#travel2

Io viaggio da solo

Sono le tre di notte e non ho sonno.

Ho salutato poco fa una mia nuova amica, amica di amici, conosciuta qualche giorno fa in occasione della loro vacanza nella mia terra.

Dopo un estate torrida, afosa e sudereccia, questa e’ la prima vera serata estiva degna di nota. Non calda, non fredda, perfetta.

Non ho sonno e non ho voglia di tornare a casa. Sono seduto sul gradino di un negozio davanti alla stupenda cattedrale della mia città’ piena di intarsi e ghirigori in un’atmosfera da apocalipse now. Silenzio totale, venato dai rumori lontani dei ragazzi che rassettano i locali in attesa della nuova immersione di folla di domani.

Erano veramente moltissimi anni che non mi ritrovavo in un’atmosfera cosi intima in una piazza cosi grande. E’ talmente bella e inusuale che stento a credere di essere davvero solo.

Giornata piacevolissima. Mare, cena, col gruppo di amici di Beba (e’ cosi che chiamerò la mia nuova amica) passeggiata digestiva e saluti rituali prepartenza, la loro.

Fin qui nulla di strano, a prima vista magari anche un po palloso, ma c’è di più …un bel pò di più. Quel bel pò di più che normalmente non ti aspetti dal fare da guida turistica ad un gruppo malformato di amici improvvisati, uniti insieme solo dalla convenienza del dividere le spese di affitto della casa vacanze. Io li definisco “amici riempitivi”.

Non conoscevo nessuno di loro, solo “Antonia” (nome di fantasia anche questo), amica di Beba, una delle ragazze del gruppo con cui avevo scambiato un paio di telefonate di lavoro e che dalle foto del suo profilo fb trovavo interessante. Dopo l’aiuto iniziale nella ricerca della casa vacanze, arriva l’immancabile invito a “stare un pò con noi tanto la casa è grande e c’è posto anche per te”. Accetto di buon grado per un paio di giorni; sono tutte brave persone, gentili e disponibili (in vacanza è più facile esserlo). A proposito delle verità citate in #travel1, sapevo a cosa sarei andato incontro e non ne avevo una gran voglia ma la curiosità di conoscere Antonia era più forte della pigrizia.

Il “bel pò di più” inizia la sera del 10 di agosto, la notte delle stelle cadenti, trascorsa nella baraonda notturna dello stesso stabilimento balneare che ci ha ospitato per tutta la giornata, trasformatosi, magicamente, dopo le 6 di pomeriggio in un distributore di birra e mojito a cielo aperto vista tramonto con diggei e musica lounge a palla.

Verso l’una di notte, complice il caldo torrido e una pinta di birra, decido di farmi un bagno rinfrescante e chiedo chi dell’allegra brigata volesse farmi compagnia; con mia grande sorpresa è Beba a farsi avanti e insieme, dopo aver ripristinato la situazione costume da bagno, entriamo nell'acqua calda e scura illuminata in superficie dai fari dello stabilimento.

Beba è una donna della mia età, mese più mese meno, (siamo nella 40's zone) molto alta, forse un paio di centimetri meno alta del mio metro e ottanta, corposa ma non corpulenta, formosa ma non grassa, si può definire complessivamente una bella donna anche se non rischieresti un tamponamento per girarti a guardarla per strada. La definirei “gustosamente sostanziosa”. Moderatamente timida, non parla tanto, solo quando è giusto che lo si faccia dicendo cose intelligenti e coerenti con se stessa e con l’oggetto del discorso.

L’accompagno prendendola per mano, non si vede gran che e gli scoglietti sono sempre in agguato. Superiamo insieme il brividino iniziale dell’impatto e, con una buona dose di coraggio, ci tuffiamo per completare l’opera.

Se si potesse decidere quale forma dare al proprio paradiso dopo il trapasso, darei sicuramente la forma, la temperatura e i colori di quel momento, un liquido amniotico caldo e buio in cui galleggiare senza tempo, come la vasca di deprivazione sensoriale in cui William Hurt si immergeva in “Stati di allucinazione”.

