratica agita, quell’automatismo comportamentale indispensabile per diventare agire quotidiano.
Prima di imparare a vendere nelle palestre, sarà quindi necessario lavorare sui fondamentali, sulla comunicazione, la negoziazione, l’uso delle emozioni nelle relazioni.
Nelle palestra si farà poi pratica, esercizio sull’approccio, sulla comprensione dei bisogni del cliente, sulla presentazione della propria offerta, sulle euristiche della persuasione e sulla vendita emozionale.
I percorsi sui Fondamentali coinvolgono chiunque è alle prime armi, non costruiscono cultura generale ma lavorano sui comportamenti alla base di competenze complesse.
ALLENARE LE COMPETENZE…
Quando ci iscriviamo in palestra, ci aspettiamo cambiamenti di forma in una sola sessione di allenamento oppure mettiamo in conto diversi mesi di duro lavoro?
Adottare come modello di riferimento quello della palestra ci aiuta a cambiare cornice interpretativa.
Le palestre di formazione sono il contenitore dove sperimentarsi, i luoghi in cui è possibile praticare la competenza, laboratori esperienziali in cui tutto è concesso , dove è possibile sbagliare per imparare.
Si porta in aula la realtà affrontata tutti i giorni, si provano a vendere i propri prodotti/servizi, a gestire un proprio progetto affiancati dal docente, a migliorare e rendere lean i processi produttivi aziendali, il tutto per affinare una competenze acquisita, per mettere in pratica un fondamentale, per trasferire in aula apprendimenti e creare valore aggiunto per l’Azienda.
Le persone che si allenano ad una competenza, partecipano alle sessioni delle palestre con continuità, perchè l’apprendimento richiede esercizio, l’eccellenza perseveranza, il successo perfezione.
Il piano di formazione non si struttura su contenuti, ma su sessioni di allenamento, su livelli di sviluppo delle competenze differenti e su costanti momenti di richiamo formativo.
UN PRIMO PASSO…
La ricerca continua di soluzioni realmente coerenti con il modo in cui le persone apprendono nei contesti di lavoro è la risposta che come professionisti dobbiamo dare per sostenere il ruolo della formazione in Azienda, la sua credibilità e il suo pieno riconoscimento di strumento strategico di gestione e sviluppo del business.
Abbandonare la logica del corsificio, rappresenta un primo importante traguardo in questo cammino.