Si nuota, si ride, si scherza e, come se una sveglia avesse suonato nella testa di entrambi, all'improvviso ci ritroviamo abbracciati. Un abbraccio lungo, intenso, senza secondi fini. Cuore su cuore, cullati dalle leggere correnti calde (il fondo si toccava a malapena con le punte dei piedi) e la suadente musica di Stronger than pride di Sade in sottofondo, come se il diggei ci avesse visto e l’avesse schiacciato il Play in sincrono con noi.

Non ci siamo mossi per diversi minuti da quella posizione. Il calore, lo sfregamento dei nostri corpi lubrificato dall’acqua hanno dato il benvenuto agli inevitabili “effetti collaterali” emozionanti e inaspettati fino a qualche minuto prima.

L’immobilità si è trasformata in un movimento sussultorio lento, un massaggio total body reciproco dei nostri due corpi praticamente nudi, viste le sottili paratie elastiche dei nostri costumi, che non hanno impedito che le nostre “emozioni” si incontrassero da molto vicino e da molto vicino facessero naso-naso-ciglia-ciglia, tanto da farla esplodere in un tripudio di “gioia” una, due, tre, quattro volte, scandite da una stretta sfonda-collo delle braccia, un brivido che sentivo come fosse mio e da un gemito diaframmatico impercettibile che potevo sentire solo io.

Nessuna parola, i nostri corpi parlavano e decidevano per noi, con noi, noncuranti della ciurmaglia che, a pochi metri di distanza, continuava a pestare la sabbia a piedi scalzi con un mojito in una mano e il bastone per i selfie nell’altra.

Usciti dall’acqua, dopo molto tempo, un grande asciugamano ha abbracciato me e lei insieme, asciugandoci in silenzio. Nessuno dei due ha proferito parola, questa volta il compito di comunicare era destinato agli occhi che dichiaravano lo stato di grazia di entrambi e il dispiacere per l’imminente arrivo degli amici zompettanti del gruppo. Mi piace pensare che come me, neanche lei abbia detto nulla per evitare di dire qualcosa di veramente stupido che rovinasse quel bellissimo momento.

Le vacanze, si sa, finiscono e anche per Beba e Antonia la vacanza è arrivata al termine tra divertimento, maltempo, buon cibo e posti nuovi visti, fotografati, videoripresi uozzappati e feisbuccati.

Il bagno dei sensi, come l’ho coniato nei giorni successivi, ha sicuramente cambiato l’approccio tra me e Beba, lasciata più tranquilla dall’amica del cuore e libera di approfittare di qualsiasi momento per appartarsi con me e strappare un bacio di nascosto dal gruppo. Si, di nascosto. Tutti e due abbiamo capito il desiderio di discrezione dell’altro oppure, entrambi volevamo proteggere quei momenti bellissimi, credo, irripetibili. E’ un dubbio in cui non mi crea problemi rimanere.

Dopo la passeggiata digestiva e la buonanotte a tutti il tagliando del parcheggio, da apporre sul parabrezza della macchina per la mattina successiva, ci ha regalato gli ultimi minuti insieme e un ultimo abbraccio lungo e silenzioso, anche se questa volta nostalgicamente di addio.

Il suo desiderio di continuare ad “abbracciarci” anche dopo la vacanza non è fattibile per la distanza e per la mia scarsa propensione alle relazioni sentimentali. Spero di essere stato dolce e di non averle fatto del male. E’ una cosa che non voglio, mai, per nessuno. Mi ha scritto che è stata una vacanza magica, NON dimenticabile e che è stata anche un pò felice ed io sono felice di averle regalato dei momenti di felicità come lei li ha regalati a me.

Oramai sono le 4.00 e mentre scrivo mi torna in mente il film “Io ballo da sola” di Bertolucci, con la scena di una giovanissima Liv Tyler che balla con il walkman alle orecchie al ritmo di “Rockstar” degli Hole. (Non è un errore, ho scritto walkman, quello con le cassette, all’epoca non c’era ancora l’ipod, grazie Steve, stay fooley ecc. ecc. ).

In questo momento mi sento come lei che balla da sola nel dubbio di aver fatto o di non aver fatto bene. Ho ancora in bocca e nella mente il buon sapore dei bei momenti passati insieme. Ma gli errori del passato insegnano tanto e quando non si è pronti non si è pronti. Ed io non sono pronto, mio malgrado.

Per il momento …. IO VIAGGIO DA SOLO ….

ToT

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